Dopo il massacro terroristico a New York: perché la teoria del “lupo solitario” è una pura e semplice perdita di tempo

Dopo il massacro terroristico dell’altro ieri a New York  la teoria del “lupo solitario” è tornata prepotentemente alla ribalta del circo mediatico internazionale. E’ una teoria, o forse più esattamente un luogo comune, che ha il vantaggio di essere molto utile ai tele-cronisti e ai tele-commentatori cui è assegnato l’inutile ma arduo compito di tenere la scena per ore pur non avendo nulla di nuovo da dire. Ha però il difetto di non spiegare niente, e  ai fini della lotta al terrorismo di non servire a nulla.

Sarebbe invece importante rendersi conto che nella condizione odierna non c’è più alcuna sostanziale differenza tra il “lupo solitario” e il terrorista motivato, attrezzato e messo in moto da una struttura organizzata in modo tradizionale. Di ciò il terrorismo islamista mostra di avere una grande esperienza, purtroppo per noi ben maggiore di quella di molti governi occidentali. Chi guida questo terrorismo è evidentemente  ben consapevole che nel mondo in cui viviamo, caratterizzato dalla comunicazione generale permanente, organizzare cellule terroristiche e catene di comando e di rifornimento non è più necessario. Se infatti si alimenta senza tregua una campagna di indottrinamento terroristico rivolta in modo specifico a persone a disagio nonché vulnerabili a messaggi del genere, e la si accompagna con la disseminazione dei relativi suggerimenti tecnici, si può essere certi che un giorno o l’altro qualcuno farà una strage terroristica.  Prevedere chi costui potrebbe essere non è possibile, come bene dimostra purtroppo il caso dell’uzbeko Sayfullo Saipov, immigrato regolare negli Usa, che l’altro ieri si è gettato alla guida di un camioncino sui passanti che percorrevano una pista ciclabile a Manhattan uccidendone otto e ferendone una quindicina. Siamo insomma di fronte a una strategia di perfida intelligenza: sapere per tempo di chi si è armata la mano non è possibile per la polizia del Paese dove avverrà l’attentato; e d’altro canto non ha alcuna importanza per chi ne tira le fila.

In questo quadro la ricerca della rete organizzativa, dei mandanti e dei complici può essere per le forze di polizia solo una perdita di tempo e  di energie. Dal punto di vista della difesa immediata conta molto di più la raccolta di informazioni minute sul territorio, la presenza vigile diffusa di pattuglie di polizia; le espulsioni mirate di personalità sospette: ed è questo che si fa in Italia, finora con ottimi risultati. A livello di fondo il contrasto non può invece che essere in primo luogo sociale e culturale. Nel nostro Paese tutto questo già avviene in modo spontaneo, ma ovviamente merita di venire ulteriormente stimolato e agevolato. Una società civile tutto sommato non segregata e accogliente, come è quella italiana, lascia perciò stesso poco campo libero alla propaganda islamista: si tratta allora di mantenere le condizioni perché tale apertura persista.

Nel medesimo tempo è importante fare ciò che invece si sta facendo troppo poco: dare cioè eco e sostegno a quegli ambienti del mondo musulmano che — con l’obiettivo di farlo uscire dalla  crisi in cui l’incontro/scontro con la modernità l’ha precipitato – stanno tentando un’auto-riforma dell’Islam. Sono gli ambienti da cui sono già venute prese di posizione importanti formalizzate in documenti come il Messaggio di Amman nel 2005, la Dichiarazione di Marrakesh nel 2016, e la Dichiarazione di mutua  coesistenza tra cristiani e musulmani siglata quest’anno al Cairo (Tramite il motore di ricerca interna di questo sito si possono raggiungere note su tutti e tre i documenti). E’ importante fare tutto il possibile perché questi ambienti ottengano dalle masse musulmane ben più attenzione di quella che finora stanno ottenendo. Soltanto così potrà venire tolta l’acqua al pesce velenoso del terrorismo islamista.

2 novembre 2o17

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Dopo il massacro terroristico a New York: perché la teoria del “lupo solitario” è una pura e semplice perdita di tempo

  1. Ho letto con orrore, sebbene in ritardo, le sue tragi-comiche motivazioni di cessazione di collaborazione con La Nuova Bussola Quotidiana. E’ mio onore e speciale privilegio segnalarLe -con mia indicibile soddisfazione che con effetto immediato ho provveduto a troncare la ricezione dei Suoi commenti. Se, ciò nonostante, essi dovessero perdurare, mi rivolgerò al mio avvocato per verificare se esistono le motivazioni legali per per denunciarla per “Stalking”.

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