Caso Fincantieri/Stx France: il “nuovo” Macron e la Francia di sempre

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano,  7 agosto 2017

Incontratisi a Roma lo scorso 1° agosto, il ministro francese dell’Economia e delle Finanze, Bruno Le Maire, e i ministri italiani dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, dopo solo mezz’ora hanno sospeso il loro colloquio sulla questione dei cantieri della Stx France, di cui di recente l’italiana Fincantieri aveva acquistato il pacchetto azionario di maggioranza. Non trovando alcuna intesa hanno infatti rimandato tutto a un vertice tra il presidente francese Macron e il primo ministro italiano Gentiloni in programma a Lione nel prossimo settembre.

Sul tappeto è il colpo di mano del presidente Macron il quale, pur di impedire a Fincantieri il controllo dei cantieri del gruppo francese Stx France —  noto soprattutto per i suoi grandi impianti di St. Nazaire, sulle rive dell’Atlantico alle loci della Loira – con un apposito decreto lo ha nazionalizzato “temporaneamente”. Il decreto, ha fatto poi sapere, verrà abrogato solo a patto che la quota di capitale della società in mano a Fincantieri scenda dall’attuale 66 circa al 50 per cento; che il restante circa 50 per cento sia in mano francese, e che il controllo del gruppo resti in Francia. Il pacchetto di maggioranza delle azioni di Stx France non era già più in mano francese: apparteneva a un gruppo industriale sudcoreano, ora in fallimento, da cui Fincantieri l’ha comprato. Evidentemente però per Parigi i remoti e umbratili sudcoreani erano più sopportabili dei vicini e imprevedibili italiani.

Mettendo di colpo in soffitta l’europeismo di maniera che ha caratterizzato i primi mesi del suo governo, Macron ha giustificato apertamente l’iniziativa appellandosi all’”interesse nazionale”  della Francia. Ormai da quasi un anno a questa parte —  dall’elezione di Trump negli Usa, alla Brexit in Gran Bretagna, alle elezioni presidenziali in Francia e così via –  si sta assistendo a una evidente riemersione del primato dell’interesse nazionale. Sotto i colpi di una crisi ormai di lungo periodo, dovuta sostanzialmente a una globalizzazione molto più subita che governata, gli Stati che si sentono abbastanza forti per farlo ripiegano verso la difesa dello spazio nazionale.

Ciò è tanto più è sintomatico nel caso Fincantieri/Stx France nel quale, almeno in una logica “europea”, l’operazione sarebbe di evidente convenienza per entrambe la parti in causa. Fincantieri e Stx France sono rispettivamente il primo e il secondo costruttore mondiale di navi da crociera: oggi giganteschi natanti anche di oltre 200 mila tonnellate di stazza, in grado di ospitare e di intrattenere quasi 6 mila passeggeri. E’ un genere di vacanza che, per strano che ciò possa sembrare a chi non ama queste cose, ha attualmente enorme successo un po’ in tutto il mondo. Fincantieri ha contratti per la costruzione di 33 navi entro il 2026; Stx France, già Chantiers de l’Atlantique, ha contratti per 13 navi entro la medesima scadenza. Insieme Fincantieri e Stx France coprirebbero il 60 per cento del mercato mondiale di navi da crociera. Stx France è più piccola di Fincantieri, ma ha il vantaggio di disporre di un bacino da  900 metri per 70 (dove si possono costruire contemporaneamente due navi da crociera da oltre 220 mila tonnellate di stazza), più altri due di paragonabili dimensioni. E’ questo che interessa Fincantieri. In Italia infatti bacini così grandi non esistono, né ci sono luoghi ove sia possibile realizzarli.

E’ evidente che l’ostilità del governo Macron al passaggio di Stx France sotto il controllo dell’italiana Fincantieri ha motivi più culturali che economici. Più della convenienza economica  pesa un atavico atteggiamento della Francia e dei francesi verso gli italiani che risale al secolo XIX quando il regno d’Italia si formò sotto la protezione e con l’aiuto sia diplomatico che militare di Parigi. Verso gli italiani il francese medio può essere più o meno benevolo. In ogni caso  non mette però in conto  di poter avere con loro un rapporto alla pari; quindi tanto meno un rapporto di dipendenza. Negli anni ’60 del secolo scorso fallì per questo uno storico accordo tra l’Alfa Romeo e la Renault, allora entrambe di proprietà statale. In forza di esso la prima doveva produrre in Italia la Renault Dauphine per il mercato italiano e la seconda l’Alfa Romeo Giulietta per il mercato francese. L’Alfa Romeo produsse per diversi anni la Dauphine,  ma la Renault non giunse mai a produrre la Giulietta.

La reazione protezionistica del presidente francese Macron all’acquisto da parte di Fincantieri del pacchetto di maggioranza di Stx France conferma tra l’altro quanto sia mal riposta la speranza dei  più recenti governi italiani, sia di centrosinistra che di centrodestra, di entrare come terzo polo nell’attuale direttorio franco-tedesco attorno a cui Berlino e Parigi pretenderebbero di far ruotare l’Unione Europea.

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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