Francia: le crisi del momento e il nocciolo della questione

La chiave di volta di tutto quello che sta accadendo tra noi e la Francia si chiama Zohr, l’enorme giacimento di gas naturale  che l’Eni scoprì nel 2015 in una sua concessione al largo del delta del Nilo in acque territoriali egiziane. Si tratta della più grande riserva di gas naturale del Mediterraneo con riserve stimate in 850 miliardi di metri cubi. Per farsi qualche amico e fare subito corposi incassi l’Eni ne ha poi venduto il 30% alla compagnia russa Rosneft e il 10% alla britannica BP. Questa cruciale operazione, che non vede coinvolte società francesi, ha reso ancor meno sopportabile per Parigi il fallimento del suo tentativo di prendere il nostro posto in Libia, ossia il motivo alla base dell’attacco di Sarkozy al regime di Gheddafi con tutto ciò che ne è seguito. Facendo leva da un lato sul grande gasdotto che già collega alla Sicilia i suoi giacimenti di gas in Libia e dall’altro su Zohr e su una progettata rete di nuovi gasdotti (che tra l’altro via Cipro collegherebbero nientemeno che l’Egitto con Israele), l’Eni ha un progetto che farebbe dell’Italia un motore primario del possibile pacifico sviluppo concordato dell’intero Vicino Oriente. E’ un progetto ardito ma ragionevole, e proporzionato al ruolo che la storia e la geografia assegnano all’Italia nel Mediterraneo, ma frustra la sproporzionata ambizione della Francia di riempire da sola tutto il vuoto che ritirandosi dalla regione gli Stati Uniti stanno lasciando dietro di sé.

Se si tiene conto di tale situazione, per lo più trascurata dai nostri giornali e telegiornali, si comincia allora a capire il perché di tanti attriti che invece di risolversi diventano cronici: dal confuso dopoguerra in Libia al colpo di mano con cui Macron ha impedito a Fincantieri, che pure ne ha assunto la proprietà, di assumere anche il controllo dei cantieri del gruppo francese Stx France; dalla missione militare italiana nel Niger votata a tamburo battente nel dicembre scorso, ma poi rimasta a mezzo perché non gradita alla Francia, fino  appunto agli screzi di questi giorni a proposito della nave Aquarius e del suo carico di migranti irregolari di cui Parigi lamenta la sorte  ma che dall’altro non intende affatto accogliere.

La vera battaglia in corso è un’altra; queste di cui si parla sono soltanto dei diversivi.  Speriamo che l’attuale governo faccia in fretta a rendersi conto che occorre puntare dritto all’obiettivo strategico affrontando beninteso anche queste battaglie secondarie, ma senza lasciarsene invischiare.

14 giugno 2018

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Francia: le crisi del momento e il nocciolo della questione

  1. Giovanni ha detto:

    Grazie. Un chiarimento indispensabile per capire ciò che sta accadendo.

  2. Cisco22 ha detto:

    Un ruolo che l’Italia non ha più dai tempi dell’antica Roma e che potrà recuperare solo recuperando identità e unità! Cose che voi padani maledite un giorno si e l’altro pure.

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