Il “Corriere”, il Grande Fratello di Bruxelles che piace alle élite, e la politica di cui l’Italia ha bisogno

Il compiaciuto editoriale dal titolo “La forza nascosta dei vincoli esterni” con cui ieri il Corriere della Sera commentava la resa (oggi più che mai evidente) del governo italiano al diktat della Commissione europea, è un documento che merita di venire letto e analizzato con grande attenzione. Si tratta infatti di un vero e proprio manifesto del sempre meno mascherato  modello di riforma neo-autoritaria delle istituzioni del Paese, che è in cima ai sogni del nostro establishment.

“Se il più forte governo sovranista del continente”, scrive il Corriere, ha dovuto piegarsi a una Commissione debole perché ormai alla fine del suo mandato “allora vuol dire che il nostro destino in Europa è davvero ineluttabile”, ma questo, osserva il commentatore, è una grande fortuna perché “il «vincolo esterno» dell’Europa – secondo la felice intuizione di Guido Carli – ci difende anche da noi stessi. Ci protegge innanzitutto dai nostri politici, gli attuali e i predecessori, che sempre hanno la tentazione di spendere qualche miliardo mettendolo sul conto dei contribuenti. E ci protegge anche dalla legge del più forte” e da tutti coloro che “tendono a dirottare risorse a scapito dell’interesse generale (…)”.

La democrazia  è bella ma scomoda. Non è che non consenta l’eventuale adozione di misure impopolari ma obbliga a un dibattito pubblico e a un continuo lavoro di convincimento e di confronto con gli elettori che diventa spesso insopportabile per un’ élite illuminata, e perciò già certa di avere ragione. Ben venga allora un «vincolo esterno» su cui poter fare leva per imporre al popolo quel che si vuole senza perdere troppo tempo. Per questo occorreva però un Grande Fratello  e lo si è trovato nell’”Europa”. Non nell’Europa dei popoli e della sua grande storia cui pensavano Schuman, Adenauer, De Gasperi e gli altri fondatori delle prime istituzioni europee, ma nell’Europa tecnocratica e senza radici che si è concretizzata nelle nuove istituzioni definite dal trattato di Maastricht e da tutti quelli che ne sono seguiti.

Ciononostante, continua il Corriere della Sera, qualcosa è andato storto. L’euro “non ha prodotto l’Europa che speravamo (…) “Così oggi di Europe ce ne sono almeno tre: quella del rigore nordico, quella indisciplinata e mediterranea, e quella illiberale che sta sorgendo a Oriente”. Perciò occorre dare battaglia “per costruirne una nuova e migliore”. E allo scopo il Corriere non esita a incitare Conte e gli altri ministri «tecnici» alla rivolta contro la stessa maggioranza parlamentale di cui l’attuale governo è espressione.

C’è invece da augurarsi che il governo sopravviva, e impari la lezione rendendosi finalmente conto che per scontrarsi senza la certezza di rompersi le corna con un blocco  di potere come quello oggi ben trincerato nel Palazzo di Bruxelles occorre prepararsi adeguatamente. Lo scontro è rimandato all’anno venturo, dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo nel maggio prossimo e dopo la nomina nel successivo settembre della nuova Commissione. In tale prospettiva si tratta non solo di riorganizzare radicalmente il bilancio dello Stato ma anche di impegnarsi in un nuovo progetto di politica estera sia verso il Mediterraneo che verso l’Est Europeo. E’ solo da qui che all’Italia può venire in sede europea un peso, e quindi un ruolo non fatalmente  subalterno alla Germania,  che altrimenti non può comunque avere. E’ vero infatti che l’Europa non è una ma sono tre; non però una buona, quella del Nord, e due cattive, quelle rispettivamente mediterranea e orientale. Sono semplicemente tre aree con rispettivi legittimi diversi interessi geo-politici; e delle due “cattive” l’Italia può essere, tra i maggiori Stati membri dell’Unione, il principale referente con vantaggio sia suo che dell’intera Europa.

20 dicembre 2018

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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