Governo: il rischio incombente di un “mister X imposto dall’Europa”

Taccuino Italiano,  Giornale del Popolo, Lugano,  5 maggio 2018

Dopo due mesi di trattative (e soprattutto di schermaglie)  che non hanno condotto a nulla,  può darsi che dopodomani, lunedì, accada  qualcosa di importante sulla scena politica italiana.  Sia chiaro: qualcosa di importante,  ma non necessariamente qualcosa di positivo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato i principali partiti politici per un ulteriore giro di consultazioni  che si concluderà in giornata. E ha già fatto sapere che se nessuno di essi sarà in grado di proporgli con certezza una maggioranza provvederà egli stesso a nominare un “governo di tregua” guidato da un premier di sua personale fiducia  e  a presentarlo alle Camere.

E’ la via del cosiddetto “governo del Presidente”, che in precedenti puntate di questa rubrica anche noi nel nostro piccolo  avevamo  indicato come  l’unica possibile  nella situazione presente. Dalle elezioni dello scorso 4 marzo, infatti, è uscito un Parlamento bloccato dai veti incrociati di tre schieramenti, nessuno dei quali  ha però tanti voti quanti ne bastano per governare da solo. Se tuttavia da un lato il “governo del Presidente” è l’unica via d’uscita dalla crisi, dall’altro il “governo di tregua”,  ossia il governo del Presidente che si ventila, non può che suscitare delle forti preoccupazioni.  Circolano voci ufficiose secondo cui si penserebbe come premier a qualcuno che in primo luogo sia capace  “di destreggiarsi nei labirinti dell’economia, ma anche (e soprattutto) di farsi rispettare nelle sedi europee”. Se si combinano queste voci  con quanto si legge a proposito dell’Italia nelle appena pubblicate “Previsioni economiche di Primavera” della Commissione Europea diventa purtroppo giustificato il timore del leader della Lega, Matteo Salvini, secondo cui c’è chi vede bene  come premier a Roma “un Mister X imposto dall’Europa”. Nel documento infatti la Commissione — che l’anno scorso aveva devotamenre atteso per mesi e mesi che la Germania si desse un governo – sollecita invece  l’Italia a fare in fretta perché  la sua “instabilità politica” potrebbe provocare effetti negativi sui conti pubblici e, “se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili (…)”.  Dalla lettura del documento per esteso, e dalle voci fatte circolare nella circostanza, non si tarda a capire che più che a delle preoccupazioni si è di fronte a delle minacce.

Per  meglio  capire allora l’anomalia di tale stato di cose occorre considerare che, come dice il suo stesso nome, la Commissione è appunto una commissione: un organo tecnico, non un governo. E d’altra parte non è né adeguatamente legittimata, né adeguatamente controllata da un punto di vista democratico.  Che dunque nelle sue “Previsioni economiche” la Commissione si metta a dare pareri  non richiesti sulla situazione politica di uno Stato membro la dice lunga sull’attuale processo di degrado delle istituzioni europee, che si stanno sempre più  trasformando in un pericoloso focolaio di tendenze tecnocratiche neo-autoritarie.   L’Italia è di fronte a scadenze importanti: urge l’approvazione del cosiddetto Documento di economia e finanza, Def,  preliminare all’elaborazione del bilancio dello Stato; urgono misure volte ad evitare l’aumento automatico dell’IVA, che è già adesso al 22 per cento; urge una nuova legge elettorale  con cui andare quando possibile  a elezioni anticipate da cui esca però  un Parlamento con  una maggioranza certa. Si può accettare  che  questioni di così  grande rilievo per la vita e per l’indipendenza del Paese vengano messe nelle mani  di un pro-console  della Commissione Europea?

Un “governo del Presidente” di altra e diversa natura è possibile solo nella misura in cui le forze politiche oggi in campo in Italia lo consentono. Solo cioè se nell’attuale Parlamento riesce a formarsi una maggioranza in grado di sostenerlo e di lasciarlo lavorare fino alle nuove e non lontane elezioni con la nuova e diversa legge elettorale di cui si diceva. In quanto forza comunque di maggioranza relativa è logico che sia il centrodestra a fare da perno a un tale governo. Lunedì e nei giorni seguenti vedremo se ciò sarà possibile, o se invece diventerà inevitabile l’ alternativa “europea”.  Un’alternativa che  all’Italia costerebbe molto cara.

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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