Rigopiano e l’inutile caccia ai capri espiatori

La nuova ondata di notizie sugli esiti delle inchieste giudiziarie riguardo alla tragedia in Abruzzo dell’hotel Rigopiano — travolto il 18 gennaio scorso da una valanga sotto la quale morirono 29 persone —  conferma ancora una volta la pessima abitudine, così forte nel nostro Paese, di risolvere il problema delle catastrofi non tanto analizzandone le cause allo scopo di evitare che si ripetano, quanto concentrando ogni energia nella ricerca di singoli colpevoli. Il pregiudizio alla base di questo modello di pensiero è che lo Stato, la legge, la macchina istituzionale sono perfetti e funzionerebbero benissimo se qualche delinquente non li inceppasse. Urge perciò smascherare questo o questi delinquenti, processarli e punirli. Se ci si riesce giustizia è fatta, i parenti delle vittime sono soddisfatti  e tutto torna a posto.

Sarebbe interessante approfondire le radici storiche di questo pregiudizio in cui s’intrecciano elementi sia di “destra” che di “sinistra”: dalla presunta ignavia generale della bassa forza all’altrettanto presunta disonestà tendenziale dei dirigenti pubblici e dei fornitori privati di beni e di servizi. Qui però ci interessa innanzitutto sottolineare il grave errore di fondo che tale pregiudizio porta con sé. Se ci sono delle responsabilità personali penalmente rilevanti è giusto che vengano rilevate e giudicate, ma non è detto che siano sempre e comunque primarie e decisive. In circostanze complesse, come  tipicamente quelle delle grandi catastrofi, è anzi più frequente che la cattiva qualità delle leggi, dei regolamenti e dell’organizzazione pesi molto di più della cattiva volontà o dell’irresponsabilità dei singoli.

Da tutte le notizie che circolano sulla tragedia di Rigopiano emerge chiaramente quell’incertezza e quella confusione delle responsabilità e delle competenze che tra i maggiori difetti della pubblica amministrazione in Italia. Con vari e consolidati modus vivendi in circostanze ordinarie si riesce poi spesso a far funzionare le cose; in situazioni di emergenza invece tutto si blocca. Non essendo chiaro de jure chi deve fare che cosa, in casi del genere ognuno se appena può aspetta che decida qualcun altro, tanto più che da qualche decennio a questa parte su chi ha responsabilità di governo pende la spada di Damocle di un’azione giudiziaria dilagante. Piuttosto di correre il rischio di essere messi per qualche mese o anno alla gogna per presunti abusi d’ufficio o per presunta interruzione di pubblico servizio molti sindaci e altri amministratori locali tendono a non intervenire preparandosi frattanto ad assumere il ruolo ben più comodo e politicamente redditizio di portavoce delle proteste dei danneggiati e dei parenti delle vittime.

Quando poi viene il momento di analizzare come è stata gestita l’emergenza, l’ultima cosa che si riesce a ricavarne sono delle buone lezioni per il futuro. Siccome l’analisi avviene sempre all’ombra di qualche “fascicolo” aperto da qualche Procura della Repubblica, la prima preoccupazione di tutte le parti in causa è quella di mettersi al sicuro da eventuali iniziative giudiziarie. Ognuno per così dire chiude i compartimenti stagni, e conseguentemente diviene in pratica impossibile accertare proprio quelle carenze di sistema che in realtà sono di solito i veri meccanismi moltiplicatori delle catastrofi.

Una catastrofe naturale infatti è in sintesi l’esito dell’incontro tra un evento naturale intenso e poco frequente da un lato, e dall’altro un certo grado di organizzazione tecnica e sociale. Nella misura in cui tale organizzazione è adeguata, l’impatto dell’evento naturale suddetto diviene minimo. Più che alla ricerca di capri espiatori è a questo che si deve innanzitutto puntare.

29 gennaio 2017

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a Rigopiano e l’inutile caccia ai capri espiatori

  1. Francesco22 ha detto:

    Davvero gran rispetto per la vita il suo.

  2. mi dice un amico di Chieti che nel luogo della tragedia e’ esistito per centinaia di anni un monastero. Sara’ interssante verificare questa notizia storica, Grazie comunque a Robi Ronza e sempre una preghiera per tutte le vittime.

  3. Francesco22 ha detto:

    A voi interessano più le maniere da damerini che la verità! Delle vittime Maurizio se ne frega, per lui meglio degli incompetenti dai modi gentili così quando ti fregiano lo fanno con stile.

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