Legge elettorale: perché in Italia è così importante

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 16 maggio 2017

Sulla cruciale questione della nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum bis, si è giunti ieri in Italia allo scontro diretto tra il governo in carica e lo stesso Partito Democratico, Pd, forza principale della maggioranza che lo sostiene. L’ufficio di presidenza del gruppo Pd ha infatti deciso all’unanimità di votare contro il testo base presentato dal governo in commissione. Il Pd farà quindi una sua proposta che prevede il 50% di collegi uninominali e il 50% di proporzionale, un sistema senza preferenze e con una soglia di sbarramento del 5%. Alleatosi per l’occasione con la Lega Nord di Matteo Salvini, il Pd ha affossato il progetto ritenendolo non abbastanza “maggioritario”. A fronte di ben 31 diverse proposte di legge sulla materia il governo Gentiloni aveva presentato quello che veniva definito un testo “minimalista” confidando in un sì “tecnico”  del Pd, per procedere con la fase successiva degli emendamenti. Contro il progetto, definito di tipo proporzionale (termine che ha un senso negativo nell’attuale linguaggio politico italiano), si era espresso Matteo Renzi in persona dicendo: “Non potremo mai accettare che si arrivi a fare una legge elettorale tutta in soccorso ai piccoli partiti: no al Cespugliellum”.

Per capire la specifica importanza politica che hanno in Italia le leggi elettorali, e quindi gli scontri che sempre caratterizzano il loro dibattito, occorre tener presente un aspetto tipico del sistema istituzionale italiano che col tempo si è trasformato in un grave difetto. In  Italia vige il sistema parlamentare puro: il popolo elegge il Parlamento, e questo elegge poi il governo, che dura in carica fino a quando perdura in Parlamento la maggioranza che gli ha dato la fiducia. E’ un sistema che presuppone la formazione di maggioranze parlamentari forti e stabili, riflesso di un Paese che oggi non esiste più. In Italia, come ormai anche in tanti altri Paesi, la società è instabile e molto frammentata: perciò gli elettori eleggono Parlamenti che di tale instabilità e frammentazione tendono a essere un riflesso. Da ciò derivano governi deboli e instabili, il che è sempre meno sopportabile nel tempo in cui viviamo. La soluzione più democratica del problema sarebbe quella di far eleggere il primo ministro (capo del governo) direttamente dal popolo, dandogli così la possibilità di negoziare da una posizione solida con un Parlamento naturalmente instabile e frammentato per i motivi che si dicevano. In Italia invece i partiti non hanno voluto che si imboccasse questa strada, che avrebbe portato a una riduzione del loro potere, preferendo la via, assai meno democratica, dell’elezione del Parlamento con metodo non proporzionale (= numero dei seggi in proporzione al numero dei voti ricevuti dagli elettori) bensì “maggioritario”. In forza di quest’ultimo metodo al partito o alla coalizione che hanno raccolto la maggioranza relativa dei voti degli elettori viene assegnata la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Le conseguenze negative di tale stato di cose sono due: da un lato le Camere finiscono per non essere più organismi di effettiva rappresentanza democratica del popolo, e dall’altro attorno alle leggi elettorali la battaglia è continua. Ogni partito  e ogni coalizione che ne hanno la forza tendono  non appena possono a rifare la legge elettorale in senso a loro favorevole. E questo è ciò che sta accadendo anche adesso mentre ci si avvicina al 2018, quando il Parlamento in carica giungerà alla sua naturale scadenza (a meno che non venga sciolto anche prima).

Tutto ciò spiega lo scontro politico campale attualmente in corso a Roma. Anche se il testo base  che il governo voleva far approvare non veniva considerato già definitivo,  Renzi l’ha fatto bocciare temendo che un eventuale voto favorevole di Forza Italia trasformasse il sì “tecnico” in un sì politico. Forza Italia per parte sua cerca di far leva su questo braccio di ferro tra il governo e la sua stessa maggioranza dicendosi pronta a votare con il Pd una nuova e diversa legge elettorale purché questa sia più “proporzionale”. A Roma non si parla d’altro, mentre in tutto il resto del mondo succede quel che succede.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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