La mascherata della Corea del Nord di cui tutti parlano; e il caso serio dell’Irlanda di cui non parla quasi nessuno

Anche se in questi giorni la vicenda della Corea del Nord è nei titoli di prima pagina della stampa di tutto il mondo resta il fatto che si tratta di una mascherata. Come già a suo tempo ci sembrò opportuno ricordare (cfr. in questo stesso sito Lo strano caso della Corea del Nord, il paese affamato che sopravvive solo grazie agli aiuti occidentali, ma minaccia attacchi nucleari contro chi lo aiuta, 12 aprile 2017) la Corea del Nord è un Paese di circa 25 milioni di abitanti, con reddito pro capite annuo di circa 696 dollari ( di poco superiore a quello dell’Etiopia ma inferiore a quello del Nepal, tanto per fare qualche esempio). Non è autonoma dal punto di vista alimentare, e non ha i mezzi per comprare quanto le manca sui mercati internazionali. Circa il 70 per cento della sua popolazione non ha perciò accesso al cibo in modo stabile e regolare, e il 28 per cento dei bambini sotto i cinque anni di età soffre di malnutrizione. Quasi un terzo della sua popolazione riesce poi a sfamarsi solo grazie ad aiuti che le giungono dall’estero, quasi esclusivamente da ong occidentali, tra cui in primo luogo l’inglese Oxfam, che dal 1997 è impegnata nella Corea del Nord in programmi umanitari, in programmi di aiuto allo sviluppo, in programmi di aiuto alimentare e in consulenza all’incremento della “produzione alimentare sostenibile”. Non è un dato segreto scovato chissà come. E’ un’informazione che chiunque può trovare sul sito web della Oxfam stessa. Che paura può mai fare un Paese del genere agli Stati Uniti? Che minaccia può mai essere per la pace nel mondo? Svenandosi può lanciare qualche missile nelle acque del Pacifico, ma se facesse sul serio agli Stati Uniti basterebbe muovere un  mignolo per metterlo nell’impossibilità di  nuocere. La saga dell’eventuale ma sin qui mancato incontro tra Trump e Kim Jong-un  è divertente, ma in fin dei conti irrilevante.

C’è invece una notizia di attualità quasi ovunque ignorata che merita ben maggiore attenzione: si tratta del referendum popolare in corso oggi in Irlanda a proposito di un emendamento a tutela della vita che nel 1983 venne introdotto nella sua Costituzione. A norma di tale emendamento l’Irlanda “riconosce il diritto alla vita del non nato e, con la dovuta considerazione dell’uguale diritto alla vita della madre, si impegna nelle sue leggi a rispettare e, in tutta la misura del possibile, a difendere e a sostenere tale diritto”.  Con i suoi meno di cinque milioni di abitanti (metà di quelli della Lombardia) l’Irlanda è un piccolo Paese ma ha un’’immagine” internazionale ben superiore a quello che le sue dimensioni lascerebbero prevedere. Ciò in primo luogo perché nel secolo XIX fu teatro di un esodo di massa nel mondo di lingua inglese tale che, tanto per fare l’esempio più importante, oggi circa 40 milioni di americani hanno negli Usa antenati irlandesi. Infine   nell’Unione Europea è l’unico ad avere nella sua Costituzione una norma del genere. Per tutti questi motivi l’odierno referendum è un evento di grande rilievo tanto più considerando che — diversamente da quanto racconta in Italia la stampa più diffusa — quella dell’aborto legalizzato non è affatto ora nel mondo una marcia trionfale. La maggioranza degli Stati dell’emisfero Sud si oppone con successo in sede Onu alla sua proclamazione come “diritto umano”; e di fronte alle sue gravi conseguenze culturali e sociali negli Stati Uniti è schierato contro di esso un sempre più numeroso movimento popolare in cui lo stesso Trump si riconosce.

Le urne del referendum irlandese si sono aperte questa mattina alle 7 e chiuderanno alle 22. Lo spoglio avrà luogo domani. Sono 3,2 milioni gli irlandesi che si sono registrati per parteciparvi. E’, ribadiamo, un avvenimento da seguire con attenzione.

 

25 maggio 2018

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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