Legge elettorale: per quali vere ragioni

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 6 giugno 2017

Ciò che sta accadendo in questi giorni in Italia conferma quanto sia meglio che i governi vengano eletti direttamente dal popolo, e non dai Parlamenti. In Italia il governo viene eletto dal Parlamento e resta in carica finché conserva la “fiducia”, che può perdere in ogni momento; non appena cioè nelle Camere si forma  una maggioranza contraria a chi sta governando.  In una situazione del genere per avere governi stabili occorrono in Parlamento maggioranze ampie e stabili, oggi raggiungibili solo a patto di deformare la volontà popolare. Questo spiega perché in Italia il progetto di una nuova legge elettorale ha innescato una convulsa e complessa trattativa politica fra i partiti maggiori: per la necessità cioè di concordare tale deformazione in modo “equo” rispetto agli interessi di ognuna delle parti in causa.

Ieri, giorno che in Italia non era festivo, la Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati ha infine varato il progetto di nuova legge che vede l’accordo del Pd, del Movimento 5 Stelle, di Forza Italia e della Lega Nord: partiti che nel loro insieme hanno l’80 per cento dei saggi. Oggi la Camera dovrebbe votare sul progetto. Gli strumenti adottati per deformare la volontà popolare sono in sostanza due: da un lato il “premio di maggioranza”, in forza del quale il partito o la lista elettorale di coalizione, che ottiene la maggioranza relativa dei voti del popolo, conquista la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento; dall’altro lato la “soglia di sbarramento” in forza della quale i partiti che non raggiungono una certa soglia minima di voti popolari  restano fuori delle Camere. Ne consegue che i partiti i quali prevedono di non raggiungerla sono spinti o a raggrupparsi o a confluire in partiti maggiori.

Nel progetto di legge ora all’esame alla Camera dei Deputati si gioca la carta  della soglia di sbarramento, che è fissata al 5 per cento.  Dell’introduzione del premio di maggioranza non si è parlato più da quando è apparso chiaro che nessuno poteva sperare di raccogliere almeno il 40 dei voti, ovvero la percentuale minima che può ragionevolmente giustificare l’agognato “premio”. Il nuovo Parlamento italiano sarà formato  per il 40 per cento da parlamentari eletti col sistema maggioritario e per il 60 per cento da parlamentari eletti col sistema proporzionale. Si parla di “modello tedesco”, ma in effetti del presunto modello tedesco c’è ben poco, innanzitutto perché non è possibile il  voto disgiunto, e perché l’elettore non avrà la possibilità di dare voti di preferenza. Gli elettori insomma potranno scegliere tra i vari partiti, ma non quale dei candidati mandare in Parlamento.

Venerdì scorso, 2 giugno, in Italia era festa a commemorazione del 2 giugno 1946, quando per referendum popolare la Repubblica italiana nacque sulle ceneri del Regno d’Italia travolto dalla guerra e dalla complicità con il fascismo. Ne è derivato un “ponte” che ha consentito ai partiti maggiori di perfezionare a porte chiuse i loro accordi in vista del dibattito e del voto sulla nuova legge. Può darsi che qualcosa ancora cambi, ma ciò cui si punta è però comunque chiaro: si punta alla creazione di un sistema in cui il potere è quasi soltanto nelle mani di un…comitato di salute pubblica formato dalle direzioni centrali dei quattro partiti maggiori. Con il voto il popolo può solo stabilire il peso rispettivo di ciascuna delle direzioni centrali dei quattro partiti maggiori in tale “comitato”. Tutti gli altri partiti sono sotto il 5 per cento dei consensi; dunque o accettano di sparire lasciando che i loro elettori votino per altri o non vadano a votare, oppure devono aggregarsi in nuove formazioni fatalmente molto divise al loro interno.

In caso di scioglimento anticipato delle Camere con la nuova legge si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento nell’autunno del corrente anno; oppure nella primavera dell’anno venturo, alla naturale scadenza dell’attuale legislatura. Dai sondaggi sulle intenzioni di voto risulta che il Pd di Matteo Renzi e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo sono attualmente circa alla pari, con percentuali attorno al 28-29 per cento dei consensi. Segue la Lega Nord con circa il 13 e poi Forza Italia con circa il 12,5 per cento.

I tre leader, Matteo Renzi, Luigi Di Maio, luogotenente di Beppe Grillo, e Silvio Berlusconi puntano ad arrivare all’approvazione definitiva della legge entro l’8 luglio. Seguirebbero lo scioglimento anticipato delle Camere in agosto, votazioni in settembre (il 10 o il 24 del mese), nuovo governo e avvio del dibattito sulla legge di bilancio 2018.  Con quale premier? Matteo Renzi o Luigi Di Maio secondo chi uscirà vincitore dalle votazioni.

Questa tabella di marcia, per opposti motivi caldeggiata sia da Renzi che da Di Maio, non tiene però conto di due ostacoli non da poco. Uno è che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, cui compete di decretare lo scioglimento anticipato delle Camere, non intende affatto  scioglierle ma preferisce che giungano alla loro scadenza naturale nel febbraio 2018. L’altro è che il piccolo partito di Angelino Alfano, alleato del Pd ma inferocito per la prospettiva della soglia di sbarramento al 5 per cento (che lo metterebbe fuori gioco), minaccia di votare al Senato contro la nuova legge.  E se così fosse la nuova legge potrebbe non passare.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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