L’assedio a DonaldTrump, il successo di Jeremy Corbyn e il naufragio in Italia della nuova legge elettorale: il “filo rosso” è la crisi della democrazia

La democrazia messa in crisi dai servi digitali, La Nuova Bussola Quotidiana, 10 giugno 2017

A prima vista la persistente mobilitazione dell’establishment americano contro Trump, lo scarso successo (anche se non la sconfitta)  di Teresa May alle elezioni britanniche dell’altro ieri, e la triste fine della pantomima della legge elettorale in Italia, silurata in segreto dal voto  contrario di aveva detto in pubblico di volerla sostenere, sono vicende che non hanno niente in comune. Se però le si vanno a considerare più da vicino si scopre che c’è un filo che le tiene insieme tutte quante al di là di ogni differenza: si tratta  della crisi della democrazia. E’ a questo che siamo oggi purtroppo di fronte in Occidente, ossia dove la democrazia è nata e dove aveva finora più che altrove prosperato.

 

Se infatti si vanno a leggere certe pagine de La democrazia in America di Alexis de Tocqueville e le si confronta con quanto sta accadendo adesso negli Stati Uniti ci si accorge che oggi, sia negli Usa che altrove, non c’è più nulla di paragonabile a quel fitto tessuto di valori esplicitamente condivisi, di relazioni dirette e di luoghi di confronto immediato tra i cittadini che sono la base indispensabile della formarsi di un’opinione pubblica sufficientemente stabile e informata.  E in secondo luogo rispetto ad allora il ruolo dei media si è del tutto ribaltato. Oggi i media non sono più, nemmeno minimamente, strumenti di controllo di chi detiene il potere politico. Al contrario ne sono divenuti parte integrante; né mancano casi in cui si può ben dire che ne prendano il posto. Si veda ad esempio la vicenda della nuova legge elettorale in Italia nel cui dibattito e nel cui susseguente naufragio le manovre de la Repubblica e del Fatto Quotidiano hanno pesato ben di più degli accordi presi tra le direzioni dei quattro partiti che la sostenevano.

Negli Usa non c’è a tutt’oggi alcuna possibilità che Trump venga incriminato e deposto: e questo sia perché dalla deposizione resa in Senato dall’ex capo dell’FBI Comey non è risultato nulla di sufficiente ad incriminarlo, e sia perché per la sua incriminazione (impeachment) occorrerebbe al Congresso una maggioranza che i suoi avversari sono ben lungi dall’avere. Inoltre dai sondaggi risulta che i suoi elettori continuano ad essere contenti di lui. Eppure non passa giorno che ci raccontino che è a due passi dal baratro.

Come negli Usa da quando è stato eletto Trump, così in Gran Bretagna da quando il popolo ha votato per l’uscita dall’Unione Europea, la grande stampa, di cui i telegiornali sono oggi la punta di lancia, si è  mobilitata per…rimettere le cose a posto. In altre circostanze il leader laburista Jeremy Corbyn, un uomo la cui filosofia politica è ferma agli anni ’70 del secolo scorso, sarebbe stato per così dire raso al suolo. Questa volta invece la Bbc e le altre grandi reti televisive anglosassoni se lo sono preso tra le braccia e l’hanno portato fino al posto giusto: non al governo, il che sarebbe stato disastroso, ma a due passi da esso. Quanto basta cioè per rendere il più lenta possibile l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, e quindi per dare alla City di Londra più tempo per riorganizzarsi. Con il suo scarso carisma politico Teresa May ci ha messo del suo ma, se gli fosse convenuto, il “Grande Fratello” mediatico l’avrebbe fatta volare ugualmente. Si pensi poi, tanto per fare un esempio recente, al caso di Emmanuel Macron che in quanto a mancanza di comunicativa e di presenza scenica  è anche peggio; e per di più era uno dei ministri-chiave del governo del sempre più impopolare presidente Hollande. Eppure in meno di un anno è stato rimesso a nuovo e rilanciato al punto da poter diventare presidente della Repubblica francese.

Tutto ciò è divenuto sempre più facile anche a causa di un diffuso venir meno della capacità di memoria e quindi di riflessione. Di questo però il proverbiale “uomo della strada” non può che accusare se stesso. Quale che sia il controllo che l’ordine costituito esercita sui media e quale che sia la propria rispettiva formazione di base, confrontare quello che ti dicono adesso con quello che ti dicevano sei mesi fa, e rifletterci sopra, sono cose  alla portata di tutti.

L’unica differenza tra l’esperto e l’inesperto è che il primo può magari arrivare a comprendere la realtà delle cose più in fretta del secondo. In fin dei conti però, siccome le cose importanti cambiano lentamente, ciò non è molto importante. E’ viceversa molto importante riprendere a parlarsi di persona, riprendere a parlarsi in casa, con i vicini, al lavoro, e in primo luogo riattivare quelle capacità di memoria e di riflessione di cui si diceva. Per questo occorre tuttavia emanciparsi da quell’uso passivo, puramente reattivo dei telefoni mobili, dei tablet e così via, che è una vera e propria forma di schiavitù. Nel nostro tempo la schiavitù più diffusa.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a L’assedio a DonaldTrump, il successo di Jeremy Corbyn e il naufragio in Italia della nuova legge elettorale: il “filo rosso” è la crisi della democrazia

  1. rino fruttini ha detto:

    Caro Robi Ronza ,
    ieri mi sono trovato con due amici, sodali di esperienze ed impegno in politica, i quali esprimevano critiche su Renzi e la sua presunzione di riformare la Costituzione e la legge elettorale. Ecco la replica che gli ho espresso. Penso che ti possa interessare alla luce della tua posizione attuale, molto critica verso l’ex premier. Personalmente ritengo che Renzi, nonostante la maggioranza risicata e contestativa che lo sosteneva, abbia elaborato un lavoro di eccezionale livello. Peccato che il 60% degli italiani che sono andati a votare, ovvero il 36% del Popolo sovrano abbia avuto un premio di maggioranza da parte degli italiani astensionisti e del “non voto” ed abbia fatto fuori Renzi e le sue riforme. Ancora una volta si dimostra che il bel Paese è fatto da soggetti masochisti che invece di “scodinzolare all’altezza del buco del culo” e manifestare almeno gratitudine al potente di turno, si tagliano gli zebedei per fare dispetto alla moglie.
    Un caro saluto,
    Rino Fruttini
    P.S.: di seguito le mie osservazioni sulle riforme di Renzi

    Cari amici,
    vado a puntualizzare quanto segue, a proposito della riforma costituzionale e del ruolo del senato secondo due punti essenziali. Il primo : le sue competenze che la riforma avrebbe potuto dimensionare esclusivamente al sistema delle autonomie , soprattutto regionali, ad oggi una babele di iniziative legislative locali, spesso fra loro in contraddizione. Non a caso i TAR furono creati per risolvere il contenzioso, ex post. Il senato delle autonomie invece ne avrebbe dipanato ex ante tutte le contraddizioni e le querelle fra regioni e da queste verso l’amministrazione centrale dello Stato. Il secondo per i suoi rapporti con la Camera dei Deputati. Infatti “LA RIFORMA COSTITUZIONALE Camera dei deputati
    XVII legislatura Art. 10 (estratto) recita :
    …….“Ogni disegno di legge approvato dalla camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della
    Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei
    trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la
    Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere
    all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata
    in via definitiva, la legge può essere promulgata”…..

    Con tali disposizioni costituzionali il nostro sistema parlamentare sarebbe divenuto monocamerale, sia per la Camera che per il senato, senza il ping pong
    nel D.M.U. (decision making unit) che continua a caratterizzarlo come il più inconcludente fra i sistemi parlamentari dei 27 partner europei.
    Peccato che Renzi non abbia potuto realizzare questa riforma e, di conseguenze quella del sistema elettorale maggioritario (l’Italicum). Infatti solo dopo la riforma della Costituzione la Corte Costituzionale avrebbe trovato quella del sistema elettorale coerente con la nuova Costituzione. Mentre è evidente che un Italicum non sarebbe potuto sopravvivere a “bocce ferme”. Infatti la nostra Costituzione può tollerare solo un sistema proporzionale, senza premio di maggioranza e/o ballottaggi . E d’altra parte l’elezione per collegi uninominale non è certamente un criterio premiale supplementare per chi arriva primo.
    Un caro saluto
    Rino

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