Di fronte all’incapacità delle culture secolarizzate a rispondere alle urgenze del momento urgono proposte di matrice cristiana. Purché non difensive

C’è spazio per una nuova proposta cristiana, La Nuova Bussola Quotidiana, 9 settembre 2017

Circa il 31 per cento degli intervistati ha risposto che al momento non sa per chi votare. Nei limiti che da ciò derivano, e di cui occorre tenere attento conto, a livello di fondo  la “radiografia” politica del Paese, che emerge dal sondaggio di Demos & Pi diffuso ieri da la Repubblica, non presenta novità sostanziali.

Le novità riguardano il livello di superficie, quello delle intenzioni di voto. Qui gli spostamenti ci sono, ma per lo più all’interno dalle varie aree. Nel loro insieme i partiti di centro-sinistra sono attorno al 40 per cento, e quelli di centrodestra superano di qualche punto il 30 per cento mentre il Movimento 5 Stelle, in larga misura temporanea zona di rifugio degli scontenti di entrambe le aree maggiori, è ulteriormente cresciuto.  Rispetto alle elezioni europee del 2014 il Movimento 5 Stelle passa dal 21,2  al 28,1 per cento; il PD dal 40,8 al 26,8; la Lega Nord dal 6,2 al 13,6; Forza Italia dal 16,8 al 13,2 per cento. Questa la situazione vista per così dire dalla parte dell’ offerta politica.

Quando invece la si va a guardare dall’altra parte, ovvero dalla parte della domanda politica, il quadro cambia profondamente. La società italiana si articola in tre grandi aree: rispettivamente un’area social-radicale, sorprendente erede della tramontata ideologia marxista, un’area liberale e un’area di raccolta composita del disagio e della protesta. La terza delle tre aree  funge in larga misura, dicevamo,  da temporanea zona di rifugio degli scontenti sia della prima che della seconda. La sua base stabile è perciò relativamente esigua. A grandi linee si conferma che le aree principali sono le prime due. E tra esse la più consistente è in effetti quella che abbiamo definito liberale.

In tale quadro solo l’area del disagio e della protesta ha però il vantaggio di trovare nel Movimento 5 Stelle un esauriente riferimento organico. Al carattere proto-fascista del Movimento 5 Stelle, alle prossimità tra Grillo e il Mussolini della fase sansepolcrista, abbiamo già accennato più volte in passato. Questo fermo restando, si deve dare atto a Beppe Grillo di esser sin qui riuscito a tenere insieme il partito  malgrado ogni eterogeneità sia del suo elettorato che della sua dirigenza. Ben diversa è invece la situazione con riguardo alle altre due aree. L’area social-radicale non sta bene, essendo alle prese con la diaspora a sinistra del PD, ma delle due l’area che sta peggio è quella liberale. Qui si logorano nell’attrito tra loro un giovane leader spendibile solo nei bar di estrema periferia come Matteo Salvini e un vecchio leader come Silvio Berlusconi all’origine di ben altra caratura ma ormai provato dagli anni, dalla salute e soprattutto dalle troppe promesse disattese.

La gente che in vario modo guarda alla Chiesa come al proprio punto di riferimento ( che nel nostro Paese è quasi la metà della popolazione) si ritrova in tutte e tre le aree, ma per la maggior parte in quella liberale. La sotto-rappresentazione in sede politica  di questo segmento così importante nella società italiana è drammatica. Letteralmente nessuno oggi dà voce in sede politica a un gruppo sociale che in sede civile costituisce la maggioranza relativa del Paese. Irrilevanti ovunque si ritrovino — a sinistra, a destra o altrove – i pochissimi sopravvissuti in Parlamento al naufragio della storica presenza cattolica nella vita pubblica si limitano ad annaspare, troppo spesso pronti a tutto pur di sopravvivere. La rinascita di tale presenza è urgente, ma è chiaro che ormai si tratta di ripartire da zero. E ciò non sarà né rapido, né facile.

In questa prospettiva è in primo luogo importante tenere presente che sarebbe un grave errore da ogni punto di vista pensare a un ritorno sulla scena politica di cattolici che fosse caratterizzato da un progetto difensivo, teso insomma a garantire alla gente di fede una sua solida “riserva indiana”: qualcosa che non giocherebbe a favore di nessuno, nemmeno dei presunti diretti interessati. Essere dei cristiani motivati e senza complessi è  sempre necessario, ma in politica non è mai sufficiente. Di fronte all’attuale crisi, assai prima culturale che economica e strategica, si tratta di volgersi alla tradizione, alle culture e all’esperienza cristiane per attingervi proposte ed energie interessanti e attraenti per tutti gli uomini di buona volontà. E perciò stesso anche di valore missionario. L’incapacità delle culture secolarizzate di reggere il confronto con le urgenze politiche e sociali dell’epoca è sempre più evidente. Se ne sta già pagando il conto sia in Italia  che nel resto d’Europa e nel Mediterraneo.  Alla ricerca di soluzioni alternative occorre guardare da altre parti. Dalla parte dei cristiani, della Chiesa innanzi tutto.

 

 

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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