Crisi dei rifiuti in Campania: un problema regionale di cui il governo di Roma farebbe bene a disinteressarsi

Non si aiuta la Campania ad assumersi le proprie responsabilità, e non si aiutano i campani di buona volontà a vincere la loro difficile battaglia, esonerando il ceto politico di quella regione da doveri che sono soltanto suoi. E non è giusto che i rifiuti della Campania vengano smaltiti a spese dello Stato ossia di tutti noi. E’ questa la lezione che viene da una cosiddetta “emergenza rifiuti” che a Napoli, Caserta e  dintorni dura ormai da circa 24 anni. Speriamo che l’attuale governo ne tenga conto.

Quella dei rifiuti in Campania è una vergognosa storia che inizia l’11 febbraio 1994 quando per decreto l’allora premier Carlo Azelio Ciampi ne trasforma appunto ufficialmente la gestione in un’ “emergenza”. In forza di tale decreto i rifiuti abbandonati nelle strade e dispersi nell’ambiente in Campania vengono così giuridicamente equiparati ai detriti di un’alluvione o di una frana. Perciò la loro raccolta e il loro smaltimento avvengono a carico e a spese dello Stato sotto la direzione di un commissario straordinario del governo nominato ad hoc.

L’emergenza rifiuti in Campania dura ufficialmente per 15 anni: dall’ 11 febbraio 1994, quando viene decretata dall’allora premier Carlo Azelio Ciampi, al 31 dicembre 2009, quando vi pone termine l’allora premier Silvio Berlusconi. E viene risolta con grandi spese in buona parte mandando a bruciare le balle compresse di rifiuti campani non solo negli inceneritori del Nord Italia ma anche fino in Germania.

Segue nel biennio 2010-2012 un intervento della Protezione Civile, perciò ancora a carico e a spese dello Stato. Si giunse allora all’ avvio del termovalorizzatore ovvero dell’impianto di incenerimento di Acerra, il primo e sinora l’unico di tutta la Campania. A tal fine si dovette arrivare addirittura a dichiarare zona militare l’area del cantiere, e a farla presidiare dall’ esercito. Concluso l’intervento della Protezione Civile, allora sotto la direzione di Guido Bertolaso, Regione e Comuni avrebbero dovuto costruire altri tre termovalorizzatori, che invece restarono sulla carta.  L’impianto di Acerra, che ha poi subito diversi sabotaggi e lavora attualmente a un terzo della sua capacità originaria, prossimamente verrà tra l’altro fermato per  manutenzione.

Se ben progettati e ben gestiti i moderni termovalorizzatori o inceneritori sono in realtà impianti industriali che non inquinano affatto. In Lombardia ce ne sono 13 (alcuni dei più grandi sorgono alla periferia di Milano e alle porte di  Brescia) e  nessuno si straccia le vesti per questo. D ‘altronde, per quanta raccolta differenziata e per quanto riciclo dei rifiuti si possa fare, allo stato attuale delle cose resta sempre una frazione non riciclabile, che quindi occorre incenerire. Il riciclo totale è un’utopia e tale continuerà ad essere nel futuro prevedibile. In Campania a quanto pare si continua invece a sognare il riciclo totale e a  guardare ai termovalorizzatori come se fossero il diavolo.

Essendo insomma tutto pronto in Campania per una nuova “emergenza rifiuti”, l’attuale governo stava cercando di giocare d’anticipo, ma ha dovuto fare i conti con un sorprendente suo problema interno. Per i 5 Stelle, il cui leader politico è il campano Luigi Di Maio, il no agli inceneritori è un principio sacrosanto. Per il leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini, invece, degli inceneritori non si può fare a meno: un problema tipicamente tecnico si sta così trasformando in una questione politica di primo piano. Il protocollo d’intesa firmato oggi a Caserta tra il governo nazionale e la Regione Campania non ha potuto perciò che eludere il problema. Si pretende di risolvere la questione della “terra dei fuochi”, ossia delle campagne tra Napoli e Caserta inquinate da frequenti roghi di discariche abusive, scegliendo di non capire che l’unica vera radicale alternativa a quegli incenerimenti casuali e inquinanti sarebbe in fin dei conti proprio l’incenerimento tecnicamente ineccepibile garantito da termovalorizzatori costruiti e gestiti come si deve.

Per evitare il rischio che il governo si spacchi — tra l’altro su un problema che a rigore non rientra nemmeno nelle sue competenze — a nostro avviso una via ci sarebbe: ridare alla Regione Campania tutte le responsabilità che in effetti sono soltanto sue, beninteso escludendo qualsiasi esportazione di rifiuti campani fuori dalla regione, tanto più a spese del governo nazionale. E lasciare che sia poi la Regione Campania a verificare direttamente e in proprio se ha bisogno o meno di termovalorizzatori. Non si capisce perché mai il governo di Roma dovrebbe toglierle le castagne dal fuoco con il rischio di  naufragare, e per di più in un mare di immondizie.

19 novembre 2018

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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