Notizie false (fake news): per difendersene bastano la retta coscienza e il buon senso. Non c’è bisogno dell’aiuto, sempre pericoloso, del Principe

C’è qualcosa quantomeno di paradossale in tutto il gran parlare che adesso si sta facendo delle  notizie false o distorte (fake news). Siamo di fronte a una colossale scoperta dell’acqua calda.  Quella della notizia falsa o distorta è un’arma antica migliaia di anni. Se ne faceva già uso ai tempi della guerra di Troia. Un amico mi ha poi fatto notare che è anzi ben più antica, come il fatale dialogo tra Eva e il Serpente già nel Genesi dimostra.

Importanti vie di tutte le nostre città sono intitolate a statisti e a condottieri le cui glorie politiche e militari furono in tutto o in parte frutto dell’uso spregiudicato di false notizie.

Per venire più vicino a noi, negli anni della Guerra fredda gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica  facevano a gara per influire sugli esiti degli appuntamenti elettorali sia in Italia che altrove tanto con campagne di disinformazione quanto con altre forme di pressione e con finanziamenti occulti. Tuttora la Cia e altre agenzie governative di Washington spendono ingenti somme per operazioni del genere nei più diversi Paesi del mondo. La Russia spende oggi molto meno di quanto allora spendesse l’Urss, ma soltanto perché ha meno risorse. E che dire poi di campagne come quelle che ispirano la mobilitazione giudiziaria permanente contro Berlusconi?

D’altra parte non si vede perché l’eventualità della menzogna dovrebbe valere soltanto nella sfera dell’interpersonale e del privato. Sussiste eccome anche nella sfera del pubblico; e sia nell’uno che nell’altro caso gli strumenti principali di difesa sono la coscienza, la capacità di memoria e di confronto, l’indipendenza di giudizio, e prima ancor il buon senso delle persone. La preparazione  è ovviamente di grande aiuto, ma in fondo non è determinante.  L’esperto smaschera il falso più fretta, ma qualunque persona di buon senso ci può riuscire, anche se più lentamente. E questo perché è proprio vero che, come dice il proverbio, le menzogne hanno le gambe corte. D’altra parte, siccome in tutte le cose più importanti la storia va piano, capire tutto e subito è molto utile ma non indispensabile. L’importante è soprattutto capire, e non restare in quel turbine di notizie o false o distorte in cui consiste buona parte dell’informazione oggi.

Oltre che dalla scoperta dell’acqua calda di cui si diceva l’attuale polverone sulle notizie false è caratterizzato da un altro elemento stravagante: la presunzione che le operazioni in questione siano ineluttabili, ossia che il proverbiale uomo della strada ne venga certamente condizionato in modo assoluto. Ma chi l’ha detto? La stessa vittoria elettorale di Donald Trump su Hillary Clinton malgrado il quasi totale schieramento della stampa americana a favore di quest’ultima dimostra quanto poco onnipotenti siano i presunti maghi dell’organizzazione del consenso.

Ciò di cui ci si deve piuttosto preoccupare è la proposta oggi ricorrente di risolvere il problema delle notizie false mediante meccanismi istituzionali di controllo, che in quanto istituzionali sarebbero governati da “addetti ai lavori”, ossia dal potere, dal Principe. All’ombra di nobili motivi si aprirebbe in realtà la porta a nuove e insidiose forme di censura.

 

11 dicembre 2017

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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