Salvini, migranti irregolari, Europa: cronache di uno scontro senza esclusione di colpi

Colpi di scena e non-politica dell’Europa, Corriere del Ticino, 27 agosto 2018

E’ una vicenda davvero senza precedenti in Italia, ma forse nel mondo, quella che vede ora il ministro dell’Interno in carica, Matteo Salvini, indagato dal procuratore della Repubblica di Agrigento (Sicilia) con l’accusa di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Secondo il magistrato sono questi i reati di cui il ministro si sarebbe reso colpevole vietando lo sbarco in Italia dei migranti irregolari che la nave della Guardia Costiera italiana “Umberto Diciotti” aveva alcuni giorni or sono raccolto in mare e trasportato fino al porto di Catania. L’altro ieri, dopo che da cinque giorni la “Umberto Diciotti” era ferma in porto, la situazione è stata sbloccata con l’autorizzazione allo sbarco di tutti i circa 150 migranti ancora sulla nave (una ventina erano già stati fatti sbarcare in precedenza o perché minorenni o perché malati). Come è stato ufficialmente precisato, a loro verrà data ospitalità “dall’Albania, dall’Irlanda e dalla Cei”. L’Albania e l’Irlanda, che se ne prenderanno 40 in tutto, sono due Stati, ma la Cei, che dunque ne accoglie la massima parte, altro non è che la Conferenza episcopale italiana. Il grosso del gruppo troverà dunque accoglienza in Italia, seppur a cura non dello Stato bensì della Chiesa. Grazie a questo artificio formale Salvini ha potuto fare marcia indietro salvando la faccia in tutta la misura del possibile. Qualche giorno prima in sede di Unione Europea Roma aveva chiesto invano il ricollocamento dei 150 migranti fuori dell’Italia. Salvini aveva allora reagito minacciando di sospendere il contributo italiano alle spese dell’Unione. Il premier Conte per parte sua, con minaccia meno gridata ma in effetti ancor più pesante, ha prospettato il voto contrario dell’Italia al suo bilancio preventivo, che passa solo se approvato dagli Stati membri all’unanimità.
Sin qui in estrema sintesi le questioni che s’intrecciano sulla scena della politica italiana in questo scorcio di fine estate. Tentiamo ora, nei limiti dello spazio disponibile, di dare qualche elemento di giudizio utile a trovare qualche bandolo in tale intricata matassa.
La prima questione è quella dei migranti. Riguardo ad essi la prima cosa da dire è che la loro grande maggioranza è costituita da coloro che non fanno notizia, ossia gli oltre 5 milioni di essi che vivono e lavorano in Italia con regolari permessi di soggiorno, o non avendone bisogno in quanto cittadini di altri Paesi membri dell’Unione Europea (come innanzitutto i romeni, che sono attualmente in Italia la comunità straniera più numerosa). Gli irregolari, come quelli appunto raccolti dalla nave “Umberto Diciotti”, rimasti in Italia dove esservi giunti via mare o filtrando attraverso la frontiera orientale, sono attualmente tra 500 e 550 mila. E’ giusto tentare di bloccare questo flusso? A nostro avviso sì, e in primo luogo per rispetto agli immigrati regolari e in grado di integrarsi realmente nel Paese. Per questo occorre però un piano organico alla scala non solo italiana ma europea che tenga conto di tutti i fattori in gioco compresi gli aspetti umani del problema. Il singolo colpo di scena può anche servire, ma solo nella misura in cui segna l’avvio della rapida elaborazione del piano organico di cui si diceva.
La seconda questione è quella della magistratura. In Italia la magistratura è un potere separato su cui il popolo non ha alcun controllo; di fatto si rinnova per cooptazione, e che per motivi storici non è affatto politicamente neutra, ma ha anzi un suo specifico orientamento. Ciò spiega come possa accadere che uno scontro tipicamente politico, come quello riguardo alla politica di Salvini nei confronti dei migranti irregolari, possa assumere in Italia anche veste giudiziaria.

La terza questione sul tappeto è quella dell’Unione Europea, che sempre più sta dimostrando di essere una buona idea pessimamente realizzata. Come dimostra il caso della politica, o meglio della non-politica europea riguardo alle migrazioni irregolari, l’Ue non funziona. O la si ricostruisce sulla base di nuovi trattati o muore. Se morisse però nessuno avrebbe motivo di rallegrarsene. Nel mondo globalizzato in cui viviamo, infatti, una grande economia di oltre 500 milioni di abitanti o diviene un grande protagonista o ben presto finisce per diventare una grande preda.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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