La decisione di Trump riguardo a Gerusalemme: una scelta da cui si può magari dissentire, ma che certamente non è l’idea avventata di un matto né tanto meno di uno stupido

Dando attuazione a una legge, che il Congresso aveva votato a larga maggioranza “bipartisan” nel 1995 ma che sin qui non era mai stata applicata, e che il Senato degli Usa aveva ribadito con voto unanime non più di sei mesi fa, ieri il presidente americano Trump ha ordinato il trasferimento dell’ambasciata degli Stati Uniti in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

Avvalendosi di un loro specifico potere di rinvio in materia di politica estera, i predecessori di Trump, con decisione ripetuta ogni sei mesi, avevano sempre rimandato tale decisione, e così aveva fatto finora  egli stesso. Tra l’altro poi, al termine della sua dichiarazione di ieri, Trump ha sottoscritto un nuovo rinvio di sei mesi anche se, questa volta, per dare tempo ai suoi uffici di organizzare il delicato trasloco.

Le parole con cui Papa Francesco ha lanciato “un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo” di Gerusalemme, che molti telegiornali e giornali hanno riferito in modo che sembrasse fossero una sua reazione all’ annuncio di Trump, in realtà sono state pronunciate a Roma al mattino, nel corso dell’udienza generale del mercoledì, ovvero circa dieci ore prima che il presidente Usa dichiarasse a Washington la sua decisione. Molta stampa ha poi dato tale notizia in modo da indurre a credere che l’espressione status quo si riferisca all’attuale stato di cose in generale riguardo alla città, mentre invece nel caso di Gerusalemme si tratta di una formula di contenuto molto specifico: si riferisce infatti allo status quo non della città tout court bensì dei Luoghi Santi rispettivamente ebraici, cristiani e musulmani nonché all’amministrazione e alla sicurezza della Città Vecchia, il centro storico ancora totalmente cinto da mura (di epoca ottomana) nel quale si trovano tutti i Luoghi Santi di maggior rilievo.

L’appello del Papa trova peraltro  pieno riscontro nella dichiarazione di Trump. “Nel fare questo annuncio”, egli  ha affermato testualmente, “voglio anche essere molto chiaro su un punto. Con questa decisione (…) non prendiamo alcuna decisione definitiva su problemi di status, compresi quelli relativi allo specifico ambito della sovranità israeliana in Gerusalemme, o alla soluzione di problemi riguardo a confini che vengono contestati. Tali questioni sono in capo alle parti in causa”. E ha poi aggiunto: “Lancio un appello a tutte le parti in causa perché sia mantenuto lo status quo dei Luoghi Santi di Gerusalemme, compreso il Monte del Tempio, noto anche come Haram al-Sharif”.

Sia la registrazione audiovisiva che la trascrizione integrali del testo delle parole del Presidente americano sono accessibili sul sito ufficiale della Casa Bianca, e dunque alla diretta portata di chiunque comprenda l’inglese. L’appello del Papa più sopra ricordato è pure accessibile a chiunque sul sito ufficiale della Santa Sede, in questo caso in primo luogo in lingua italiana.

Nella sua dichiarazione Trump spiega dettagliatamente le ragioni della sua scelta. Rimandando comunque chi voglia farsene un’idea esauriente all’ascolto o alla lettura dell’originale (un breve testo, 1252 parole) ne traduciamo qui un certo  numero di passaggi:

“Quando entrai in carica promisi di guardare alle sfide del mondo con occhi aperti e con idee molto nuove. Non possiamo risolvere i nostri problemi sulla base di presupposti già dimostratisi fallimentari e ripetendo le medesime strategie fallimentari del passato (…)”

“per oltre vent’anni ogni mio predecessore ha esercitato il suo diritto di rinvio (waiver)”.

“Dopo oltre vent’anni di rinvii non siamo giunti più vicini a un accordo durevole tra Israele e i Palestinesi. Sarebbe da matti presupporre che la stessa formula possa oggi dare un risultato diverso o migliore. Perciò sono giunto all’idea che sia venuto il tempo di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele (…) Ho valutato che questo modo di agire sia quanto di meglio si può fare tanto nell’ interesse degli Stati Uniti d’America quanto ai fini della ricerca della pace tra Israele e i Palestinesi (…). Israele è un Paese sovrano che come ogni altro Paese sovrano ha il diritto di stabilire quale sia la sua capitale. Riconoscere tale dato di fatto è una condizione necessaria per conseguire la pace”.

Si aggiunga che nella dichiarazione Trump parla poi della capitale israeliana come di una “capitale posta nella città di Gerusalemme”, il che apre all’idea che nella medesima città possa esservi pure un’altra capitale sul modello (citato spesso in sede diplomatica anche se quasi mai in Italia) della città di Roma. Il grande centro urbano del Lazio è infatti capitale sia dello Stato della Città del Vaticano che dello Stato italiano. Un apposito trattato regola i rapporti di prossimità fra i due enti entrambi sovrani e a Roma risiedono due diversi corpi diplomatici, accreditati rispettivamente l’uno presso la Santa Sede e l’altro presso la Repubblica italiana (anzi tre, compreso quello accreditato presso il Sovrano Ordine di Malta).

Ci siamo dilungati a descrivere in dettaglio tutti questi dati di fatto per  dare la misura di quanto settario e prevenuto sia l’atteggiamento del grosso della stampa più diffusa nei riguardi dell’attuale presidente degli Usa da cui si può anche dissentire, ma che di certo non è un matto né tanto meno uno stupido.

7 dicembre 2017

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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