Migranti: qualche puntino sulle “i”

Il sintomo di un grave disagio cui va posto rimedio: le migrazioni irregolari e non programmate dall’ emisfero Sud verso l’Europa sono in sostanza questo. Considerarle invece come un fenomeno positivo da accettare, se non da facilitare, è un grosso equivoco. Talvolta un generoso equivoco, come spesso accade anche nella Chiesa; talvolta il frutto di un progressismo astratto; talvolta un’ideologia giustificativa a copertura di chi lucra sui servizi collegati alla gestione del fenomeno.  Sempre ad ogni modo un equivoco.

Il divario di reddito, e quindi di qualità della vita, che separa i Paesi più poveri dell’emisfero Sud dall’ Europa e dal resto del mondo sviluppato è ormai gigantesco. E grazie a Internet e all’ attuale pan-comunicazione tutti ne sono ben consapevoli. Si pensi che già nel gennaio 2016 risultava che su 7 miliardi e 395 abitanti della Terra il 46 per cento usava Internet e il 51 per cento i telefonini.  In villaggi privi di acqua corrente e di energia elettrica dei più remoti e isolati villaggi dell’Africa ormai non è raro vedere qua e là, vicino alle capanne, piccoli pannelli solari con cui viene prodotta elettricità quanta ne basta per alimentare le batterie di telefonini e tablet.

In questo quadro il divario di reddito e di qualità della vita di cui si diceva è non solo moralmente ma anche materialmente e socialmente insostenibile. Cominciare al più presto a ridurlo diviene perciò necessario da ogni punto di vista. E’ su questo punto che la Chiesa e la gente di buona volontà in generale devono innanzitutto insistere e mobilitarsi. Altrimenti niente potrà eliminare un fenomeno, quello dell’esodo non governato di cui si diceva, che in linea generale non fa bene a  nessuno: né ai Paesi di partenza, né ai Paesi di arrivo dei flussi di migranti irregolari, né ai migranti irregolari stessi.

Non fa bene ai Paesi di partenza perché si risolve in un’emorragia di gente giovane, in buona salute e relativamente non priva di mezzi. Queste persone infatti, che noi sembrano dei miseri e dei disperati, sono senza dubbio dei disperati (altrimenti non si ridurrebbero a correre i rischi che corrono) ma non sono affatto dei miseri, beninteso rispetto al mondo da cui vengono. Il viaggio in cui si avventurano costa a loro, o più spesso a un intero parentado, cifre notevoli. Nelle casse delle organizzazioni criminali che gestiscono questi flussi finiscono così delle risorse che, dandosene le condizioni, si sarebbero potute investire in attività produttive nei luoghi d’origine di questi sventurati.

Non fa bene ai Paesi di arrivo perché di regola tali migranti non hanno la formazione e le competenze adeguate alle economie complesse ove giungono; perciò finiscono di solito non per inserirsi in esse produttivamente bensì per gravare sui servizi di assistenza. Coloro che in patria erano in certo modo delle persone di “ceto medio” qui da noi infatti precipitano in fondo alla scala sociale quando non si riducono alla mendicità e all’assistenza sine die. Non fa bene infine a loro stessi per i medesimi motivi.

Se dunque  il soccorso a chi è in pericolo di vita è doveroso, e se dunque altrettanto lo è la solidarietà con il migrante che bussa alla porta affamato e senza casa, non è affatto vero che da ciò derivi ipso facto l’obbligo della sua regolarizzazione e della sua accoglienza sine die.  Pronto soccorso e stabile accoglienza sono due cose che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra. Farne un sol fascio è un altro equivoco. E  tra l’altro è una mancanza di rispetto per l’impegno e per i sacrifici di chi immigra da noi regolarmente sobbarcandosi a tutte le complicazioni burocratiche che ne conseguono.

Puntare a priori il dito contro chi vuole governare tale fenomeno quasi fosse un criminale è da irresponsabili. Obiettivamente è anzi da irresponsabili alimentare aspettative che inducono dei disperati a mettersi nelle mani di organizzazioni criminali di passatori decisi a sfruttare senza pietà loro e i loro parenti.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Migranti: qualche puntino sulle “i”

  1. Studio Avv. Dott. Plinio Pianta ha detto:

    Tante grazie Robi di questo tuo bell’articolo…Ci voleva!

    Un caro saluto

    Plinio

  2. Cisco22 ha detto:

    Credo fermamente che in questa epoca la Chiesa sia attraversata dall’eresia della Teologia della liberazione. Da questo papa fino ai parrocchiani cattocomunisti. La stragrande maggioranza degli africani che arrivano sono maschi. Vengono formati e avviati al lavoro? NO! Rimarranno qui per altri 70 anni. Mantenuti. Ad ingrassare cooperative e caritas. Chi pagherà? Gli italiani coi loro soldi e le donne che saranno vittime degli aumenti di stupri. Silenziati da stampa, magistratura e polizia. Grazie a voi democratici.

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