Il caso difficile dei rapporti con la Svizzera, il paese che alla Farnesina non sanno bene dove sia

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 22 novembre 2017

Scegliendo Roma quale meta del suo primo viaggio ufficiale oltre frontiera il nuovo ministro degli Esteri della Confederazione Elvetica Ignazio Cassis (figlio di emigranti sardi e tra l’altro  anche cittadino italiano fino alla vigilia della sua nomina.  Nda), ha evidentemente inteso dare un segno che va al di là dei risultati immediati che poteva ricavare dal suo incontro di ieri con Angelino Alfano, ministro al tramonto di un governo prossimo ad uscire di scena.

Di fatto In Italia si è già in campagna elettorale in vista delle votazioni dalle quali nella primavera dell’anno prossimo uscirà un nuovo Parlamento. Nel quadro di una profonda crisi da cui il sistema politico italiano non riesce ancora ad uscire, ci si sta avvicinando a tale scadenza in una situazione quanto mai fluida.  Traballano tutti: il centrosinistra perché il Partito Democratico di Matteo Renzi non riesce a riassorbire una diaspora di piccole forze minori alla sua sinistra non coalizzandosi con le quali non ha alcuna speranza di vittoria; il centrodestra perché in Berlusconi può trovare la bandiera da sventolare per vincere, ma non più il leader in grado di governare effettivamente, mentre il leghista Salvini è un delfino improponibile; il Movimento 5 Stelle perché non riesce più a nascondere il suo carattere neo-autoritario e la sostanziale inconsistenza del suo progetto politico.

Post-democristiano ed ex delfino di Berlusconi poi divenuto alleato di Renzi, il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ieri Cassis ha incontrato a Roma, è in certo senso il culmine simbolico di questa confusa  situazione. Il suo minuscolo partito sta andando a pezzi dopo che nelle recenti votazioni nella sua natia Sicilia ha subito una pesante sconfitta.  La sua eclissi è tale che  su scacchieri cruciali per le relazioni internazionali dell’Italia, come in primo luogo il Mediterraneo, il ministro degli Interni, Marco Minniti, fa più politica estera di lui. E’ stato infatti Minniti, tanto per dirne una, a recarsi in Libia  a stringere accordi con chi era in grado di fermare o almeno di ridurre quel  flusso di migranti irregolari verso l’Italia che stava ormai per diventare insostenibile. In linea di principio un’iniziativa quanto meno sorprendente per un ministro degli Interni, ma non per lui, da sempre in ottimi rapporti con i servizi segreti italiani e spesso incaricato dal suo partito, il PD, di delicate missioni all’estero.

Si aggiunga che l’attuale governo è composto quasi esclusivamente di ministri e sottosegretari del centro e del sud Italia.  C’è un  solo ministro settentrionale, il bergamasco Maurizio Martina. In un Paese, che è per lo più una grande penisola, le relazioni internazionali di prossimità fanno parte della tradizione e del vissuto solo di una parte relativamente esigua della popolazione; non sono una cultura diffusa a livello nazionale.  A giudicare dal comunicato ufficiale della Farnesina, il ministero degli Esteri italiano, sull’incontro Cassis/Alfano nemmeno i proverbiali addetti ai lavori sfuggono a tale strabismo. Basti dire che nel suo testo la Svizzera vi viene definita “Paese d’Oltralpe” come se la Svizzera fosse non a cavallo bensì al di là delle Alpi: come se Chiasso fosse al posto di Göschenen e Brusio al posto di Pontresina.

Tutto questo aiuta anche a capire perché si sia continuato a rinviare per mesi la firma dell’accordo già negoziato riguardo ai 70 mila frontalieri, che lavorano in Svizzera ma risiedono in Italia, soprattutto nelle province lombarde di Varese, di Como, di Sondrio, e nella provincia piemontese del Verbano-Cusio-Ossola. Spesso negli uffici ministeriali romani si fatica a far comprendere chi siano; tanto strano sembra a Roma che qualcuno possa andare all’estero a lavorare ogni mattina e tornare in patria ogni sera. D’altro canto i Comuni italiani dove essi risiedono non premono di certo perché l’accordo venga siglato. Nessuno crede infatti che, una volta abolito il meccanismo oggi vigente, lo Stato italiano, non avendone più l’obbligo in forza di un accordo internazionale, continuerà a girare ai Comuni in cui i frontalieri risiedono la quota delle imposte da questi ultimi pagate  in Svizzera che Berna versa a Roma perché a tali Comuni vengano fatte pervenire.

Non si può oggi prevedere quanto il governo italiano, che uscirà dalle votazioni della primavera 2018, sarà  più sensibile dell’attuale alle relazioni con i Paesi vicini. Difficile però che al riguardo possa essere peggio. Frattanto era comunque importante dare un segnale politico, e a mio avviso Cassis ha fatto bene a darlo.

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Il caso difficile dei rapporti con la Svizzera, il paese che alla Farnesina non sanno bene dove sia

  1. FrancescoTR ha detto:

    In Italia il centro e la sinistra sono sempre stati malati di un virus anti-nazione. Dagli accordi di de Gasperi (santo subito per i cattolici) che ha abbandonato gli italiani del trentino e trattato come profughi gli esuli istriani per non imbarazzare (animo gentile) il PC, fino al tentativo di gentiloni
    (Dimenticato anzi rimosso dalle menti dei giornalisti) di regalare terra e mare italiani alla Francia (si rifaranno con la svendita delle nostre imprese a saldo). Cosa che in uno stato di diritto e paese civile avrebbe portato alla fucilazione.

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