Le Dat, il buio della crisi, la falsa coscienza di Gentiloni e le orribili lacrime di gioia di Emma Bonino e dei suoi

“Un passo avanti per tutti in termini di civiltà per il Paese e di dignità per la persona umana. Quindi sono molto soddisfatto”: queste parole con cui il premier Paolo Gentiloni  ha commentato l’approvazione definitiva della legge sulle cosiddette Disposizioni anticipate di trattamento, Dat, sono tragicamente significative. Insieme alla foto, apparsa sulle prime pagine di tanti giornali, di Emma Bonino e di  altri radicali assisi nella tribunetta d’onore del Senato, che piangono di gioia al momento di tale approvazione, le parole di Gentiloni danno tutto il segno della crisi umana, ben prima che politica, in cui siamo immersi. La falsa coscienza di cui il premier dà prova nel modo che gli è solito, mesto e  sfuggente nella forma ma perentorio nella sostanza, ispira quasi compassione. Un certo orrore suscitano invece le lacrime di gioia di Emma Bonino e dei suoi.

Al di là dell’eufemismo, con la legge sulle Dat si è aperta la strada all’eutanasia, per di più nel modo peggiore. Si sta parlando della normalizzazione e della legalizzazione di un caso di omicidio, un altro dopo quello relativo all’aborto. Ci si può anche immaginare che qualcuno possa pensare a gesti del genere come a un male minore, a qualcosa cui rassegnarsi come a una resa inevitabile. Che però qualcuno arrivi fino a salutarne la legalizzazione con lacrime di gioia ha  qualcosa di mostruoso.

In un Paese dove l’anno scorso sono nati 120 mila bambini in meno dell’anno precedente, e che non riesce a ridare ai suoi giovani speranza di futuro, le priorità di chi oggi detiene il potere reale — mediatico ed economico prima che politico — non sono state la crescita e lo sviluppo umano bensì la sterilità intrinseca dell’omosessualità, celebrata con l’introduzione nell’ordinamento di uno pseudo-matrimonio mascherato da unione civile, e adesso l’eutanasia, mascherata da “biotestamento”. Sono questi infatti gli unici risultati di rilievo del governo di “sinistra” nato con Renzi e che ora si conclude con Gentiloni.

Non c’era alcun bisogno di ulteriori specificazioni giuridiche a proposito del fine vita. Bastavano le norme già vigenti. Con le nuove norme in effetti si punta non a chiarire i termini della questione bensì a spingere verso l’eutanasia come a un modo normale di concludere la propria vita. Anzi come al modo ideale: a leggere certi editoriali e a sentire certi commenti radiofonici e televisivi sembra infatti che l’eutanasia sia un gesto esemplare di libertà e di dignità, e  la morte  naturale sia invece una cosa da babbei.

Ancora una volta, come già avvenne in casi simili (si pensi all’aborto), la procedura è sempre la medesima: l’enfatizzazione di casi-limite; la mistificazione di concetti fondamentali (si pensi qui all’ idea di dignità spacciata come qualcosa di estrinseco e non di intrinseco); una lunga e forte campagna mediatica a senso unico, caratterizzata dalla continua affermazione non dialogata di ciò che si vuole imporre; e infine di pari passo una sistematica censura di ogni altra posizione.

Non entriamo qui nel dettaglio su cui già altri si sono soffermati in modo preciso e ben documentato. Rimandando a questi commentatori, tocchiamo qui su un altro aspetto della questione: quello del danno al bene comune. Incentrate tutte come sono sull’autodeterminazione e sull’autoaffermazione del singolo forte e in buona salute, queste culture così spesso spacciate per progressiste sono in effetti profondamente anti-popolari.  Il modello di persona e di vita umana, che i radicali hanno con tanta efficacia imposto agli orfani del progressismo marxista,  è quello di un individuo senza memoria e senza un progetto di vita che vada oltre se stesso; un individuo che sta bene al mondo finché gli riesce di consumare golosamente tutto quello che può di tutto quello che c’è; un individuo che non ha alcun interesse a lasciare al mondo qualcosa di nuovo e di suo, e che perciò  tende tra l’altro a non avere figli. Si può uscire da una crisi epocale, come quella scoppiata nel 2008, con un uomo del genere? Evidentemente no.

 

15 dicembre 2017

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Le Dat, il buio della crisi, la falsa coscienza di Gentiloni e le orribili lacrime di gioia di Emma Bonino e dei suoi

  1. Francesco22 ha detto:

    Lei si meraviglia sig. Ronza? Dopo cinquant’anni di cattocomunismo? Con Amicone che fa campagna elettorale con Pannella solo pochi anni fa? Con Carron e Farina che vanno a braccetto con Bertinotti? Con il vostro giornale che incensa Augias? Sarà contento Francesco che ha grandissima stima della Bonino. Cattolici risparmiateci i vostri lamenti e meditate in silenzio.

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