Lega e Movimento 5 Stelle: le ragioni della loro solida alleanza provvisoria

Lega e 5 Stelle: così alleati, così diversi, Corriere del Ticino, 13 settembre 2018

Due cruciali scadenze rendono sempre più complessa la partita in corso in Italia tra Lega e 5 Stelle, adesso alleati di governo, ma in prospettiva destinati a divenire i due opposti poli di un nascente  nuovo scenario della vita politica italiana: qualcosa che si potrebbe definire una Terza Repubblica. Si tratta da un lato della definizione del bilancio 2019 dello Stato, cui si deve giungere entro la fine del corrente anno, e dall’altro delle votazioni, in programma nel prossimo maggio, per il rinnovo del Parlamento Europeo.

I due partiti hanno in comune l’obiettivo di costruire appunto quel nuovo scenario politico di cui si diceva. Perciò di togliere di mezzo, o di spingere comunque ai margini, ciò che ancora resta del vecchio scenario erede dell’epoca della Guerra fredda.  In tale prospettiva si sono alleati sulla base di un programma, definito “Contratto di governo”, che talvolta media abilmente tra le loro due opposte filosofie politiche (autonomista e liberale quella della Lega, centralista e statalista quella dei 5 Stelle) e talvolta invece le lascia molto vaghe sullo sfondo. A chi voglia saperne di più consiglio la lettura del “Contratto”, facilmente raggiungibile su Internet. E’ un documento assai significativo tanto per i contenuti quanto per lo stile che, sin dal nome, è curiosamente di sapore privatistico. I suoi contenuti  sono non meno sintomatici delle sue lacune. Salvo il problema molto specifico e relativamente esiguo dei flussi migratori irregolari, spicca tra queste ultime la totale mancanza di un disegno di politica estera;  quindi anche la totale assenza di attenzione per i rapporti con i Paesi vicini.

Per  completare quel passaggio alla Terza Repubblica di cui si diceva, Lega e 5 Stelle hanno siglato una tregua su tutto il resto, che però non vale in sede di Ue (come si è visto ieri [12 settembre]  nel voto al Parlamento Europeo riguardo all’Ungheria). A un rapporto presentato a Strasburgo da una deputata “verde” olandese, in cui si accusa l’Ungheria di violare i principi dello Stato di diritto, la Lega ha infatti votato contro e invece i 5 Stelle a favore.  E’ una tregua che l’elaborazione del progetto di bilancio dello Stato per il 2019 sta comunque mettendo a dura prova. Come si fa a ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e sulle piccole e piccolissime imprese (le cosiddette “Partite IVA”), promessa elettorale n.1 della Lega, e nello stesso tempo a introdurre il cosiddetto “reddito di cittadinanza” promessa elettorale n.1 dei 5 Stelle, ovvero una specie di obolo statale di sopravvivenza destinato a tutti i cittadini con un reddito al di sotto di un certo minimo? Gradualità è la parola d’ordine che i due partiti di governo hanno messo in campo per risolvere questo e altri problemi analoghi, a prima vista altrettanto irrisolvibili. Sulla via della realizzazione delle varie coppie di grandi obiettivi contrapposti (come appunto quello che più sopra si ricordava) si procederà gradualmente, nella misura in cui l’attuarsi dell’uno renderà possibile l’attuarsi dell’altro. Frattanto trascorrerà tutto il tempo, fino magari a tutti i cinque anni dell’attuale legislatura, che occorre alla Lega per ridurre Forza Italia ai minimi termini, e ai 5 Stelle per fare lo stesso con il Pd. Ciò fatto la Terza Repubblica sarà nata, e a quel punto Lega e 5 Stelle potranno andare liberamente a schierarsi l’una contro l’altro in quanto motori principali rispettivamente della destra e della sinistra del sistema.

Per due animali politici molto abili come Matteo Salvini e Luigi Di Maio, finché si resta all’interno dell’orizzonte italiano il progetto appare arduo ma non impossibile; tanto più che, essendo molto giovani, i due hanno il tempo dalla loro parte. Allargando lo sguardo all’orizzonte internazionale la questione invece si complica. Un adeguato disegno di politica estera manca non solo al governo ma anche ai due partiti della coalizione, il cui status in sede internazionale è ben poca cosa rispetto al peso obiettivo dell’Italia, membro del G 7 e uno dei Paesi principali dell’Unione Europea.  La stessa molto probabile svolta che le votazioni del maggio prossimo daranno al Parlamento europeo, con il venir meno pure alla scala continentale del vecchio scenario politico estremo erede della Guerra fredda, paradossalmente renderà ancor più difficile la coabitazione nel governo a Roma di due forze politiche che hanno elettorati, filosofie e progetti politici tra loro del tutto opposti.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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