Arriva Carlo Calenda, er Macron de noaltri

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo,  Lugano, 21 febbraio 2018

Colpo di scena nella sempre più sconfortante campagna elettorale in corso in Italia. A quel che ieri si leggeva su la Repubblica è in arrivo un uomo che “rompe gli schemi e trova la popolarità, (…) l’uomo dell’élite che parla al popolo senza scivolare nel populismo, difende  l’interesse nazionale senza proporre la via del protezionismo (…)”. Uno “strano fenomeno politico”: insomma quel che si dice una specie di «avatar» di Emmanuel Macron. Si tratta del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, tra l’altro nipote del famoso regista Luigi Comencini, che nel 1984 lo fece recitare da bambino nello sceneggiato televisivo Cuore (era lui lo scolaro protagonista Enrico Bottini). Nato a Roma nel 1973 e cresciuto alla scuola di Luca Cordero di Montezemolo, manager già alla Ferrari e poi a Sky Tv, secondo il blocco di grandi interessi cui la Repubblica dà voce è Carlo Calenda, a quanto pare, …er Macron de noaltri.

Sull’onda delle emozioni recentemente suscitate dai “fatti di Macerata”, il centrodestra, già oggi in vantaggio, il 4 marzo prossimo potrebbe anche ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Preoccupato da tale prospettiva, il blocco dei grandi interessi sin qui schierati a sostegno del centrosinistra (di cui la stampa più letta e più diffusa è l’eco fedele) nell’arco di pochi giorni ha cambiato linea schierandosi a favore di una “Grosse Koalition” sul modello tedesco. Con l’intento di disarcionare in un sol colpo sia Renzi che Berlusconi adesso punta su un ippogrifo principalmente a due gambe, fornite per lo più da Forza Italia e dal Pd, più altre varie ed eventuali gambette; con appunto in sella, secondo come butta, o il premier uscente, Paolo Gentiloni o il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

Nei giorni scorsi la Embraco, un’azienda brasiliana legata alla multinazionale Whirlpool, ha annunciato la chiusura dopo 24 anni di un suo stabilimento a Riva di Chieri, in Piemonte, con il conseguente licenziamento di quasi 500 operai e impiegati. I compressori per frigoriferi che finora aveva prodotto a Riva di Chieri verranno da adesso in poi fabbricati sempre nell’Unione Europea e nell’eurozona,  ma in Slovacchia. Viene ancora una volta al pettine un nodo che risale non a oggi ma al 2004, a quando cioè entrarono nell’Unione otto Paesi dell’Europa orientale, tra cui la Slovacchia, dove la pressione fiscale sulle imprese e il costo del lavoro sono molto più bassi  che in Italia. Per reggere alla loro concorrenza si imponevano perciò nell’Europa occidentale delle riforme di politica fiscale e di politica industriale che invece in Italia non vennero mai fatte. E adesso ogni anno che passa il conto di tale dissennata inerzia, imposta dai sindacati, diviene più salato.

Alla notizia della chiusura dello stabilimento della Enbraco il ministro Calenda ha fatto a parole fuoco e fiamme. Nella sostanza non ha fatto nulla perché nulla può fare, ma si è così assicurato i titoli di prima pagina sui giornali che gli occorrevano per catapultarsi alla ribalta della vita pubblica del Paese. Sa essere infatti molto più politico di quanto vuol far credere. Da quando, al tempo del governo Letta, è salito al vertice del ministero dello Sviluppo economico non ne è più disceso restandovi ben saldo anche nei due governi successivi. Prima come vice e più tardi come ministro in sostituzione di Federica Guidi spazzata via dell’avvio di indagini giudiziarie che la riguardavano, poi rapidamente archiviate dopo le sue giudiziose dimissioni.

Sin qui quanto si prospetta in sede nazionale. Resta frattanto in tutta la sua importanza il caso del voto per il rinnovo del parlamento regionale (Consiglio) della Lombardia, esso pure in programma il 4 marzo, dove la vittoria del centrodestra è quasi certa. La Lombardia ha più abitanti di 17 Stati membri dell’Unione Europea su 28, e produce circa un quarto del Pil italiano essendo al primo posto in tutti i settori: dalla finanza alla ricerca, dall’industria all’agricoltura. Paragonabile come peso e come dimensione economica più a un Land tedesco che a qualsiasi altra Regione italiana, la Lombardia ha in Italia un peso socioeconomico fuori scala rispetto a tutto il resto del Paese. Per chi sarà al potere a Roma potrà essere o di grande sostegno o di grande alternativa. E’ inoltre una regione di frontiera, anche per questo assai attenta alle relazioni internazionali, e tra l’altro specificamente interessata alla valorizzazione di Alptransit (la nuova linea ferroviaria a grande capacità che, grazie a un tunnel di base lungo 57 chilometri inaugurato nel giugno 2016, collega ora velocemente il Canton Ticino a Zurigo e quindi al bacino del Reno. Ndr). Perciò anche l’esito delle votazioni regionali lombarde del prossimo 4 marzo merita di venire  considerato attentamente.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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