Le elezioni nel Friuli-Venezia Giulia, il potere, “Uno di noi” e quello che sta a cuore alla gente

C’è un raggelante contrasto fra i grandi squilli di trombe mediatiche,  che stanno accompagnando l’esito delle elezioni regionali di domenica scorsa nel Friuli – Venezia Giulia, e il fatto che nemmeno la metà degli elettori si è recata alle urne.  Anche in  terre che hanno una forte tradizione democratica nell’arco di pochi anni  la percentuale dei cittadini che partecipano alla vita politica è precipitata ai livelli prima usuali solo nelle parti del Paese in cui la democrazia è più fragile.  E’ questo in effetti il dato più importante, perché più preoccupante, che emerge dalle elezioni nel Friuli – Venezia Giulia. Ovviamente però se ne parla poco o nulla. Ai partiti basta aver ottenuto comunque  il rinnovo del biglietto d’ingresso nelle istituzioni. Tutto il resto è secondario. D’altra parte lo spettacolo  che si rappresenta sul palcoscenico dei media ha sempre meno contatti con i fatti e con i problemi che contano davvero. L’ordine costituito ha delle sue priorità  diverse da quelle del popolo; e non esita ad imporle ricorrendo se necessario a  tutte le forzature e a tutte le  censure che occorrono. Per dare un’idea dell’ampiezza di tali forzature e di tali censure faccio qui due diversi esempi, che attengono l’uno al campo dei legittimi interessi e l’altro a quello dei valori.

Mentre l’Italia continua a restare senza un governo nella pienezza delle sue funzioni,  non solo l’economia non riprende ma in nostra assenza incombono fatti che ci riguardano molto da vicino. Entro il prossimo 12 maggio Donald Trump dovrà infatti decidere se rinnovare o meno il sostegno degli Usa all’accordo sul nucleare con l’Iran. E nel medesimo tempo decidere se rinnovare o meno la sospensione delle “sanzioni secondarie” di Washington contro Teheran, ossia le sanzioni con cui gli Usa mirano a impedire a altri Paesi  di commerciare con l’Iran. L’intero status quo del Vicino e Medio Oriente verrà toccato dall’esito di questa decisione, che non a caso il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha cercato di influenzare questo pomeriggio accusando il governo di Teheran di violare gli accordi sin qui sottoscritti. Il nostro Paese sarebbe comunque uno dei più svantaggiati dalla politica del muro contro muro nei confronti di Teheran, cui peraltro tutti i maggiori Paesi europei sono contrari. Mentre però tutto questo accade l’Italia ha un governo fantasma e un ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che è scomparso dalla circolazione.

Fermo restando che gli interessi, se legittimi, meritano non meno tutela dei valori, facciamo adesso un esempio che riguarda questi ultimi: un caso, a suo modo esemplare, di censura mediatica e di repressione della volontà democratica. Qualche anno fa ben un milione e 600 mila cittadini europei (tra cui 600 mila italiani) firmarono la petizione popolare denominata “L’embrione, uno di noi” per  chiedere  l’introduzione in sede europea del principio della tutela della vita umana embrionale. Una mobilitazione di massa del genere, che già di per sé avrebbe dovuto fare notizia, venne invece accompagnata dal silenzio generale di tutti i grandi media sia del nostro Paese che del resto dell’Europa. Non solo: il 28 maggio 2014 la Commissione Europea la respinse senza consentirne il passaggio alla discussione al Parlamento europeo. I suoi promotori fecero perciò ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione. Qualche giorno fa (la notizia è dello scorso 20 aprile), arrampicandosi sui vetri la Corte ha dato ragione alla Commissione riconoscendole in pratica il diritto, assolutamente antidemocratico, di stabilire quali petizioni popolari possono raggiungere il Parlamento europeo e quali no. E ha colto pure la  circostanza per approvare il finanziamento da parte dell’Unione di programmi di sviluppo nell’emisfero Sud che prevedono anche il sostegno dell’aborto. Secondo la Corte infatti  “il sostegno fornito dall’Unione nel settore medico-sanitario nei Paesi in via di sviluppo contribuisce in modo significativo a ridurre il numero di aborti mediante l’accesso a servizi sicuri ed efficienti” mentre invece “un divieto di finanziamento dell’aborto praticato nei Paesi in via di sviluppo limiterebbe la capacità dell’Unione di realizzare gli obiettivi stabiliti in materia di cooperazione allo sviluppo, segnatamente quello relativo alla salute materna”. Più o meno negli stessi giorni nel presentare l’edizione 2018 del suo annuale Rapporto sui diritti umani il Dipartimento di Stato americano  segnalava invece che nel documento non si parla dell’aborto perché l’aborto non è  un diritto umano. Qualcuno ha mai trovato echi di queste notizie sulle prime pagine dei grandi giornali e telegiornali? Qualcuno ne ha mai sentito parlare nei grandi salotti televisivi?

30 aprile 2018

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Le elezioni nel Friuli-Venezia Giulia, il potere, “Uno di noi” e quello che sta a cuore alla gente

  1. foscobertani ha detto:

    terribile ! grazie di questa segnalazione che fa presagire un nuovo totalitarismo

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