Lo strano caso della Corea del Nord, il paese affamato che sopravvive solo grazie agli aiuti occidentali, ma minaccia attacchi nucleari contro chi lo aiuta

Corea del Nord, chi ha interesse a mantenerla?, La Nuova Bussola Quotidiana, 11 aprile 2017

Per farsi un’idea di quanto sia strano tutto ciò che gira attorno al caso della Corea del Nord,  fino ai suoi lanci di missili a lungo raggio e fino alle sue recenti minacce nucleari al Giappone e agli Stati Uniti, è utile prendere le mosse da alcuni dati di fatto. La Corea del Nord è un Paese di circa 25 milioni di abitanti, con reddito pro capite annuo di circa 696 dollari ( di poco superiore a quello dell’Etiopia ma inferiore a quello del Nepal, tanto per fare qualche esempio). Non è autonoma dal punto di vista alimentare, e non ha i mezzi per comprare quanto le manca sui mercati internazionali. Circa il 70 per cento della sua popolazione non ha perciò accesso al cibo in modo stabile e regolare, e il 28 per cento dei bambini sotto i cinque anni di età soffre di malnutrizione. Quasi un terzo della sua popolazione riesce poi a sfamarsi solo grazie ad aiuti che le giungono dall’estero, quasi esclusivamente da ong occidentali, tra cui in primo luogo l’inglese Oxfam, uno dei giganti del settore, che a tal fine dispone stabilmente sul territorio nordcoreano di una rete di depositi e di una flotta di autocarri per rifornirli.

A quanto si apprende dal suo sito ufficiale, dal 1997 la Oxfam è impegnata nella Corea del Nord in programmi umanitari, in programmi di aiuto allo sviluppo, in programmi di aiuto alimentare e in consulenza all’incremento della “produzione alimentare sostenibile”. E cose del genere fanno anche altre ong occidentali. Viene così dato indiretto ma determinante sostegno a un regime dittatoriale ereditario (l’attuale dittatore Kim Jong-un è il nipote del fondatore del regime) che ha trasformato la Corea del Nord in un gigantesco campo di lavoro forzato, dove fra l’altro i cristiani vivono in una condizione di martirio di massa.

E’ questo il Paese che…per grazia ricevuta lancia razzi nel mar del Giappone e minaccia fuoco e fiamme contro gli Stati Uniti. E gli Usa fanno finta di crederci tanto da mettere in campo la “Carl Vilson”, una portaerei da oltre 100 mila tonnellate su cui è imbarcato uno squadrone  di 90 tra bombardieri e elicotteri d’assalto. Quando invece basterebbe sottoporre l’afflusso di aiuti alimentari  a precise condizioni per mettere in poco tempo il regime in crisi, senza fare alcun uso della forza militare con tutti i rischi che comporta.

E’ evidente  che i missili balistici e gli ordigni nucleari della Corea del Nord non sono un rischio per nessuno se non per il regime e per gli abitanti dello sfortunato Paese. Gli Stati Uniti hanno tutta la forza che basta e avanza per neutralizzare tempestivamente gli uni  e gli altri. Invece, grazie ad aiuti alimentari che vengono a piene mani dall’Occidente, e potendo contare su un sia pur declinante sostegno diplomatico della Cina, il regime tuona e sopravvive.

Come tutto questo è possibile, e soprattutto a chi giova mantenere in vita questo regime? Alla ricerca di una risposta va innanzitutto considerata la Corea del Sud — oltre 50 milioni di abitanti e 27.195 dollari di reddito pro capite nel 2015 —  separata dalla Corea del Nord da un confine “provvisorio” all’altezza del 38° parallelo che dura dal 1953.  Essendo i due Stati frutto di una partizione risalente all’epoca del confronto Usa/Urss, dunque ormai storicamente superata, il crollo dell’attale regime farebbe cadere la Corea del Nord nelle braccia riluttanti della Corea del Sud.  Accadrebbe cioè qualcosa di simile a ciò che accadde in Germania dopo la caduta del muro di Berlino, con la differenza che da sola la Corea del Sud né vuole né può farsi carico del risanamento economico sociale della sua “Germania Est”.

In questo quadro, essendo comunque la situazione della Corea del Nord sempre meno sostenibile, ci sono anche degli osservatori i quali sostengono che i missili nordcoreani lanciati nel Mar del Giappone più che una minaccia siano dei paradossali…bengala di richiesta di soccorso.  Anche se questo ci sembra  un po’ troppo, resta però il fatto che il problema nordcoreano va affrontato  prima che la situazione degeneri in modo catastrofico. E chi può farlo sono gli Stati Uniti e la Cina. Non però a colpi di portaerei, ma con una politica coordinata, e con il doveroso contributo della Corea del Sud.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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