Matteo Salvini, Luigi Di Maio e il nocciolo della questione

Il nuovo governo e la svolta in Italia, Corriere del Ticino*, 7 luglio 2018

Il chiacchiericcio pettegolo, amplificato come non mai dalle reti sociali (social ) e dalle cronache televisive a ritmo continuo, che oggi caratterizza la vita pubblica italiana, non aiuta a capire l’entità della svolta avvenuta a Roma con la salita al potere del nuovo governo 5 Stelle/Lega. Quindi la sostanza dello scontro in atto. In Italia sta forse nascendo una “Terza Repubblica”? E’ il caso di domandarselo.

Prima ancora di essere una novità politica, il nuovo governo è una grossa novità sociale. Con esso sono giunte al potere due forze politiche, la nuova Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle, le quali danno specifica e privilegiata rappresentanza a  importanti segmenti della società italiana troppo a lungo trascurati se non ignorati dai vecchi partiti. Si tratta da un lato del mondo (prevalentemente settentrionale)  delle piccole e medie imprese, degli artigiani, di chi lavora nell’ economia produttiva. Si tratta dall’altro del mondo (prevalentemente meridionale) degli impiegati statali di modesto livello, ma più spesso dei sotto-occupati, dei disoccupati a lungo termine, e in genere dei tagliati fuori dalla nuova economia non solo post-agricola ma anche post-industriale. I leader dei due partiti, il milanese Matteo Salvini e il napoletano Luigi Di Mario sono la rappresentazione plastica di questi due tipi umani.

Si tratta di aree che i vecchi partiti sia di destra che di sinistra avevano rispettivamente più che altro tenuto a bada, ma sempre meno ascoltato, essendo soprattutto preoccupati del rapporto con quelle che Salvini chiama le “élite” ovvero i gruppi forti a destra per censo, e rispettivamente a sinistra per capacità di mobilitazione sociale e  per visibilità mediatica. Il motore e il cemento dell’inattesa alleanza 5 Stelle/Lega alla base del nuovo governo di Roma è la comune animosità verso queste “élite” e verso i partiti che le rappresentano: Forza Italia che è obiettivamente  l’erede indiretto ma non remoto del grosso della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista, Psi; il Partito Democratico, Pd, che  è l’erede del Partito Comunista Italiano, Pci, e della sinistra democristiana.

Il Movimento 5 Stelle e la Lega non hanno invece nulla a che vedere con l’ordine costituito degli anni della Guerra fredda (1945/1991), con la “Seconda Repubblica” mutato poi più nelle forme che nella sostanza. Al di là delle prossimità che li hanno convinti  a fare fronte comune contro il vecchio ordine costituito di cui si diceva, i due partiti rappresentano però aree con opposti interessi. L’una, cui dà voce il Movimento 5 Stelle, chiede innanzitutto posti di lavoro garantito e assistenza, quindi più burocrazia e più spesa pubblica; l’altra, cui dà voce la Lega, chiede innanzitutto efficienza della pubblica amministrazione, meno burocrazia, minor pressione fiscale e perciò meno spesa pubblica.

L’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega è dunque tattica, non strategica.  Le due forze hanno motivo di stare fianco a fianco solo per fronteggiare i partiti storici, i quali a loro volta si sono adesso occultamente alleati come mai prima si sarebbe potuto immaginare. Quando e se lo scontro si dovesse risolvere con la definitiva sconfitta del vecchio ordine costituito, Movimento 5 Stelle e Lega non potrebbero che schierarsi immediatamente l’uno contro l’altro. Frattanto  la natura puramente tattica della loro attuale alleanza è il punto debole su cui il vecchio ordine costituito — forte non solo dei partiti storici ma anche di una salda presenza nelle grandi istituzioni della Repubblica – cerca di fare leva per mettere in crisi il nuovo governo e vincere così  la sua battaglia. Al di là di tutta l’irrefrenabile valanga di dettagli, diffusa ogni giorno senza tregua da radio e telegiornali, è questo  il nocciolo della questione.  Resta poi da dire chi abbia ragione e chi torto, chi eventualmente sia la luce e chi le tenebre, ma questo è un altro problema.

* Quotidiano della Svizzera Italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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