Il Rosatellum bis, la politica, il comune senso del pudore e la lezione del cardinale Scola

Non sappiamo quanto la gara di tiro alla fune in corso nel proverbiale “Palazzo” attorno alla legge elettorale abbia fatto ulteriormente scendere la percentuale di italiani che si interessano di politica (circa il 30 per cento) e quella ancora più esigua di coloro che la giudicano positivamente (circa il 16 per cento).  Si può stare certi tuttavia che rispetto a queste percentuali, pubblicate e commentate l’anno scorso  dal noto sondaggista Renato Mannheimer, si debba registrare un ulteriore declino.

“Che cosa vuole il popolo?”: è per dare risposta a questa domanda, fondamentale base della democrazia, che un tempo si facevano le elezioni. Adesso invece il grande quesito è un altro: “Siccome più o meno sappiamo come gli elettori  voteranno, che cosa possiamo fare per garantirci  comunque un posto al sole?”. Sul “che cosa” la concordia è totale. Lo scontro inizia soltanto dopo, al momento in cui si comincia a discutere sul “come”. Ovviamente infatti ogni possibile deformazione della volontà popolare conviene a qualcuno e non a qualcun altro.

Arrivati al Rosatellum bis si pone ormai un problema di comune senso del pudore. Nessuno nemmeno ci prova ad appellarsi a qualche grande principio o a qualche nobile causa. E’ una pura e semplice rissa quella che rimbalza senza tregua sui grandi e piccoli schermi televisivi che ci assediano ormai ovunque: in casa, al lavoro, in viaggio o mentre aspettiamo l’arrivo del treno, della metropolitana o dell’autobus. Il ceto politico si rende conto della valanga di discredito che si sta tirando addosso? Evidentemente no. Altrimenti farebbe qualcosa per porvi qualche rimedio. Già negli ultimi appuntamenti elettorali le astensioni erano  salite ben oltre il livello di guardia. Non ci si può dunque non domandare con timore quanto numerose potranno diventare alle elezioni politiche dell’anno prossimo.

Quale che sia il Rosatellum cui si arriverà è chiaro che ne uscirà un Parlamento ulteriormente infragilito dall’entità dell’astensione degli elettori e da meccanismi elettorali che ne faranno uno specchio molto distorto della realtà del Paese. La crisi della politica è destinata insomma a continuare ancora a lungo. Che cosa fare nel frattempo oltre a scegliere come elettori il meglio del peggio che ci verrà offerto? Questo è il problema.

La politica si compone di due elementi entrambi essenziali: da un lato la capacità di visione nonché di elaborazione di proposte di governo adeguate e convincenti; dall’altro la capacità di raccogliere il consenso, e poi di gestire in ogni sede il potere di rappresentanza che ne consegue. Con riguardo al primo di tali elementi siamo di fronte oggi nel nostro Paese a un vuoto impressionante. A seguito del fallimento storico del marxismo, che era la sua cultura dominante, l’area di tradizione socialista e comunista è stata quasi del tutto colonizzata dal pensiero radicale post-illuminista: una colonizzazione che paradossalmente ha avuto pieno successo, malgrado  il carattere anti-popolare di questo pensiero che — essendo tutto centrato sull’ assoluta autodeterminazione e auto-affermazione del singolo — è antisociale alla radice.  Nell’ area poi di tradizione liberale si registrano ormai fino in fondo gli effetti disastrosi della pretesa di attuare i valori dell’umanesimo di matrice cristiana ignorando però tale sua matrice. La questione non è puramente filosofica né tanto meno puramente teologica. Incide infatti a tutti i livelli: sulla demografia come sull’ economia, sulla famiglia e la società come sulla politica.

Di qui l’urgenza di una rinnovata responsabilità civile della gente di fede lungo linee come quelle ad esempio indicate dal cardinale Scola nel suo libro-manifesto Post-cristianesimo?/ Il malessere e le speranze dell’Occidente, Marsilio Editori, Venezia 2017. Senza lasciarsi né scoraggiare né distrarre dall’ irrefrenabile squallore dell’attualità politica di questi anni, è un lavoro cui occorre al più presto porre mano.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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