Elezioni comunali: una vittoria del centro-destra difficile però da replicare in sede nazionale

 Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 26 giugno 2017

Un forte ritorno al centrodestra degli elettori recatisi alle urne ( meno del 50 per cento degli  aventi diritto) ha caratterizzato domenica scorsa le votazioni di ballottaggio in Italia per il rinnovo dei sindaci e dei consigli di 111 comuni, fra cui tre capoluoghi di Regione (Genova, L’Aquila e Catanzaro) e 19 capoluoghi di provincia, uno  dei quali era Como. Quasi ovunque erano restati in lizza solo candidati di centrodestra e rispettivamente del Pd di Matteo Renzi.  Il movimento 5 Stelle risultava ancora in campo soltanto ad Asti,  in Piemonte, dove ha poi perso lasciando il passo al centrodestra.

Tenuto conto anche dei tre capoluoghi dove il sindaco era già stato eletto al primo turno, il risultato complessivo è il seguente: il centrodestra, che sin qui ne governava cinque, conquista 15 capoluoghi su 22. Tra questi Como, dove il candidato del centrodestra, il medico e direttore dei servizi di emergenza e urgenza Mario Landriscina, ha vinto con ampio margine. Il centrosinistra, che sin qui governava 14 capoluoghi, ne conquista 3 o forse 4 (è in forse Trapani, in Sicilia, dove le elezioni verranno probabilmente annullate).

Prima di procedere vale però la pena di dare qualche informazione sul sistema elettorale in vigore in Italia per le votazioni comunali (e anche regionali). Si tratta di un sistema del tutto diverso da quello in vigore per quanto concerne  il Parlamento e il governo nazionali. In sede nazionale il popolo elegge il Parlamento, che poi elegge il governo. In sede comunale e regionale invece vige l’elezione popolare diretta di sindaci e di presidenti di Regione.  L’elettore riceve una scheda che contiene i nomi dei candidati sindaci e della lista ovvero delle liste che li sostengono.  Il voto al candidato sindaco porta con sé anche quello alla lista o alle liste da cui è sostenuto.  Nei comuni sotto i 15 mila abitanti risulta subito eletto il candidato sindaco che ha ottenuto più voti, la cui lista ottiene automaticamente la maggioranza dei seggi del consiglio comunale. In quelli sopra i 15 mila abitanti diventa sindaco  al primo turno solo il candidato che abbia raccolto la maggioranza assoluta; altrimenti si va a un secondo turno di ballottaggio in cui restano in lizza soltanto i due candidati più votati al primo turno. Questa volta il ballottaggio si è reso necessario in 19 capoluoghi su 22, nonché in diverse decine di  altri  maggiori comuni non capoluogo, come ad esempio Legnano (Milano).

La vittoria del centrodestra è indubbia, come tutti i giornali e telegiornali italiani hanno sottolineato, compresa quella maggior parte che è vicina al centrosinistra. Clamoroso il passaggio al centrodestra di Genova, grande città che le forze di sinistra governavano ininterrottamente dal 1945. Quella del centrodestra non è però una vittoria così assoluta e così facilmente riproducibile in sede nazionale come molti vanno dicendo. In primo luogo occorre tenere conto del fatto che oltre il 52 per cento degli iscritti non si è recato a votare. Non si può dunque sapere come potrebbero andare le cose  se, in altre circostanze e con altri candidati, anche solo una parte di questi elettori tornasse a votare.

In secondo luogo, ma è forse la cosa più importante, nel momento in cui dal livello comunale si passa a quello nazionale alle due maggiori forze politiche di centrodestra, Forza Italia di Silvio Berlusconi e la Lega Nord di Matteo Salvini, diventa molto più difficile arrivare a un programma condiviso. Nella sua rincorsa delle reazioni immediate degli  strati sociali più sguarniti e più disorientati di fronte alle emergenze del nostro tempo Matteo Salvini non cessa di fare affermazioni e promesse demagogiche che lo rendono inimmaginabile come uomo di governo. D’altra parte attorno a Silvio Berlusconi, ormai molto avanti negli anni e in non buone condizioni di salute, c’è praticamente il vuoto. Nell’area di centrosinistra che senza dubbio può vantare un personale politico più presentabile, pesano tuttavia i conflitti interni, e pesa soprattutto  la mancanza di risposte adeguate alle urgenze della situazione. Visto il successo in Francia dell’operazione Macron c’è anche chi pensa in Italia di provare a fare qualcosa del genere. In meno di un anno, dall’agosto 2016 al corrente mese, in Francia un uomo-chiave del governo Hollande come il ministro dell’Economia Emmanuel Macron è stato trasformato  nel presidente Macron, bandiera e simbolo una nuova Francia che con Hollande non ha nulla a che spartire. C’è chi punta per questo sull’attuale premier Paolo Gentiloni. Non esiste però in Italia niente di paragonabile al grande e compatto blocco di forze sociali ed economiche, in parte palesi e in parte occulte, che in Francia ha costruito in pochi mesi la “macchina” grazie alla quale Macron è divenuto un uomo nuovo e un candidato vincente.

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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