La pazienza degli elettori leghisti e pentastellati e la rivolta dei gilet gialli in Francia:  due facce di una stessa medaglia

Mentre tramonta l’epoca moderna, le élite “illuminate” occidentali che ne sono state protagoniste, vedendosi perciò sfuggire il consenso popolare di cui hanno a lungo goduto,  cercano di spostare tutto il potere possibile dalla sfera della democrazia a quella di organismi sovranazionali non democratici che restano comunque nelle loro mani.

E’ questo l’orizzonte in cui si situano eventi solo all’ apparenza lontani tra loro come il dilagare illegittimo del potere della Commissione nell’ Ue o come la pretesa dell’Onu di regolare con  una propria pseudo-legge, il cosiddetto Global compact for Migration, il fenomeno delle migrazioni di massa non governate (e  in pratica gestite, a spese dei migranti, da criminose organizzazioni internazionali di passatori). Resta poi il flusso quotidiano dei dettagli di cronaca, anche interessanti e significativi, ma il nocciolo della questione è tutto qui. Conviene averlo sempre presente tanto più che, essendo il mascheramento del processo tanto intenso quanto raffinato, senza una continua attenzione alla sostanza delle cose si fa presto a perderlo di vista.

Questa sostanza delle cose non sfugge tuttavia alle masse che pagano ogni giorno sulla propria pelle il prezzo della crisi. Malgrado la martellante campagna internazionale di denigrazione montata contro di esse da un sistema mass-mediatico planetario che di quelle élite è per lo più il fedele cane da guardia, la nuova e inattesa “insorgenza anti-giacobina” che ne è derivata persiste con sorprendente fermezza. Lo si vede bene nel caso dell’Italia dove il governo giallo-verde continua a godere di vasto consenso malgrado stia cedendo alle ingiunzioni della Commissione Europea e benché sia riuscito fino ad ora a realizzare ben poco di quanto i due partiti della maggioranza avevano promesso agli elettori. Illustri commentatori della stampa illuminata si interrogano esterrefatti al riguardo; e giungono poi a meste conclusioni sulla capacità del popolo di capire come vanno le cose. In realtà la risposta non è difficile da capire, ma a patto di  rendersi conto di quanto invece gli illuminati stentano sempre a credere: che cioè il popolo non sia tonto.  Lega e 5 Stelle da un lato  hanno in comune la medesima volontà di spazzar via il vecchio ordine costituito della politica italiana, ma dall’altro hanno ricette opposte riguardo a che cosa mettere al suo posto. La loro è perciò, come già ricordammo, una solida alleanza provvisoria. Chi li vota è accordo, e in attesa del raggiungimento del primo e comune obiettivo è pronto a pazientare sul resto. Per inciso, osserviamo, c’è tuttavia un’incognita: Salvini e Di Maio avevano evidentemente pensato che tale alleanza provvisoria potesse durare lo spazio di un’intera legislatura, ossia cinque anni. Se però la crisi economica dovesse aggravarsi, diventerà sempre più difficile limitarsi alla prima fase senza entrare nella seconda, e in tal caso la tregua non potrà che divenire sempre meno sostenibile.

Il caso della rivolta dei gilet gialli in Francia è un fenomeno dello stesso segno, ma ancora più profondo; è sintomo di un disagio analogo ma ancor più radicale. Almeno fino a questo momento non emerge alcuna volontà di dar vita a una forza politica organizzata. Viene anzi mantenuta la distanza da qualsiasi partito tanto di governo quanto di opposizione, compreso quello di Marine Le Pen. Prima di essere una battaglia sociale e politica quella dei gilet gialli è una battaglia  culturale. E’ un popolo che si schiera contro il politically correct e tutto ciò che ne consegue.  Il disorientamento dei commentatori illuminati è sintomatico: è venuta meno anche la possibilità di rifiutarsi di capire che cosa accade brandendo la parola “populismo”, la comoda etichetta con cui ci si esenta dalla sforzo di comprendere la realtà profonda della svolta storica in corso.

3 dicembre 2018

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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