Polonia, Catalogna: l’Europa è da rifare, e se non si ha il coraggio di rifarla inevitabilmente si disfa

L’altro ieri, sabato, festa della Madonna del Rosario, circa un milione di persone si sono raccolte in preghiera lungo i 3500 chilometri delle frontiere della Polonia. Che un evento di questa obiettiva rilevanza sia stato trascurato o più spesso del tutto ignorato da quasi tutti i giornali e telegiornali italiani, compresa quelli ufficiosamente cattolici, conferma ancora una volta da quante e quali censure sia ormai condizionata la comunicazione di massa nel nostro Paese.

Solo la Repubblica gli dà eco oggi con una fotonotizia in prima pagina dedicandogli inoltre un’ampia cronaca nelle pagine interne. Il titolo “La Polonia senza migranti prega in massa contro l’Islam”, che correda la fotonotizia, ne dà poi un’interpretazione tendenziosa, nient’affatto corrispondente al significato dato al gesto dai suoi promotori. Sarebbe stato strano il contrario, tenuto conto della linea del grande quotidiano. Ciononostante si deve riconoscere a la Repubblica il merito di non aver censurato la  notizia in quanto tale.  In realtà i gruppi, le associazioni e i movimenti, che con l’appoggio dei vescovi polacchi si sono mobilitati in tutta la Polonia per organizzare questo grande gesto di preghiera, l’hanno appunto inteso come tale. Una fonte di certo molto “laica” come la britannica Bbc riferiva sabato che gli organizzatori hanno ribadito che la loro iniziativa “non era diretta contro niente e contro nessuno” e che si era scelto di riunirsi a pregare alla frontiera intendendola non come muro difensivo bensì come il luogo da cui la Polonia si affaccia al resto del mondo.

E’ poi vero che il grande momento di preghiera era stato organizzato nel giorno della festa della Madonna del Rosario, commemorazione della vittoria delle flotte  cristiane della battaglia di Lepanto. il che rimanda allo storico problema del confronto tra Europa e mondo musulmano, oggi di nuovo quanto mai attuale. Sarebbe dunque insincero pretendere che nel gesto non ci fosse anche questo elemento, da cui peraltro sarebbe stato astratto prescindere, ma è importante sottolineare che non era da lì che si partiva. In sostanza infatti ciò che quel milione di persone ha voluto testimoniare è l’identità  cristiana della Polonia come realtà rilevante anche per il resto del mondo, e in primo luogo per il resto dell’Europa, anzi dell’Unione Europea. Da altri Paesi dell’Europa Orientale — membri, come la Polonia, del cosiddetto gruppo di Visegrád – vengono analoghi segnali. E’ una realtà da cui il secolarismo tecnocratico oggi predominante nelle istituzioni europee cerca di prescindere, ma con sempre minor successo. Sono nell’insieme oltre 64 milioni di abitanti con un ruolo di obiettivo rilievo in Europa che il nostro Paese avrebbe molti buoni motivi per considerare con meno pregiudizi e più attenzione.

Un filo sottile unisce tenacemente quanto è accaduto in Polonia con quanto sta accadendo in Catalogna. Al di là di ogni loro pur notevole differenza, entrambi gli episodi  dimostrano infatti quanto le attuali istituzioni europee e la filosofia politica su cui si fondano non sia all’altezza dell’Europa quale è realmente. Dei lati oscuri dell’ insorgenza catalana, non più soltanto nazionale ma sempre più nazionalista, se non sciovinista, abbiamo detto in precedenza. Al di là di questi pur urgenti aspetti della questione, ci interessa qui sottolineare come pure questo episodio veda la sconfitta di una tecnocrazia incapace di comprendere quali siano le radici della crisi; e quindi incapace di dare il minimo contributo alla sua soluzione.

Si è preteso di poter fare l’Europa senza democrazia, ignorandone le radici e le identità e a prescindere dalla sua storia. E questi sono i risultati. L’Europa è da rifare. E se non si ha il coraggio di rifarla inevitabilmente si disfa.

 

9 ottobre 2017

 

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Polonia, Catalogna: l’Europa è da rifare, e se non si ha il coraggio di rifarla inevitabilmente si disfa

  1. Giovanni ha detto:

    Tra i pochissimi che hanno parlato della manifestazione, Mipermetto di segnalarle l’articolo di Michele Zanzucchi sul portale di Città Nuova.

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