Perché la Rai ha urgente bisogno di un presidente che non sia un amico degli amici: cinque buoni motivi, tanto per fare qualche esempio

Nel “profilo” Facebook  dove i contenuti di questo sito vengono automaticamente ripubblicati, alcune mie recenti osservazioni sullo scontro politico attorno alla nomina di Marcello Foa a presidente della Rai hanno suscitato uno scambio di opinioni che ho seguito con molto interesse. Nell’ ambito di esso qualcuno ha sostenuto tra l’altro che,  essendo il suo un ruolo di garanzia, il presidente della Rai deve perciò avere caratteristiche che lo rendano gradito alla gran parte della forze politiche e possibilmente a tutte. In altre parole deve essere insomma una palla di gomma.

Con buona pace di chi la pensa così, un modello del genere non è  in effetti il massimo bensì il minimo della democrazia. Ovvero è uno dei tanti sintomi della sua attuale profonda crisi. Ciò che ci si deve attendere dal presidente della Rai è tutt’altro: è la capacità e l’autorevolezza necessarie per garantire,  quella “informazione completa, obiettiva, imparziale ed equilibrata”, e quello spazio “al maggior numero possibile di opinioni, tendenze, correnti di pensiero politiche, sociali e culturali presenti nella società” che, come già ricordavamo, la Corte Costituzionale indicò come la ragion d’essere del cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo. E’ di tale capacità e autorevolezza che si deve discutere, e di nient’altro.

Si tratta ovviamente di un compito immane se si considera che oggi come oggi il contenuto complessivo dei programmi della Rai non soltanto è strutturalmente squilibrato di suo, ma si situa all’ interno di un ordine costituito del sistema massmediatico internazionale che è a sua volta strutturalmente squilibrato. Tale sistema ha infatti attualmente un forte nucleo costituito da alcune grandi compagnie radiotelevisive statunitensi  che, per motivi su cui non abbiamo spazio per soffermarci qui, sono tutte orientate a sinistra nel senso attuale della parola. Hanno cioè un perentorio orientamento borghese-progressista; e lo stesso si può dire per quanto concerne il grosso delle maggiori tv europee. Il nucleo di questa cultura, tutta incentrata sul presunto diritto assoluto di autodeterminazione del singolo, non ha – osserviamo qui per inciso – più nulla di ciò che originariamente s’intendeva per “sinistra”. Non ha più nulla di popolare, più nulla che si possa in qualche modo ricollegare all’ eredità dell’antico movimento operaio. E’ una cultura borghese radicale tutta  a misura del presunto diritto di autoaffermazione senza limite dell’individuo in buona salute, forte per reddito e/o per capacità di mobilitazione militante.

Senza procedere oltre nell’ analisi di questa cultura, che non è a tema qui, ci limitiamo a sottolineare in questa sede che essa  è soltanto una delle varie culture alla ribalta della nostra epoca. Non l’unica, e nient’affatto la sola ad avere diritto di stare in  campo sulla platea della comunicazione di massa. Viceversa, un po’ per la tendenza autoritaria che la caratterizza e un po’ per la forza delle cose, tale cultura ha un forte impatto censorio sul sistema massmediatico contemporaneo. Tale impatto si attua in due modi: da un lato con forme di pensiero unico che chiudono il dibattito su questo o quel tema; dall’altro censurando l’argomento in quanto tale. Facciamo ad esempio due casi, rispettivamente quello dell’Unione Europea e quello della posizione dell’attuale presidenza americana sull’aborto. Nessuno è autorizzato a dire: Europa sì, ma quale? O sei senza fiatare per l’Unione Europea così come è, o sei euroscettico, nemico dell’Europa. In quanto poi alla posizione di Trump sull’aborto nessuno neanche ti dice che il suo governo è ufficialmente contro l’aborto,  e che tale posizione contribuì in notevole misura alla sua vittoria elettorale su Hillary Clinton, che è invece un’abortista militante. D’altra parte la presa di posizione dei corrispondenti dagli Stati Uniti della Rai contro Trump è così schematica, assoluta e indiscriminata da risultare talvolta quasi patetica.

Tornando alla Rai, le censure e le omissioni non riguardano tanto i vari partiti, a ciascuno di essi viene normalmente garantita la comparsa in scena con un regolarità anche stucchevole. Riguarda piuttosto la gamma in quanto tale dei grandi temi d’attualità riguardo ai quali l’informazione della Rai è tutt’ altro che  “completa, obiettiva, imparziale ed equilibrata”.

A titolo di contributo al dibattito sul ruolo di garanzia del suo presidente, faccio qui di seguito un elenco (di certo non esauriente) delle censure e delle omissioni che caratterizzano il cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

Ambiente, mutamenti climatici

Alla base di tutta l’informazione in materia sta come ovvia e indiscutibile la tesi dell’origine antropica dell’attuale fase di riscaldamento globale della Terra: una tesi che non soltanto non è affatto unica e indiscutibile ma anche non spiega come mai più volte nel passato — prima dell’inizio del consumo di combustibili fossili  e quando la popolazione umana del globo era largamente inferiore all’ attuale — si siano registrati periodi simili all’ attuale.

 Vita, matrimonio, aborto, eutanasia, “gender”

In tutte queste materie si fa una comunicazione (tanto giornalistica quanto in sede di fiction) che tratta come “normale” il libertinaggio giovanile, ossia lo sperpero di quella grande risorsa umana che è il sesso,  la convivenza more uxorio, l’aborto, l’eutanasia e il “gender”. La relazione forte e stabile tra uomo e donna, il matrimonio, l’accoglienza della vita nascente, il rispetto della vita fino al suo termine naturale e così via o non vengono nemmeno messi in conto o restano sullo sfondo come echi di un mondo scomparso. A chi li sostiene non si dà mai la parola, ma al massimo li si cita indirettamente.  Mai si parla poi delle grandi manifestazioni pubbliche contro l’aborto legale negli Stati Uniti. E viene  censurato il fatto che nel mondo di oggi quella  dell’aborto non è affatto una marcia trionfale, tanto e vero  l’Assemblea generale dell’Onu ha sin qui sempre respinto ogni proposta di dichiararlo un diritto umano.

 Migranti/ Migranti irregolari / richiedenti asilo

L’informazione in materia  è stabilmente adulterata dalla confusione fra migranti, migranti irregolari e richiedenti asilo, casi tutti molto diversi tra loro, nonché dal mancato approfondimento  del fenomeno nel suo insieme, come pure delle sue motivazioni di lungo periodo. La principale e fondamentale tra tali confusioni è quella tra il dovere del salvataggio di chi è in mare in pericolo di vita e il presunto diritto di accoglienza incondizionata sine die della persona salvata, che farebbe del soccorso la base di un presunto diritto di invasione. Sul dibattito infine in tema di jus soli sono state continuamente date notizie equivoche e distorte.

Europa orientale

La Rai non ha mai sin qui dato  alcuna diretta e documentata notizia sulla specifica situazione storica ed economica dell’Est europeo; e di come essa si rifletta, tra l’altro,  sulla questione di migranti irregolari dall’emisfero Sud.  Sull’ Ungheria, sulla Polonia,  e sugli altri Stati del Gruppo di Visegrád ripetono meccanicamente luoghi comuni raccolti nei corridoi dei palazzi dell’Ue a Bruxelles.

Problema del ritorno dei grandi carnivori in Europa

Ignorando e censurando l’opinione delle popolazioni direttamente interessate la Rai dà voce solo a chi sostiene la causa del ritorno agevolato dei grandi carnivori (orsi, lupi, lince ecc.) sulle Alpi e in altre aree alpestri europee, mentre ignora o confuta in absentia i contadini di montagna, i pastori, gli allevatori e chiunque altro sostenga che la loro diffusione incontrollata è incompatibile con la vita e con il lavoro nelle terre alte (ossia il 72 per cento del nostro territorio). Non dà inoltre alcuna notizia sulle grosse mobilitazioni in corso in Francia, in Svizzera e in altri Paesi europei contro tale ritorno, che invece la Commissione Europea sostiene e finanzia ampiamente.

E l’elenco potrebbe continuare a conferma di quanto sarebbe importante che la Rai avesse un presidente, esterno al mondo in cui l’azienda è nata e cresciuta, in grado di riorientarne finalmente i contenuti nel senso sancito dalla Corte Costituzionale.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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