Il governo, lo scontro con la Commissione Europea e l’appuntamento del 3 dicembre a Milano

Avendo deciso, a mio avviso per ottimi motivi, di scontrarsi con la Commissione Europea, il governo avrebbe fatto meglio a prepararsi adeguatamente allo scontro; e magari a rinviarlo a dopo le elezioni per il Parlamento Europeo del maggio prossimo.  E’ in ogni caso un errore sottovalutare la capacità di resistenza e anche di intrigo di una tecnocrazia potente e consolidata come quella che oggi presidia le istituzioni europee.

Senza tornare qui in dettaglio su quanto già scrissi in precedenza ( si veda ad esempio in questo stesso sito  «A che cosa serve avere il coltello dalla parte del manico se poi la sua lama è di pasta frolla?», 10 ottobre 2018), ripeto che a mio parere diventa molto difficile affrontare con successo uno scontro del genere senza aver prima riorganizzato radicalmente la macchina dell’amministrazione dello Stato. Così come questa è adesso diventa molto probabile che le maggiori spese messe in bilancio dal governo si risolvano in una crescita del deficit dello Stato senza alcun effettivo rilancio dell’economia del Paese. Per la fretta insomma di cantarle chiare alla Commissione Europea c’è il forte rischio di andare invece a confermare nei fatti le sue critiche, ovvero di ottenere un risultato opposto a quello che si voleva.

I motivi di tanta fretta sono intuibili: prima che i loro elettori perdano la pazienza, i due partiti della maggioranza vogliono giungere a concretizzare almeno alcuni dei punti-chiave del Contratto di governo. E’ una preoccupazione a mio parere esagerata. La gente si rende conto delle difficoltà dell’impresa. Se venisse informata in modo chiaro, completo e costante di quanto il governo sta facendo, come invece finora non è accaduto,  sarebbe a mio avviso disponibile a pazientare ancora a lungo.

Ad ogni modo a questo punto il dado è tratto. Il governo ha scelto la via dello scontro con la Commissione Europea, sui possibili esiti del quale mi ritrovo pienamente in quanto dice Massimo D’Antoni nella sua intervista pubblicata oggi da Il Sussidiario (MANOVRA BOCCIATA/ L’Ue usa i mercati per punire l’Italia). Al di là dei suoi modesti effetti immediati la bocciatura del bilancio italiano da parte di questo organismo conta innanzitutto per le sue conseguenze indirette.

Malgrado il suo nome, la Commissione Europea è ormai ben altro che una semplice commissione. In effetti è il vertice di un leviatano tecnocratico che dispone di un apparato di ben 23 mila dipendenti e di un bilancio di circa 145 miliardi di euro. In valore relativo tale bilancio è pari solo all’1 per cento del prodotto interno lordo complessivo dei Paesi membri dell’Unione. Grazie però al meccanismo perverso dei trattati europei vigenti esso si è trasformato in uno strumento di governo  parallelo di peso ben più che proporzionale alla sua entità. La Commissione Europea è insomma uno dei nodi principali del reticolo di centri di potere sovra-statuale non democratico che è cresciuto nel mondo negli ultimi decenni. Più che per i loro poteri legittimi questi centri contano per i loro poteri di influenza e per la rete di relazioni elitarie che attorno ad essi si formano.  

Fino alle elezioni europee del prossimo maggio, e anche oltre, il governo navigherà pertanto in acque agitate. In questo quadro  Lega ha comunque in mano una grossa carta che finora Salvini non ha voluto giocare: quella della Lombardia e anche del Veneto come esempi concreti di un buon governo possibile che si potrebbe estendere a tutta l’Italia. Non si capisce proprio perché di tutto ciò si parli ben poco e perché a Fontana e a Zaia, i presidenti delle due Regioni, la Lega assegni sulla scena nazionale soltanto il ruolo di testimoni solenni ma muti.

Il caso della Lombardia è poi del tutto particolare non solo per la straordinaria importanza che questa regione ha nel Paese ma anche perché al suo buon governo diedero un decisivo contributo  diciotto anni di giunte presiedute da Roberto Formigoni, i cui meriti obiettivi restano nella memoria di tutti i lombardi di buona volontà  malgrado l’ostracismo di cui da alcuni anni viene fatto oggetto.  In tale prospettiva è di particolare interesse e di grande attualità l’incontro pubblico sul tema “Lombardia della sussidiarietà: un possibile modello per l’Italia“ in programma a Milano presso il teatro del centro culturale Rosetum (via Pisanello/angolo piazza Velazquez) la sera del prossimo 3 dicembre. Interverranno fra gli altri l’attuale presidente lombardo Attilio Fontana, Maristella Gelmini e Giancarlo Cesana. E lo stesso Roberto Formigoni sarà presente.

 

23 novembre 2018

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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