Governo: il problema non è quello che fa, ma se è in grado di farlo

Nell’ establishment, e quindi nei giornali più diffusi e nei telegiornali delle tv private più importanti, l’attività del governo Conte, giunto ora alla cruciale tappa della definizione del  bilancio dello Stato per l’anno prossimo, sta suscitando reazioni scomposte.

In realtà non si capisce come mai. Sorretto da un’ampia maggioranza parlamentare e da un ancor più ampio consenso popolare, il governo giallo-verde si sta semplicemente impegnando ad attuare un programma che corrisponde alle promesse fondamentali contenute nel programma elettorale dei due partiti che lo sostengono. I due partiti dimostrano cioè (almeno per ora) di prendere sul serio la democrazia, e questo non può che venire apprezzato da chiunque abbia a cuore la causa della libertà. Si possono poi avere delle riserve su singoli punti o sul programma nel suo insieme, e per esempio anche noi ne abbiamo, ma questo è un altro discorso.

Quello tra il governo e i suoi oppositori non è comunque lo scontro tra la saggezza e l’incoscienza, non è la guerra tra le sapienti formiche e le sconsiderate cicale. E’ semplicemente lo scontro tra due diversi progetti politici, ciascuno a suo modo razionale. Uno che rientra ancora nell’ordine internazionale frutto della Seconda guerra mondiale e poi della Guerra fredda; l’altro che ne prescinde.

Che i cosiddetti “mercati”, ossia l’ordine costituito della finanza internazionale, e tutte le organizzazioni internazionali che ne costituiscono l’ossatura, si siano mobilitati contro un programma che radicalmente li  contraddice, è ovvio ed era prevedibile.  Ciò che piuttosto dovrebbe sorprendere è il fatto che evidentemente 5 Stelle e Lega non si erano affatto preparati a reggere questa prevedibile e ovvia offensiva. Se si vuole ribaltare un ordine costituito consolidato da decenni ci si deve pre-organizzare per reggere un contraccolpo che non potrà che essere assai forte. La forza che deriva dal consenso popolare non esime dalla necessità di prepararvisi adeguatamente. Questo non solo non è stato fatto, ma nemmeno lo si sta facendo. Tra l’altro razionalizzando la spesa dello Stato si potrebbero ricuperare risorse anche ben maggiori di quelle che il governo si sta procurando facendo deficit. A tal fine però occorrerebbe procedere a un’accurata “radiografia” generale di tale spesa; e sulla base di essa riorganizzare profondamente la macchina amministrativa dello Stato.

Limitarsi invece a chiedere ai ministeri di scegliere da sé dove risparmiare è una dimostrazione di impotenza davvero sconfortante tanto più che in tal modo si rinuncia per definizione a rivedere l’intelaiatura generale del sistema dei ministeri, modificare la quale è la premessa necessaria di qualsiasi vera riforma. In quanto poi alla politica estera, è una spavalda ma in fondo ingenua illusione credere di poterla ribaltare con iniziative corsare camminando sulla testa di una Farnesina che resta quella di prima.

Nella storia recente del nostro Paese c’è già stato un caso di grande consenso popolare attorno a un ambizioso progetto politico poi sprecato per analoghi motivi. Converrebbe all’attuale maggioranza vedere di non fare la stessa fine.

 

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.