L’onda lunga del successo di Trump, Salvini e il rischio del fallimento

Mentre da una sponda all’altra dell’area euro-atlantica la stampa borghese progressista ( dal New York Times a Le Monde, dal Guardian a la Repubblica) …elabora il lutto dell’esito negli Usa delle elezioni di metà mandato, che conferma la stabilità della svolta culminata con l’elezione di Trump, a chi come noi ha invece motivo per compiacersene resta però da domandarsi se ci sia soltanto da gioirne.

Iniziata in Stati di minor peso e minori dimensioni, questa generale affermazione di  nuovi movimenti nazional-popolari soprattutto a spese di storici partiti di matrice socialista-laburista, aveva per la prima volta raggiunto un grande paese nel 2014 con la sconfitta in India del Partito del Congresso ad opera del Bjp di Narendra Modi. Dopo la vittoria, ora confermata, di Trump nel 2016, era stata poi la volta nel luglio scorso del Messico con l’elezione di Manuel Lopez Obrador e poco tempo fa quella del  Brasile con l’elezione di Jair Bolsonaro. Per venire al caso dell’Italia il successo dei 5 Stelle e della  Lega di Matteo Salvini alle elezioni dello scorso 4  marzo, con il governo che ne è derivato, si  colloca nella stessa prospettiva.

In tale quadro il rinnovo del Parlamento europeo, in programma nel prossimo maggio, promette di essere un’altra grande tappa del medesimo processo. I poteri di tale Parlamento sono in effetti minimi, ma è evidente il suo notevolissimo valore simbolico. Un successo anche in questa sede dei nuovi partiti che i loro avversari definiscono “populisti”, e che invece per parte nostra preferiamo appunto chiamare nazional-popolari, non potrà perciò che dare al processo in corso una spinta decisiva in tutto il mondo.

Fermi restando gli aspetti positivi di questa svolta, meritano di venirne attentamente considerati anche i limiti. E’ vero che il vecchio ordine internazionale e la politica sociale legata allo storico modello del welfare state non funzionano più, ma liberarsene non basta. Occorre sostituirli con qualcos’altro. Alle nuove forze di cui si diceva mancano invece in genere sia un disegno organico di politica estera e sia un nuovo progetto di politica sociale. Venendo poi in particolare al caso italiano, ossia alla nuova Lega di Salvini, manca inoltre un’adeguata idea di riforma dello Stato. Il pur confuso e ondivago federalismo di Umberto Bossi non è stato ripensato bensì semplicemente dismesso. Al di là di qualsiasi successo immediato, nel concreto del nostro Paese, afflitto dalla presenza a Roma di un blocco di potere burocratico statale e para-statale tanto vorace quanto inefficiente, ciò significa di fatto ridare fiato al centralismo e allo statalismo; quindi autocondannarsi comunque al fallimento.

8 novembre 2018

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.