4 marzo. Elezioni regionali in Lombardia, un appuntamento già importante, ma che potrebbe diventare importantissimo

Domenica 4 marzo c’è un appuntamento elettorale di cui le tv e la stampa nazionale parlano ben poco, ma che invece potrebbe infine rivelarsi importante, se non il più importante. Si tratta del voto per il nuovo Presidente e per il nuovo Consiglio regionale della Lombardia.Tanto più se dalle elezioni di domenica uscisse un Parlamento incapace di dar vita a  un governo nazionale organico e stabile, l’esito del voto  lombardo verrebbe ad assumere un peso ben più che regionale.

Sommandosi alla maggiore stabilità del potere esecutivo e alla maggiore legittimazione democratica del potere legislativo, che la Costituzione  e la legge elettorale vigenti garantiscono ai governi regionali, il suo peso particolarissimo nel contesto italiano  dà potenzialmente alla Lombardia un cruciale ruolo politico anche del Paese nel suo insieme. Se tale potenzialità solo di rado ed episodicamente è divenuta attuale ciò si deve quasi soltanto al sin qui scarso interesse dei lombardi per la politica. Uno scarso interesse che ha precise radici storiche, ma che le urgenze del nostro tempo impongono di superare.

Non sempre viene avvertito che sia per popolazione che per quantità e qualità della struttura socio-economica la Lombardia è un regione fuori scala in Italia. Ha 10 milioni di abitanti, ossia quasi il doppio di quelli del Lazio e della Campania, le due regioni che si contendono il secondo posto nella relativa graduatoria; e ben ha oltre il doppio degli abitanti del Piemonte e rispettivamente del Veneto, le altre due maggiori regioni dell’Alta Italia. Non soltanto  la Lombardia — che ha più abitanti di 21 Stati membri dell’Unione Europea su 28 — è dunque demograficamente ed economicamente più confrontabile con Länder tedeschi come il Baden-Württemberg o la Baviera che con altre regioni italiane, ma anche gode di una straordinaria centralità socio-economica. E’ infatti in Italia la prima regione nel medesimo tempo nel campo dell’’industria, dei servizi, dell’agricoltura, della finanza, della ricerca e così via. In questo è un caso unico in Europa: nemmeno in Germania si registra infatti in  un solo Land un’analoga concentrazione di primati.

Venendo poi al confronto in termini di qualità della pubblica amministrazione e di razionalità della spesa pubblica tra la Lombardia e lo Stato, è a tutti noto quanto quest’ultimo avrebbe da guadagnare se facesse propri i modelli organizzativi e gli standard di qualità di tale Regione. Tutto ciò pesca in buone tradizioni e buone pratiche pregresse, ma è di certo principalmente un frutto innegabile del lavoro dei governi regionali presieduti da Roberto Formigoni. La realtà dei fatti conferma che i buoni frutti di quei quasi vent’anni di governo (1995-2013) contano ben di più di qualche improvvido tuffo nel mare dei Caraibi, e anche ben di più di processi per atti qualche volta inopportuni ma non illeciti. Processi che perciò in capo a qualche anno sfociano regolarmente in assoluzioni circondate da un silenzio mediatico tanto grande quanto grande era stato il clamore che ne aveva contraddistinto l’avvio.

Quella filosofia di governo, sempre largamente condivisa dai Consigli regionali del tempo, aveva trovato la sua formulazione di principio in un nuovo Statuto d’autonomia che il Consiglio regionale votò quasi all’unanimità nel maggio 2008. Raccogliendo il consenso sia della maggioranza di centrodestra che di quasi tutta l’opposizione, tale Statuto — predisposto da una Commissione speciale presieduta dal consigliere regionale del Pd Giuseppe Adamoli — venne approvato con 59 voti a favore, 7 astenuti e un solo voto contrario su 67 votanti. Si tratta di una carta non solo più avanzata della Costituzione italiana, ma anche forse unica al mondo per un decisivo aspetto: l’affermazione della precedenza e del primato della persona umana rispetto alle istituzioni politiche.   “La Regione”, sancisce infatti il suo art.2 al primo comma, “riconosce la persona umana come fondamento della comunità regionale e ispira ogni azione al riconoscimento e al rispetto della sua dignità”.  Segue nel medesimo articolo un dettagliato elenco di principi e di obiettivi. In particolare i 16 obiettivi indicati nel suo comma 4  costituiscono nell’insieme un organico progetto politico auspicabile non solo per la Lombardia ma anche per tutta l’Italia. E’ un elenco che vede al primo posto “il diritto alla vita in ogni sua fase” cui seguono la tutela della famiglia “come riconosciuta dalla Costituzione”, il sostegno del lavoro “come espressione della persona”, il riconoscimento del positivo ruolo pubblico della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose riconosciute, l’impresa “come fondamento, insieme al lavoro, del sistema economico e produttivo” e così via.

Il principio di sussidiarietà,  cui nella Costituzione italiana si fa cenno solo in modo parziale e implicito, per la Lombardia è invece una pietra angolare. A tale principio viene dedicato l’ intero articolo 3 dello Statuto. La Regione, si legge al suo primo comma, “ispira la sua azione legislativa e amministrativa al principio di sussidiarietà”. Trattandosi di un documento facilmente accessibile in Internet  non ci soffermiamo oltre nel dettaglio sui suoi contenuti, ma invitiamo chiunque volesse saperne di più ad andarselo a leggere di persona soffermandosi in particolare sul suo Titolo I “Principi generali”. Se a Roma ancora una volta non si riuscissero ad avviare quelle riforme che sono ormai sempre più urgenti, un’azione politica che prendesse democraticamente le mosse dalla Lombardia avrebbe dunque tutte le carte per proporsi come alternativa.

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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