Dopo le elezioni: la realtà dei fatti e quel che c’è di grottesco

C’è  qualcosa di grottesco in questi giorni in Italia tra l’alternarsi sulle prime pagine dei giornali  e dei telegiornali del faccione di Salvini e del faccino di Di Maio da una parte;  e dall’ altra della galleria di tragiche immagini dalla Siria e dal Mediterraneo. Per non dire di tutto ciò che giunge di cruciale, seppur non di tragico, da Washington, da Mosca, da Berlino e da altre grandi ribalte del potere nel mondo. Il divario tra le urgenze del momento e la qualità del dibattito politico post-elettorale nel nostro Paese lascia senza fiato. In un Paese come il nostro che, in forza sia della sua storia che della sua geografia, dipende in larga  misura dalla sua politica estera, la vita politica si sta risolvendo ancora una volta in una grande lite di cortile.

Frattanto l’Italia assiste con le mani in mano al procedere del progetto di Macron di trasformare l’Unione Europea in un club franco-tedesco quando invece avrebbe tutto l’interesse a frenare questo maldestro progetto egemonico. Sia con Renzi che con Gentiloni i governi del Pd hanno perso tempo in una politica del “vengo anch’io” cui Parigi e Berlino hanno sempre risposto in coro “no, tu no”. Adesso che  diversi Stati membri non solo dell’est ma anche del nord sono giustamente preoccupati di tale prospettiva l’Italia avrebbe tutti i numeri per diventare il loro primo referente, ma non c’è.

Riempiendo il vuoto che il ritiro degli Usa dal Mediterraneo sta aprendo, e che l’Europa non si preoccupa di riempire, spargendo lacrime e sangue  la Russia e la Turchia tornano in forze nel Vicino Oriente. Frattanto è pronta a riesplodere in ogni momento la guerra ai confini tra Russia e Ucraina,  che  gli Usa e il loro grande alleato britannico  fanno in modo che continui a covare sotto la cenere. L’Europa danubiana e il Levante, ossia i grandi potenziali mercati di sviluppo del nostro Paese, restano così bloccati, ma che c’importa?  Abbiamo altro a cui pensare.

Le sanzioni contro  la Russia le paghiamo quasi soltanto noi dal momento che nell’elenco dei prodotti oggetto dell’embargo il “made in Italy” è al primo posto. E, tanto per fare un altro esempio, l’industria tessile di Aleppo, distrutta dalla guerra, era un grosso importatore di macchinari italiani.

Nello scorso dicembre al largo delle coste egiziane è entrato in produzione Zhor,  il più grande giacimento di gas nel mar Mediterraneo, che è dell’Eni. Situato a 180 chilometri da Port Said, a 1.500 metri di profondità, Zhor ha un potenziale di risorse di 850 miliardi di metri cubi di gas. Grazie a questa enorme riserva di energia diventa immaginabile un grande progetto di sviluppo dell’Egitto, che con i suoi 92 milioni di abitanti è il baricentro del mondo arabo e del Nord Africa. L’Eni ha lanciato un progetto strategico di riorganizzazione della rete dei gasdotti del Mediterraneo che passa per Cipro (Stato membro dell’Unione Europea) e che implica anche Israele. Qualcuno nel proverbiale Palazzo si rende conto di quali prospettive può aprire un progetto del genere al nostro Paese? Potremmo diventare il primo fornitore di impianti e di competenze (know how) a un Egitto che perciò si trasformasse in una grande economia manifatturiera al servizio dei mercati dell’Africa Nera e del Levante. Per tutto questo però l’Eni non basta. Ci vuole anche una politica estera, e prima ancora una consapevolezza dell’opinione pubblica.

A chi telefonerà oggi Salvini? Nel futuro del Pd c’è più Calenda o più Martina?  E’ degno Romani di diventare presidente del Senato anche se nel 2011 prestò a una sua figlia, che lo usò a man bassa, il telefonino di cui disponeva in quanto assessore del comune di Monza? Per il nostro ceto politico e per la nostra stampa  sono invece queste le cose che contano, il resto può attendere. Quando mai le questioni che davvero importano riusciranno ad avere nel nostro dibattito politico e sulla nostra stampa lo spazio che meritano? Speriamo presto, e comunque prima che sia troppo tardi.

19 marzo 2018

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Dopo le elezioni: la realtà dei fatti e quel che c’è di grottesco

  1. roberto ha detto:

    Articolo che condivido e tweetto.
    Una risposta la da Orson Welles in questa intervista…. https://www.youtube.com/watch?v=_hoHvw_sypQ

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