Italia in cerca di un governo: che cosa può fare Mattarella

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano,  5 aprile 2018

Sono iniziate ieri a Roma le “consultazioni” del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in vista della formazione del nuovo governo italiano. S’intendono con questa parola i colloqui che egli è tenuto a fare sia con un elenco prestabilito di alte personalità politiche (dai presidenti delle due Camere agli ex-presidenti della Repubblica ancora in vita), e sia con delegazioni in rappresentanza dei partiti presenti in Parlamento. Nella tornata di ieri — la più rituale e la prima di una serie prevedibilmente lunga — nulla di decisivo poteva accadere, e nulla infatti è accaduto. Quest’oggi si entrerà un po’ di più in materia essendo la volta delle forze politiche principali: Lega, Forza Italia, Pd,  e infine il Movimento 5 Stelle.

Formalmente in Italia i nuovi governi vengono proposti al voto del Parlamento dal presidente della Repubblica. Di qui il suo obbligo preliminare di procedere a tali consultazioni. Per meglio comprendere il senso di queste procedure vale la pena di riandare rapidamente alle specificità del sistema istituzionale italiano, che è di tipo “parlamentare puro”. Ciò significa che in Italia il Parlamento non solo approva le leggi e il bilancio dello Stato ma anche nomina il governo. E votandogli la cosiddetta “sfiducia” può pure farlo cadere in ogni momento. Diversamente che in Germania il governo in carica può infatti essere fatto cadere anche da una maggioranza incapace di dar vita a un governo che lo sostituisca.

Quello italiano è insomma un sistema istituzionale molto instabile: un sistema che paradossalmente è un’eredità indiretta del fascismo. Elaborata subito dopo la Seconda guerra mondiale e la catastrofica fine della dittatura fascista, la Costituzione italiana venne infatti pensata con la principale preoccupazione di impedire il sorgere di nuove dittature. Siccome Mussolini aveva usato la sua carica di capo del governo come base per trasformarsi in un dittatore, con la nuova Costituzione si volle concentrare tutto il potere politico nel Parlamento, eletto direttamente dal popolo, e ridurre al minimo invece quello del governo. Il risultato è stato però ben diverso da quello che ci si attendeva.  Il potere si è sempre più concentrato nelle mani non del popolo bensì dei partiti fino al massimo della situazione attuale, caratterizzata da una legge elettorale, il cosiddetto “Rosatellum”. In forza di tale legge gli elettori possono soltanto scegliere il numero ma non i nomi dei parlamentari, che vengono invece decisi dai partiti. Il “Rosatellum” prevedeva dei meccanismi che avrebbero dovuto garantire comunque la formazione di un Parlamento con una stabile maggioranza prestabilita.  Con le votazioni dello scorso 4 marzo ciò invece non è accaduto:  nessuna delle due forze più votate — ossia la coalizione di centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia) e il Movimento 5 Stelle —  ha la maggioranza assoluta, mentre il pur sconfitto Partito Democratico di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni ha tanti seggi quanti ne bastano per essere una minoranza ineludibile. Si sono quindi create le premesse perché la crisi del sistema politico italiano non soltanto non si risolva ma anzi si complichi ulteriormente.

Durante la campagna elettorale tutte le forze politiche hanno fatto a gara nel delegittimarsi a vicenda. Ognuna ha chiesto di venire votata affermando di essere l’unica salvezza dal baratro in cui il Paese sarebbe precipitato se qualcun altro avesse prevalso. E fra tutte quella che più si è mossa così è il Movimento 5 Stelle, il singolo partito più votato, che per di più continua sulla stessa strada.  Il suo attuale leader, Luigi Di Maio, da un lato infatti esige per sé l’incarico a premier e dall’altro chiede l’alleanza di una Lega che però rompa con Forza Italia, e di un Pd  che però metta da parte Matteo Renzi. Se le cose dovessero restare così è evidente che l’unica via d’uscita dalla crisi potrebbe essere un governo non formalmente ma realmente proposto dal presidente della Repubblica al Parlamento salvo, in caso di non approvazione, lo scioglimento immediato del Parlamento stesso e il ritorno alle urne. Quello di sciogliere il Parlamento è l’unico importante potere incondizionato del presidente delle Repubblica italiano. Resta da vedere se Sergio Mattarella sarebbe disposto ad usarlo; o anche solo a brandirlo con la faccia di chi sarebbe capace di usarlo davvero.

 

 

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Taccuino Italiano e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.