Dopo Pontida: il patetico raffronto, e tutto quello che occorre per vincere non solo le battaglie ma anche la guerra

Provenienti da ogni parte d’Italia, decine di migliaia di persone, assiepate ieri sotto un sole cocente nello storico prato di Pontida (Bergamo), hanno salutato con gioia la consacrazione della nuova Lega blu neo-nazionalista di Matteo Salvini, sorprendente erede della vecchia Lega verde, prima secessionista e poi federalista, di Umberto Bossi. E hanno esultato quando il rifondatore — incurante del rischio di un confronto fra il Ventennio mussoliniano e il Trentennio salviniano che si prospetta — ha promesso loro che il nuovo partito resterà al potere per trent’anni.

Frattanto quattro atlete azzurre tutte di origine non-europea vincevano a Tarragona (Spagna) la staffetta quattro per cento ai sin qui largamente anche se ingiustamente ignorati Giochi del Mediterraneo. Tanto è bastato perché il Pd, gli altri partiti di sinistra e la stampa “illuminata” le presentassero come simbolo e come antidoto a Pontida: ovvero alla clamorosa conferma del cruciale cambio di scena che sta caratterizzando la vita pubblica del nostro Paese, peraltro in sintonia con quando sta accadendo un po’ ovunque non solo in Europa ma nel mondo.

E’ un maldestro raffronto che malgrado tutto ha qualcosa di patetico. Gli atleti di origine africana predominano in atletica leggera nelle gare di velocità da quasi un secolo, sin dalle Olimpiadi del 1936; e da allora sono stati sempre più presenti in tutte le squadre sportive nazionali di tutti i maggiori paesi dell’Occidente. Casomai si deve lamentare che  in questo l’Italia sia arrivata ultima.  E in ogni caso le quattro atlete, tutte da tempo o dalla nascita cittadine italiane e oggi militi o sottufficiali in servizio in  diverse forze armate e polizie, hanno ben poco se non nulla a che vedere con gli odierni migranti irregolari sui gommoni. Nel mondo di Twitter, di Facebook e compagnia bella, dove l’unica cosa che conta è essere molto veloci, magari funziona, ma nella realtà dei fatti non conta niente. E la gente comune alla fine sta più attenta ai fatti che a Twitter.

Il maldestro raffronto finisce così di essere un involontario sintomo di tutt’altro: ossia dell’indisponibilità degli “illuminati” a cercare di capire che cosa sta accadendo. “Le (elezioni) europee dell’anno prossimo saranno un referendum fra l’Europa delle élite, della finanza, dell’immigrazione e del precariato, e l’Europa dei popoli e del lavoro”, ha detto tra l’altro Salvini ieri ai  cronisti presenti a Pontida. E ha aggiunto di voler lavorare in sede europea per “un’alleanza dei populisti, parola che per me è un complimento”. Salvini insomma annuncia di volersi mettere alla testa di quella che si potrebbe definire un’insorgenza anti-giacobina contro l’ordine costituito dell’Europa di oggi, erede lontana ma non immemore dell’ordine costituito napoleonico che ispirò le insorgenze di cui si diceva.  Per esorcizzare questa prospettiva basta la foto in prima pagina di alcuni sottufficiali dell’Esercito e della Guardia di Finanza che incidentalmente sono campionesse di atletica leggera e ragazze di origine nigeriana o sudanese? Lo dubitiamo, e ci sembra innanzitutto una conferma della mentalità ideologica e astratta che è tipica dell’ordine costituito di cui si diceva. Quindi della sua incapacità di comprendere le dimensioni della sfida.

In tale contesto, caratterizzato non solo dal liquefarsi della “sinistra” ma anche del progressivo svanire della “destra” storica, emerge allora in tutta la sua storica urgenza la necessità di una rinascita (o forse della nascita tout court) di un’area non tanto populista quanto piuttosto popolare. Un’area capace di aggregare e di dare rappresentanza politica a tutto ciò che manca al movimento avviato da Salvini: ossia, a parte lo slancio vitale, quasi tutto. Beninteso, lo slancio vitale non è poco, anzi è di primaria necessità. Senza di esso non si sbarca. Poi però, una volta sbarcati, bisogna anche sapere dove andare. E essere poi in grado di raccogliere  tutte le risorse umane, sociali e culturali e tutto il consenso qualificato che occorrono  per vincere non solo le battaglie ma anche la guerra.

2 luglio 2018

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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