Europa: l’equivoco di Ventotene

Europa sì, ma non quella che vuole Scalfari, La Nuova Bussola Quotidiana, 19 settembre 2017

Un blocco di forze potenti è  in campo per garantire la vittoria definitiva    dell’ “Europa di Ventotene”, che dei trattati di Maastricht in poi sta avanzando a spese dell’originaria Europa di Adenauer, De Gasperi e Schuman.  Se ancora ce ne fosse  qualche dubbio  il consueto articolo settimanale di Eugenio Scalfari — apparso domenica scorsa su la Repubblica e intitolato “Un nome per guidare la nuova Europa di Ventotene” — lo conferma autorevolmente.

Non come sarebbe bello che fosse, ma come purtroppo è, l’Unione Europea può venire a ragione definita come il più forte, e quindi più pericoloso, motore delle tendenze neo-autoritarie che caratterizzano in Occidente l’epoca in cui viviamo. Il modello di sviluppo delle istituzioni dell’Ue, che in Italia viene definito con riferimento allo storico Manifesto di Ventotene [ vedi in questo stesso sito “Ventotene, manifesto dell’Europa senza radici e perciò senza futuro”, Lanuovabq, 23 agosto 2016 ], è di tali tendenze un elemento-chiave.

Se non si pone rimedio al grave deficit di democrazia che caratterizza i meccanismi di governo dell’Unione, ogni aumento della formale legittimazione democratica dei suoi vertici  paradossalmente rafforza la sua carica neo-autoritaria. Al servizio di un’ ordine costituito che gioca innanzitutto a favore di grossi interessi che si coagulano in Germania, l’Unione continuerà così a stringere l’Europa sempre di più nella morsa della sua tecnocrazia, forte per soprammercato di una legittimazione della quale oggi è priva.

Nel suo commento Eugenio Scalfari prende le mosse in proposito  dal recente “discorso sullo stato dell’Unione” pronunciato al Parlamento Europeo da Jean-Claude Juncker: sin dal titolo una parafrasi grottesca dell’omonimo annuale discorso del presidente americano al Congresso degli Stati Uniti. Non deve essere evidentemente facile per un politico nato e cresciuto nel piccolo e sonnolento Lussemburgo mantenere il senso delle proporzioni trovandosi a capo di una Commissione che è al vertice di un’entità di oltre 500 milioni di abitanti come l’Unione Europea. Se non si sta molto attenti si fa in fretta a dimenticarsi che l’Unione è un gigante economico ma un nano politico, e che il presidente della Commissione è il nano che sta sulle spalle di quel nano.

Nella circostanza Juncker, per dirla con le parole di Scalfari, ha lanciato l’idea di “Un’Europa collettiva, con meno senso di sovranismo nazionale e molto più ampio sovranismo europeo”.

La chiave di volta della proposta di Juncker “consiste nella creazione di un Ministro delle Finanze europeo, d’una velocità di offerta e di domanda economica promossa dai Paesi dell’eurozona, dal rafforzamento politico all’interno dell’Unione, dal presidente dell’eurozona, dalla creazione d’una vigilanza politica e poliziesca che controlli le cosiddette periferie dell’Isis in Europa, Londra compresa”

“Juncker”, osserva poi compiaciuto Scalfari, ” ha poi lanciato un programma di investimento e proposto una serie di accordi di libero scambio con paesi come il Giappone, il Messico, l’Australia e la Nuova Zelanda e tutta l’America Latina, dall’Argentina al Brasile, al Cile e a tutti gli altri”. Quel che si dice l’Europa di nuovo caput mundi. “Infine — e sia pure con opportune cautele — Juncker ha lumeggiato la nuova figura d’un Presidente europeo eletto direttamente dal popolo sovrano dell’Unione”. Un presidente “che oggi è più di forma che di sostanza ma che in un’Europa sulla linea di Ventotene diventerebbe del tutto simile alla struttura costituzionale degli Usa”. Puntare a una riforma del genere senza una previa radicale rinegoziazione dei trattati europei equivale – osserviamo — a creare un  padrone dell’Europa, che con la complicità della casta di “mandarini” che si è formata a Bruxelles assumerebbe un potere assoluto e irrefrenabile. Per questo Scalfari ha anche un nome da proporre, Gerhard Schröder, ex cancelliere socialista tedesco o oggi  consulente di grandi multinazionali. “Sarebbe un eccellente Presidente della nuova Europa. (…), immagino che Spinelli, Rossi e Colorni (gli autori del Manifesto di Ventotene. Ndr) ne sarebbero felici. Ed io con loro”. Noi no.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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