Crisi italiana: le domande che occorre farsi subito, prima che sia troppo tardi

 In un Paese ove è accertato che due terzi della popolazione non nutre più alcun interesse per la politica (e dove la maggior parte di quell’ultimo terzo che ancora se ne occupa ne ha un giudizio del tutto negativo), da settimane i partiti si occupano e si appassionano di una cosa sola: della legge elettorale. Essendo poi tutti d’accordo sull’idea che si debbano introdurre, a fini di “governabilità”, dei sistemi di distorsione automatica dell’esito del voto popolare, ognuno punta esplicitamente a introdurre quelli che giocano il più possibile a vantaggio suo  e a svantaggio degli avversari.

Al tentativo di varare con ampia maggioranza il  “Rosatellum bis”, un marchingegno che gioca a favore del Pd, di Forza Italia e della Lega, ecco che la vittima designata, ossia il Movimento 5 Stelle, reagisce da par suo. Venuto meno quello che un tempo si sarebbe definito il comune senso del pudore, non ci si preoccupa nemmeno più di mettere  il proprio interesse all’ombra di qualche nobile foglia di fico. Lo scontro è diretto e le motivazioni sono esplicite.

Il Rosatellum bis farebbe scendere i pentastellati a 140-150 deputati dai 180-190 che sarebbero con l’Italicum corretto dalla Corte costituzionale. Il Movimento 5 Stelle non sarebbe perciò più il partito di maggioranza relativa; quindi non potrebbe chiedere a Mattarella di tentare per primo la formazione di un governo. Si  aprirebbe invece la via a una grande coalizione all’italiana, con Renzi e Berlusconi in prima fila e dietro a loro (se ce la faranno a superare lo sbarramento) Alfano ed eventualmente, se gli interessa, Pisapia. Ecco allora che il Movimento 5 Stelle ribatte depositando una proposta in forza della quale non può venire indicato come capo di una formazione politica chi al momento non sia eleggibile (ovvero Berlusconi). Frattanto a Torino, sede del G7 dei ministri del Lavoro, manifestanti neo-anarchici si scontrano con la polizia. Ottima occasione per accusare i 5 Stelle, che amministrano la città, di non aver fatto abbastanza per impedire i disordini. E questo anche se in Italia, diversamente che in altri Paesi, l’ordine pubblico è esclusivamente in capo al governo centrale, e non ai comuni.

Ormai da troppo tempo si ha la (giustificata) impressione che tra gli inquilini  del proverbiale “Palazzo” sia in corso una colossale lite di pianerottolo. Una lite che non ha nulla a che fare con le urgenze e le legittime preoccupazioni della gente comune. Senza alcun pudore la politica volta le spalle al popolo; e non solo si fa gli affari suoi, ma tanto non se ne vergogna che nemmeno tenta di nasconderlo. Siccome però è vero che la democrazia è un pessimo sistema ma tutti gli altri sono peggiori, non ci si può non preoccupare di che cosa potrà accadere alle ormai imminenti elezioni politiche della prossima primavera. Come potranno mai questi partiti raccogliere attenzione e consenso? Che cosa potrà accadere se l’astensione dal voto crescerà ancora fino a delegittimare o comunque a infragilire pericolosamente il Parlamento? Sono domande che sarebbe il caso di cominciare a farsi subito, prima che sia troppo tardi.

1 ottobre 2017

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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