Le vittime del viadotto Morandi, il ponte di San Luís Rey e il mistero della loro morte

Tante cose si sono potute umanamente dire e si sono dette a proposito del tragico crollo a Genova del viadotto Morandi, e anch’io nel mio piccolo ho detto qualcosa. Al di là di tutto resta però intatto il mistero della morte improvvisa e inaspettata di coloro che si trovavano su quel ponte proprio in quel momento. Proprio quei 43, e non altri, tra tutte le migliaia e migliaia di persone che ogni giorno lo percorrevano. Perché mai proprio loro? Perché non io e la mia famiglia, che pure tante volte lo abbiamo attraversato? Perché quel giorno la vita di tutte quelle persone, di età e situazioni tanto diverse, adulti e bambini, giovani e vecchi, era giunta al suo compimento? Umanamente a queste domande non c’è alcuna risposta.
Di fronte a quanto è accaduto, ha ricordato oggi il cardinale Bagnasco nella sua omelia ai funerali delle vittime, “in questi giorni ovunque si innalza a Dio un’onda di preghiera”. Dal popolo sta venendo cioè l’unica risposta possibile, la più profonda e ragionevole, che apre “alla misericordia e alla consolazione che solo Dio può dare”. La logora e sempre più insopportabile trappola che si riassume nel luogo comune del “dolore e della rabbia”, di vecchio sapore leninista, è stata tesa da più parti ma non è scattata, come bene si è visto durante i funerali.
Beninteso, la preghiera apre alla misericordia e alla consolazione di Dio ma il mistero resta. Non per risolverlo ma per comprenderne il senso, in questo come in altri casi simili ho sempre trovato di grande aiuto la lettura de Il ponte di San Luís Rey, il magistrale romanzo dello scrittore statunitense Thornton Wilder. Pubblicato nel 1927, il romanzo prende spunto da un fatto realmente accaduto in Perù circa due secoli prima: l’improvviso crollo nel 1714, a oltre cento anni dalla sua inaugurazione, di un ponte sulla via tra Lima e Cuzco. Alla caduta del ponte, che causa la morte delle cinque persone che lo stavano attraversando, assiste un frate che stava accingendosi anch’egli ad attraversarlo. Scampato per poco alla morte, il frate ricostruirà poi la vicenda umana di ciascuna delle cinque vittime riuscendo per ognuna a cogliere molti motivi che potevano far pensare che quel giorno la loro vita fosse giunta al suo compimento. Il mistero della loro morte resta tale, ma anche umanamente egli riesce a intravvederne il senso. E’ una lettura che consiglio.

18 agosto 2018

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a Le vittime del viadotto Morandi, il ponte di San Luís Rey e il mistero della loro morte

  1. foscobertani ha detto:

    ok, il libro è bellissimo e vale davvero la pena di leggerlo. L’ipotesi dello scrittore è di rintracciare un filo “provvidenziale” nelle vita delle vittime per il quale non poteva esserci che quella fine.
    Ma non sempre è così come nel caso per esempio delle morti dei bimbi innocenti. Anche secondo il noto quesito evangelico. ” Chi ha peccato ? loro o i loro genitori? Quindi di quale compimento si parla ? Penso che l’Unico che possa risarcire il torto subito è l’ intervento amoroso e istantaneo del Dio cristiano

  2. Pingback: La tragedia della funivia Stresa-Mottarone e l’unica possibile consolazione | Robi Ronza

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