Dopo il G 20 di Amburgo: i preoccupanti sogni della Germania e quello che i suoi alleati possono fare per aiutarla a liberarsene

Il G20 delle ambizioni mondiali tedesche, 8 luglio 2017

 “Die Globalisierung weiterdenken”, ripensare la globalizzazione, e  “Eine vernetzte Welt gestalten”, dare forma a un mondo interconnesso: in queste due parole d’ordine sono riassunti gli ambiziosi obiettivi del G20  nell’anno della sua presidenza tedesca, il cui vertice, iniziato ieri, si conclude oggi ad Amburgo.  Dopo gli incidenti che caratterizzarono il vertice del G8  del 2001 a Genova, è questa la prima volta che un incontro del genere ha sede non in un luogo remoto oppure facilmente isolabile, come il recente G7 di Taormina, e nemmeno in un Paese autoritario come il G 20 dell’anno scorso in Cina, ma in una grande città industriale di un Paese democratico.

E’ una scelta che la Germania di Angela Merkel ha fatto deliberatamente, in certo modo sfidando gli anarchici insurrezionali noti come Black Block, per affermare  da un lato la libertà dei grandi della terra di incontrarsi solennemente dove vogliono, e dall’altro il diritto di protestare contro tali vertici purché in modo non violento. Solo quando si porrà fare un bilancio definitivo degli incidenti di questi giorni ad Amburgo – non ancora possibile mentre scriviamo —  ci sarà modo di valutare in che misura tale obiettivo sarà stato raggiunto. Già ieri gli incidenti sono stati comunque assai più gravi di quanto previsto, tanto e vero che si è dovuto modificare lo stesso programma di visita della città per le consorti e i consorti dei capi di governo riuniti per il vertice.

Nel valutare poi l’esito complessivo dell’incontro la lettera inviata da Papa Francesco ad Angela Merkel “in occasione dell’apertura dei lavori del vertice del  G 20 di Amburgo” (reperibile sul sito della Santa Sede, w2.vatican.va) con il suo richiamo ai quattro “principi di azione” di cui nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, sarà di utile orientamento nella verifica degli effetti di lungo periodo dell’incontro nonché delle novità che ne deriveranno o meno nel campo delle relazioni internazionali.

Il vertice in quanto tale è principalmente un evento mediatico, né potrebbe essere altrimenti considerando quanto durano i suoi lavori, ossia soltanto due mezze giornate durante le quali i leader esaminano e sottoscrivono documenti che i loro rispettivi ministeri degli Esteri hanno elaborato e concordato in precedenza . Questo non significa tuttavia che non serva a nulla, come alcuni osservatori frettolosamente concludono. Al di là dei documenti sottoscritti consente infatti di farsi un’idea di quello che, per così dire, bolle in pentola. Conta  molto per questo quanto accade a latere,  dalle dichiarazioni estemporanee alle conferenze stampa e agli incontri bilaterali come quello, ovviamente di grande rilievo, tra Trump e Putin.

Ritenendo di potersi mettere definitivamente alle spalle la pesante eredità delle due guerre mondiali del secolo XX, e soprattutto sentendosi ormai emancipata dal peso degli orrori del nazismo,  la  Germania inclina di nuovo alla sua catastrofica tentazione di porsi nel mondo come grande potenza planetaria puntando questa volta a fare dell’Unione Europea il suo nuovo Reich: è questo a nostro avviso il preoccupante fantasma che il G20 di Amburgo sta lasciando intravvedere. Un fantasma che — per il bene non solo dell’Unione Europea e del mondo, ma anche per il bene della stessa Germania – è molto importante che al più presto svanisca senza lasciare traccia. Questo però dipende in primo luogo non dalla Germania ma dai suoi alleati.

Impegnata la Gran Bretagna nella complessa operazione di sgancio dall’Unione Europea, e chiaramente orientati gli Stati Uniti di Trump a ridimensionare la loro presenza nell’area nordatlantica, e quindi anche nel Mediterraneo, la Germania vede riaprirsi la strada che la sconfitta  nella Prima guerra mondiale le aveva chiuso. E’ significativa la nuova attenzione di Angela Merkel per l’Africa dove peraltro permangono le tracce della colonizzazione tedesca nelle antiche colonie perdute dal Reich nel 1918: dal Togo al Camerun, dall’Africa del Sudovest (oggi Namibia) al Tanganica (oggi Tanzania), al Ruanda e Urundi (oggi Burundi).  Alla ricerca poi di un alleato in Asia la Germania di Angela Merkel apre verso la Cina con la quale, nella disattenzione dei grandi media, in questi anni si è collegata costruendo una nuova “Via della Seta” ferroviaria che raggiunge il bacino del Reno attraverso la Russia e la Polonia.  Convogli di treni merci intercontinentali già la percorrono regolarmente.

La grande dimensione demografica, la forza economica e l’eterna ambizione tedesca di riordinare il mondo (“Dare forma a un mondo interconnesso”) spingono ancora una volta il grande Paese europeo a presumere troppo da sé stesso. E’ compito in primo luogo del resto dell’Europa aiutarlo pacificamente a non perdere di nuovo la testa.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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