Mons. Negri e la strage di Manchester: quello che ha detto e quello che hanno voluto fargli dire

Il Sussidiario e quelle critiche sovietiche a monsignor Negri, La Nuova Bussola Quotidiana, 27 maggio 2017

Sembra purtroppo che la grande facilità nella comunicazione, che caratterizza il nostro tempo, invece di essere di aiuto paradossalmente sia troppo spesso di ostacolo all’ascolto dell’altro. Lo conferma il caso di alcuni commenti, pubblicati su ilsussidiario.net alla profonda e intensa lettera dal titolo “Poveri figli della società che non riconosce il Male”, che l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Luigi Negri, ha scritto sulla Nuova Bussola Quotidiana rivolgendosi alle giovani vittime del recente attentato di Manchester.

Senza prestare alcuna attenzione per quanto egli ha voluto affermare, se ne prende spunto per ribadire qualcos’altro; se non per ingraziarsi qualcuno di cui non possiamo sapere. Mi dispiace che una mentalità così mondana dilaghi anche fra di noi cristiani, anche dentro la Chiesa. Essendo nato e cresciuto in un ambiente molto “laico”, ed essendo giunto realmente alla fede non da bambino, per questo dono che ci è stato dato, per la Chiesa, un miracolo senza pari nella storia, ho più che mai una stima, anzi un’ammirazione che viene prima di ogni altra cosa.  Sono stato educato — non c’è bisogno che dica da chi —  a un grande rispetto per il Papa e per i vescovi. Perciò sono immediatamente allergico al pregiudizio, alla critica affrettata, alla mancanza di rispetto per chiunque sia al servizio dell’unità della Chiesa. Dall’alto al basso e  per ogni dove: dal Papa al vescovo e al parroco, nella Chiesa istituzionale come nei movimenti, in primis in quello che è casa mia. Tutto questo a prescindere dalla sintonia immediata con ognuno di questi vari punti di riferimento. Se la sintonia è totale e immediata è molto bello e ne sono molto  contento, ma se non lo è va bene lo stesso. Il tempo ci dirà chi si sbaglia, e può accadere che le nostre personali sconfitte siano tanto provvidenziali quanto le nostre personali vittorie. Ho la ventura di aver avuto amici di gioventù e compagni all’università poi divenuti vescovi e anche cardinali, ma per me la loro consacrazione episcopale viene oggi molto prima di ogni precedente familiarità.

Per tutti questi motivi, sia per i modi sia per il contenuto, mi spiace molto quel che in questi giorni ho letto su ilsussidiario.net a proposito di mons. Negri. In un caso addirittura nello stile molto “sovietico” che consiste nel polemizzare con una persona senza farne esplicitamente il nome ma citando fra virgolette passaggi testuali di un suo scritto certamente noto a chi legge. L’elemento comune di tali critiche è una confusione di piani la quale invece in “Poveri figli della società che non riconosce il Male” non si registra affatto. Si presume che per mons. Negri la povertà umana dello spettacolo cui si assisteva nella Manchester Arena in certo modo e in qualche misura giustifichi il gesto dell’attentatore suicida e omicida nonché dei suoi complici.

Per rendersi conto di quanto falsa sia tale presunzione basta andarsi a leggere di persona — senza accontentarsi del sentito dire —  il commosso compianto sulla vita e sulla morte violenta, inattesa e  prematura delle per lo più giovani vittime, che l’Arcivescovo ha scritto. Un compianto che nello stesso tempo è un giudizio addolorato sul mondo in cui erano nate e cresciute, la cui cultura è facilmente desumibile dallo spettacolo cui avevano desiderato assistere, e dai modi con cui l’ambiente attorno a loro ha reagito alla tragedia: con la “retorica di chi non ha niente da dire di fronte alle tragedie perché non ha niente da dire di fronte alla vita”. Al  sentimentalismo senza speranza né respiro della consueta distesa di mazzi di fiori, di lumini e di pupazzi di peluche, l’Arcivescovo risponde da uomo di fede e di preghiera richiamando, fedele al suo compito di pastore, a qualcosa di ben più profondo: al rispetto per quelle “vite falciate dal demonio, ma anche per la verità”.

Tra i commenti equivoci e talvolta ingiuriosi di mons. Negri,  che purtroppo Ilsussidiario.net ha pubblicato, mette particolare tristezza quello dal titolo “«Venuti al mondo indesiderati»/Si può in nome della «cultura» giustificare i terroristi di Manchester?”. Mette particolare tristezza in primo luogo perché dalla sua lettura si apprende che il suo autore è un sacerdote. E in secondo luogo per una lunga e ingiustificata digressione sulla condizione dell’anziano fragile: una digressione che non avendo nulla a che vedere con l’oggetto della questione sembra avere un carattere un po’ ossessivo. L’autore dice di aver scritto spinto dal disagio “fino all’orticaria” suscitato in alcune liceali di  sua conoscenza dalla lettura dell’intervento di mons. Negri. Non ci resta che consigliare a queste liceali di farsi curare l’orticaria da qualcun altro.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a Mons. Negri e la strage di Manchester: quello che ha detto e quello che hanno voluto fargli dire

  1. pelo ha detto:

    Leggo “vite falciate dal demonio, ma anche per la verità”.
    Ma prima di sbottare che Mons. Negri se le va proprio a cercare e che il sempre lucido Ronza stavolta proprio non ci ha preso, vado a leggere il testo originale.
    Errata corrige rasserenante:
    “vite falciate dal l ‘ o d i o d e l demonio, ma anche per la verità”.
    E il sollievo è tale che la lieve involuzione uno nemmeno la nota.

  2. Alberto ha detto:

    Al netto delle polemiche fra ciellini carroniani e anticarroniani (sussidiarionet vs lanuovabq), il testo di mons. Negri è orribile. Non vi è un briciolo di pietà e di amore verso i morti di Manchester, ma solo un’arrogante j’accuse contro la società occidentale, condita da affermazioni davvero agghiaccianti: “venuti al mondo, molte volte neanche desiderati”, “nessuno vi ha dato ragioni adeguate per vivere”, “morti così, quasi senza ragione come avete vissuto”, “nelle chiesa cattoliche si celebrano i funerali di Dio”, “vi consolerò di questa vita sprecata”. Un delirio di un uomo che, forse a causa del pensionamento, ha perso i punti di riferimento minimali della fede cristiana, sempre che li abbia mai avuti e non abbia sostituito alla fede un’ideologia e al regno di Dio la forma storica della cristianità.
    Meglio di me altri hanno scritto per confutare la becera sicumera di Negri:

    1) il teologo Andrea Grillo: http://www.cittadellaeditrice.com/munera/una-lettera-a-mons-negri-la-nostalgia-antimodernista-e-violenta-di-una-societas-perfecta/

    2) il giornalista Francesco Antonioli: http://francescoantonioli.it/2017/05/23/giovani-manchester-le-piccole-botteghe-degli-orrori-ecclesiali/

    3) Don Marco Statzu: https://maioba2.blogspot.it/2017/05/la-gioia-e-sempre-di-dio-la-tristezza.html?m=1

    • Robi Ronza ha detto:

      L’antologia di testi da lei segnalata, caro Alberto, mi richiama alla memoria i capponi di Renzo di cui il Manzoni scrive in una famosa pagina del III capitolo de “I promessi sposi”.
      Non appena nel nostro Paese un uomo di Chiesa prende posizione su qualcosa, subito un buon numero di cristiani compatibili con la cultura dominante si precipita a prenderne le distanze. E’interessante notare — osserviamo per inciso — che non accade mai il contrario: mai si registra un’analogo corri, corri in senso inverso.
      Nella situazione in cui siamo, con i cristiani emarginati se non esclusi da tutte le tribune che contano, non sarebbe meglio che questi ben pensanti usassero delle loro entrature nell’ordine costituito per lanciare messaggi positivi al resto del mondo invece che volgersi innanzitutto contro altri cristiani? Dicano che cosa pensano loro invece di perdere tempo a parlar male di quel che pensano gli altri.
      Basta poi con la storiella dei carroniani e degli anticarroniani. E’ un’invenzione polemica che non è di aiuto per nessuno, nemmeno per chi se l’è malignamente inventata.
      RR

  3. Alberto ha detto:

    Egregio Ronza,
    che le posizioni di Carron non siano accettate da tutti nel movimento e che alcuni lo accusino di aver tradito l’impostazione di Don Giussani è un dato di fatto che non mi sono inventato io. Quanto a Negri, se un fratello, ancorché vescovo, sbaglia è giusto che glielo venga fatto notare.

  4. Alberto ha detto:

    E poi cosa vuol dire “compatibili con la cultura dominante”? Lei, come Mons. Negri,etichetta le persone senza però entrare nel merito di ciò che ha scritto il prelato e delle critiche che gli sono state rivolte; o deve valere il detto “usi ad obbedir tacendo”? Soprattutto quando il giornale su cui viene pubblicato il testo di Negri si distingue per i virulenti attacchi contro il Pontefice e contro tutti coloro che hanno un’impostazione teologico / pastorale diversa da Cascioli? Vogliamo fare l’elenco di tutti coloro che sono stati duramente criticati da questo sito livido e livoroso? E poi parliamo dei capponi di Renzo?

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