Il caos dell’immondizia a Roma: una questione in primo luogo culturale

Soltanto all’ apparenza molto tecnica (nel senso più ristretto della parola), la crisi del sistema di smaltimento dei rifiuti a Roma, come negli anni scorsi a Napoli e altrove nella Penisola, è invece in primo luogo una questione culturale. Senza coglierne dunque questo primario aspetto si rischia di non riuscire mai a risolverla. E d’altra parte il caso riveste un’importanza politica generale, che va anche oltre la pur urgente questione specifica.

In un’economia moderna, come quella in cui viviamo, il trattamento dei rifiuti è un’attività industriale come tante altre,  e la loro raccolta è un servizio pubblico come tanti altri. E anche grazie alle tecniche di cui oggi disponiamo, se lo si fa come si deve, è un ciclo produttivo che in ogni fase può essere efficiente e non penoso per i suoi addetti.  A una condizione però, appunto culturale e non tecnica: che cioè ci si metta alle spalle l’antichissimo tabù della contaminazione. Finché infatti permane l’eco di tale tabù, come accade nelle regioni relativamente meno moderne del nostro Paese, tutto ciò che attiene alla raccolta e al trattamento dei rifiuti diviene qualcosa di…intoccabile. Diventa cioè intoccabile da un punto di vista non solo materiale ma anche amministrativo, legislativo, organizzativo, imprenditoriale.  Le imprese e gli investitori più seri se ne tengono perciò lontani aprendo così un vuoto che viene poi troppo spesso riempito da imprese e da  imprenditori marginali, non di rado vicini a mondi oscuri. L’intero ciclo della raccolta e del trattamento dei rifiuti finisce poi per essere segnata in ogni sua fase dalla ripugnanza e dall’incuria; con i risultati che si vedono a Roma, a Napoli e anche altrove. Guai poi anche solo a parlare di un impianto di incenerimento o di una discarica controllata. Al solo balenare di una tale ipotesi la rivolta popolare guidata dai sindaci è sicura. Inutile far presente ad esempio che alle porte di Milano e di Brescia ci sono grandi impianti di incenerimento contro cui nessuno si mobilita, o che in diversi comuni lombardi grosse discariche controllate sono state aperte senza insurrezioni in base ad accordi che garantiscono la loro corretta gestione, stabiliscono con certezza per quanti anni saranno in funzione e assicurano alle amministrazioni comunali adeguati contributi a titolo di compenso. Un’altra conseguenza del tabù della contaminazione è infatti la pretesa che ciascun comune, anzi ciascun quartiere se fosse possibile, riclicli o smaltisca tutti i propri rifiuti sul posto, il che non ha senso. D’altra parte, se sono fatti e gestiti come si deve, sia i punti di raccolta nell’abitato che il trasporto a distanza dei rifiuti non sono fonte di disagio.

Finché tale soglia culturale non viene superata trova poi facile spazio il peggio della politica, come bene si vede in queste settimane nel caso di Roma. E’ infatti evidente che i vari e opposti partiti al potere rispettivamente nella città, nel Lazio, e nelle Regioni con capacità di smaltimento ancora disponibile, si giocano tra loro la partita mirando a trarre vantaggio politico dalla questione più  che a risolverla. Resta però intatto a monte il problema culturale di cui si diceva, da cui tutto il resto deriva per conseguenza  Se in Lombardia, e anche altrove (comprese diverse città del Sud) i rifiuti non sono più un problema ciò  accade perché il superamento del tabù della loro ”intoccabilità”  ha reso possibile la riqualificazione dell’intero processo.

Il caso limite dei rifiuti diventa allora anche una buona occasione per capire che alla radice di qualsiasi grande problema politico e amministrativo stanno sempre delle scelte o delle prese di coscienza culturali ignorando o prescindendo dalle quali ci si condanna o al fallimento o all’ eventuale pretesa di sbloccare la situazione con la furbizia o con l’uso della forza,  a lungo andare sempre sterili.

10 gennaio 2018

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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