La cassetta degli attrezzi del Presidente e la risposta ai problemi reali del Paese

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 3 gennaio 2018

Come il presidente Sergio Mattarella ha ricordato nel suo tradizionale messaggio televisivo di fine d’anno, in questo 2018 ora appena iniziato la Costituzione italiana compie settant’anni: un’ età rispettabile per una persona, ma pochi attimi per  la carta fondamentale  di una Repubblica che soltanto meno di due anni prima aveva preso il posto di un Regno compromessosi con il fascismo e poi finito con esso.

Nel suo messaggio, il cui testo integrale è raggiungibile sul sito http://www.quirinale.it, Mattarella ha preso spunto da questo anniversario per un appello a recarsi alle urne quando il prossimo 4 marzo  avranno luogo in Italia le votazioni per il rinnovo del Parlamento nazionale. “Le elezioni aprono, come sempre”,  ha detto fra l’altro, “una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese. Mi auguro un’ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese”. L’appello non è rituale: in Italia, dove la disaffezione dei cittadini verso la politica non cessa di crescere, si teme che dalle votazioni del 4 marzo prossimo esca un Parlamento debole per carenza di legittimazione democratica in quanto votato da meno della metà degli aventi diritto al voto.

D’altra  parte l’ incapacità dell’attuale ceto politico di dare serie risposte ai grandi problemi del Paese è tale da mettere seriamente alla prova la buona volontà anche degli elettori più motivati. Nella graduatoria mondiale del tasso di occupazione (persone occupate in proporzione agli abitanti), che vede la Svizzera al secondo posto con il 79,6 per cento, preceduta dalla sola piccola Islanda con l’86,3 per cento, l’Italia è al quarantesimo posto con il 57,2 per cento. E’ insomma un Paese dove strutturalmente manca il lavoro. Creare le condizioni perché l’economia sia produttiva, e quindi crei posti di lavoro, è uno dei primi compiti della politica: se tale è invece la situazione ciò significa che il ceto politico nel suo insieme non è all’altezza delle urgenze del momento. Perciò è comprensibile diventino sempre più numerosi coloro che, non sperando più nulla dalla politica in quanto tale, scelgono di  disertare le votazioni.

E’ una scelta che nella situazione italiana può divenire obiettivamente irresponsabile dal momento che il vuoto causato dalla delegittimazione delle istituzioni democratiche apre la via alle peggiori avventure. Soltanto però delle ottime alternative  possono far cambiare idea a chi sia giunto a una scelta del genere. E per il momento queste ottime alternative non si vedono. In questo quadro tanto più sorprende che nel suo discorso Mattarella abbia dedicato all’attuale situazione socio-economica dell’Italia parole che attengono più alla letteratura che alla politica: “Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere. (…) Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono. (…)”.

Guardando in particolare le cose dall’Italia del nord, più sviluppata ma anche più esposta alle sfide della globalizzazione, non si può non avvertire un senso di disagio. Secondo il presidente della Repubblica italiano “La cassetta degli attrezzi” per risolvere tutti i grandi problemi del Paese, “è la nostra Costituzione” (…). E il quarantesimo posto nella graduatoria del tasso di occupazione di cui si diceva? E il prelievo fiscale vicino al 50 per cento del prodotto interno lordo? E l’IVA al 22 per cento? E il disinteresse per la riqualificazione della rete delle infrastrutture di collegamento tra la pianura padana e il resto dell’Europa, a partire dall’assenza di qualsiasi impegno per la continuazione fino a Milano di AlpTransit, il nuovo collegamento ferroviario veloce attraverso le Alpi centrali? Se fosse vero che in quella cassetta giacciono da settant’anni tutti gli attrezzi che bastano per risolvere tali problemi diventa inevitabile domandarsi perché in tutto questo tempo nessuno li abbia mai usati.  Speriamo che nei mesi della campagna elettorale che ora inizia salti fuori anche qualcos’altro.

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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