Bombardamenti sulla Siria: le responsabilità presunte, le ragioni vere e quel che conviene al nostro Paese

Quanto, malgrado la forte e storica alleanza che ci lega,  l’interesse strategico nostro e dell’intera Europa mediterranea e danubiana sia  diverso da quello degli Stati Uniti e dell’Europa nordatlantica ha trovato un’altra conferma nei bombardamenti anglo-franco-americani di questa notte sulla Siria. La loro giustificazione è a dir poco vaga. La stessa BBC scrive che sono stati presi di mira dei “presunti siti di armi chimiche” (alleged chemical weapons sites) in risposta a un sospetto attacco chimico  (suspected chemical attack) dello scorsa settimana su Douma.  Per parte sua la Associated Press definisce l’episodio di Douma, casus belli della rappresaglia, un “apparent chemical attack”.  Sulla stessa linea sono tutte le altre principali agenzie americane. Sapendo bene insomma che la notizia è falsa già si preparano alla smentita che dovranno dare in futuro. Non così le nostre Tv, e in prima fila l’americana Sky Tv, che come spesso accade non esitano a essere più realiste del re.

A parziale consolazione c’è il  fatto (evidente a chi analizzi con attenzione la notizia) che si è trattato di un attacco relativamente molto cauto.  Sono stati presi di mira obiettivi non situati in aree dove sono presenti unità militari russe, ed evidentemente si è fatto sapere in anticipo quali essi fossero. Il governo di Assad  ha potuto  così sgombrarli in modo che le perdite umane venissero evitate o comunque ridotte al minimo. Con tutto questo restiamo però nell’ambito di quel che si potrebbe di nuovo definire il meglio del peggio.

Dando per una volta prova di tutto il coraggio di cui è capace (che non è moltissimo, ma in ogni caso è già qualcosa), il nostro attuale governo ha deciso di non partecipare all’attacco, e così ha fatto la Germania.  Il gigantesco e purtroppo cruento pasticcio che si sta alimentando in Siria dimostra come sia urgente che, all’interno di un’alleanza che resta in ogni caso irrevocabile, i legami tra Stati Uniti ed Europa vengano riequilibrati. Che insomma l’alleanza cessi di essere soltanto nord-atlantica, come fu inevitabile si configurasse quando nacque a seguito della Seconda guerra mondiale. Oggi occorre che diventi il luogo non più della subordinazione di tutti gli altri interessi a quello nord-atlantico, bensì il luogo della sua composizione anche con gli interessi dell’Europa mediterranea e danubiana.

All’Europa mediterranea e danubiana conviene che il Vicino e Medio Oriente, il Levante, sia in pace e in sviluppo; e riassuma così il suo storico ruolo di ponte tra Europa e Asia. Da oltre un secolo i  nord-atlantici mirano invece a spezzare o in ogni caso a bloccare questo ponte.  Non rievoco nei dettagli la crisi siriana, che ho seguito fin dai suoi inizi ( basta per questo inserire le  parole “Siria” o “Assad” nel motore di ricerca interno di questo sito). Mi limito qui ad osservare che essa è semplicemente uno dei tanti episodi di questa secolare vicenda; e sarebbe bello fosse l’ultimo.

14 aprile 2018

P.S.

A ulteriore documentazione segnalo   quanto Patrizio Ricci scrive nel commento dal titolo   “GUERRA IN SIRIA/ Le prove dell’uso dei gas? I video di una Ong pagata dagli Usa” apparso oggi, 16 aprile, su Ilsussidiario.net.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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