Infrastrutture: il mistero (nient’affatto buffo) della guerra in val di Susa e della pace in val d’Adige

Trasporti, urgenza del Nord Italia, Corriere  del Ticino, 27 settembre 2018 

La firma il 6 giugno scorso, a poche settimane dall’ entrata in carica del nuovo governo Lega/5 Stelle,  del contratto per la costruzione del tratto di linea ad alta velocità, Tav, fra Brescia e Verona era stato visto in Italia come un buon segno. Ora girano voci sulla possibilità di qualche colpo di freno, ma almeno per il momento non sembrano molto fondate; tanto più che il tragico crollo a Genova del ponte Morandi ha fatto paradossalmente venire alla ribalta la necessità delle (buone) infrastrutture nel mondo in cui viviamo. Chi temeva che, con la salita al potere dei 5 Stelle, l’ammodernamento a lungo atteso delle infrastrutture del Nord Italia potesse subire una battuta d’arresto ha perciò tirato un sospiro di sollievo.

Il rinnovo del sistema viario del Nord Italia per adeguarlo alla nuova situazione creatasi a partire dal 1991 è un problema tanto urgente quanto troppo a lungo trascurato. Con la fine della Guerra fredda e con la caduta della Cortina di ferro, divenne evidente che occorreva adeguare tale sistema viario nel suo insieme (ferrovie, autostrade e reti di ogni genere dai gasdotti agli elettrodotti) alla ritrovata importanza delle relazioni est/ovest lungo l’asse Barcellona-Budapest attraverso la pianura padana, dopo che per decenni avevano contato quasi soltanto le relazioni nord-sud. Uno sviluppo che, osserviamo per inciso, sarebbe utile anche alla causa del traffico merci attraverso AlpTransit  (la nuova lunga galleria ferroviaria di base sotto il San Gottardo aperta al traffico dal giugno 2016. Ndr) che è puntato verso Milano, principale punto d’incrocio tra i due assi.

Da allora ad oggi si è invece fatto poco o nulla cedendo così alle più o meno recondite pressioni della Germania cui conviene che la via maestra dei rinnovati rapporti tra l’ovest e l’est dell’Europa passi non a sud bensì a nord delle Alpi.

A ben vedere l’avvio della costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità (e perciò ad alta capacità) tra Brescia e Verona non cambia ancora il quadro.  Nella misura in cui l’alta velocità dovesse arrivare solo fino a Verona servirebbe soprattutto per collegare meglio a Milano la linea che scende dal Brennero, chiave del collegamento nord-sud tra Germania e Italia,  rendendola perciò più concorrenziale ad AlpTransit. Ai confini tra Italia e Austria si sta tra l’altro lavorando al di sotto del Brennero allo scavo di una galleria di base in pacifico silenzio e senza la minima protesta. E’ un altro mondo rispetto a come vanno le cose in val di Susa dove i lavori per la costruzione della galleria di base della nuova linea veloce  Torino-Lione, punto-chiave dell’asse est-ovest, vengono sistematicamente disturbati e spesso impediti dall’azione organizzata di gruppi di neo-anarchici. Varrebbe perciò la pena di  domandarsi come mai si registri tanta mobilitazione di “alternativi” in val di Susa contro la cruciale galleria di base lungo l’asse est-ovest, e nulla invece contro l’analogo tunnel in val d’Adige lungo l’asse nord-sud.

Nell’accordo programmatico, il famoso Contratto, su cui si basa l’alleanza di governo tra Lega e 5 Stelle, a proposito della Torino-Lione si legge testualmente: “Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”. La frase, come si vede, è un po’ sibillina. Nell’accordo di cui si parla l’Italia si è impegnata con la Francia a costruire tale linea. Qualsiasi discussione, per integrale che sia, perciò stesso non può rimettere in ballo la decisione in quanto tale.

D’altra parte nel medesimo Contratto si legge: “L’Italia per la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo rappresenta la naturale cerniera di collegamento per i traffici provenienti dall’Estremo e Medio Oriente verso l’Europa. Dobbiamo investire risorse adeguate per attrezzare i nostri porti con aree retro portuali capaci di garantire lo sdoganamento delle merci in loco, che devono poi essere trasportate grazie all’alta portabilità nelle destinazioni finali (…).. Senza un’adeguata rete di trasporto ad alta capacità non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader della logistica in Europa e nel Mediterraneo”.  Se questi sono i patti gli obiettivi dell’attuale governo in tema di infrastrutture risultano assai lontani dall’ambientalismo estremo e dalla mentalità anti-industriale di ampi settori dell’elettorato dei 5 Stelle.

Quella che si potrebbe chiamare la “filosofia” delle infrastrutture è uno dei campi in cui si registravano le maggiori differenze tra le rispettive culture politiche della Lega e del Movimento 5 Stelle, i due partiti su cui si fonda l’attuale governo di Roma. Finora però più forte di tali loro differenze si sta dimostrando la volontà dei due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, di restare insieme al governo per tutto il tempo necessario per affermarsi definitivamente come i rispettivi perni dei due grandi schieramenti in cui si articola il sistema politico italiano.

 

25 settembre 2018

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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