Governo gialloverde: quali prospettive nell’anno che sta per iniziare

 L’Italia della nuova cultura di massa, Corriere del Ticino*, 28 dicembre 2018

Un rifiuto ormai consolidato per le vecchie forze politiche, in vario modo interpreti di un ordine costituito che non corrisponde più all’odierna realtà economico-sociale del Paese, e un altrettanto consolidato sostegno alle forze anti-establishment oggi al governo.  E’ questo il fatto nuovo venuto alla ribalta nell’anno che ora si conclude; e che tutto fa pensare caratterizzerà la situazione politica in Italia nel 2019.

La volontà della gente di mettersi alle spalle il vecchio ordine costituito è così forte che il governo 5 Stelle – Lega vede sin qui il proprio consenso non soltanto mantenersi ma anzi crescere malgrado le sconfitte subite; e malgrado ondeggiamenti da cui si ricava l’impressione che troppo spesso decida senza cognizione di causa. In proposito è stato ieri clamoroso il caso del raddoppio delle imposte sugli enti senza fini di lucro che il governo ha promesso di eliminare dopo che la scoperta del suo  inserimento nella legge di bilancio (la cosiddetta “manovra”) aveva sollevato accese proteste.  L’evidente impopolarità di una tale decisione, unita al candore con cui il governo l’ha dichiarata un errore cui porre subito rimedio, induce a pensare che si sia trattato di un «siluro» infilato ad arte nel progetto di legge da qualche esperto ostile. Non disponendo finora di adeguate équipe di esperti sulle loro posizioni, spesso i due partiti al governo devono infatti mettersi nelle mani di quelli che hanno  trovato già dentro e attorno al proverbiale Palazzo, e che sono in genere vicini ai loro avversari.

Nemmeno però magre figure come questa, che poi una stampa tutta schierata contro il governo amplifica quanto più possibile, aprono crepe nel grande consenso di cui Lega e 5 Stelle continuano a godere. Giovedì scorso il Corriere della Sera ha pubblicato gli esiti di un ampio sondaggio  dell’Ipsos, un noto istituto di ricerche demoscopiche milanese, da cui risulta che il  premier Giuseppe Conte  ha attualmente un indice di gradimento del 60 per cento, maggiore di quello di cui godevano, dopo un uguale periodo di permanenza nella carica, tutti i suoi predecessori da oltre dieci anni a questa parte (ossia Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni). Dal medesimo sondaggio risulta che, benché si siano visti costretti a rimangiarsi in larga misura le loro promesse elettorali, il Movimento 5 Stelle e la Lega continuano a godere di un’ampia maggioranza dei consensi (Lega, 32,9 per cento, Movimento 5 Stelle, 27 per cento). Sul fronte delle opposizioni il Partito Democratico resta attorno al 18 per cento, mentre Forza Italia scende all’8 per cento, la metà dei consensi che aveva raccolto alle votazioni del 4 marzo scorso.

Rispetto agli esiti del voto del 4 marzo, il peso rispettivo  dei due partiti anti-establishment è poi divenuto assai diverso: la Lega risulta avere oggi il doppio dei consensi di allora (pur se meno del picco del 36,2 per cento raggiunto nel novembre scorso) mentre il Movimento 5 Stelle ha perso 5 punti. Su questa novità — senza dubbio rilevante e meritevole di attenta analisi — ci soffermeremo tuttavia in un’altra occasione. Qui innanzitutto ci interessa sottolineare quanto nel suo insieme il fronte anti-establishment continui a rafforzarsi.  Ciò conferma che siamo dinnanzi a  una svolta storica di grande rilievo che può piacere o non piacere, ma che va comunque compresa. Non serve a nulla invece liquidarla, come troppi commentatori fanno, ricorrendo a definizioni schematiche come “populismo”, “sovranismo” e simili, che in realtà non definiscono nulla.

Se poi si confronta il numero dei lettori dei grandi quotidiani italiani (Corriere, 2,1 milioni, la Repubblica, 2 milioni) con quello dei followers che in primo luogo Matteo Salvini ma poi anche Luigi Di Maio raccolgono sulle reti sociali, ci si avvede che le nuove forze politiche anti-establishment hanno ormai sviluppato una comunicazione di massa che scavalca stabilmente quella dei media tradizionali. Matteo Salvini ha raggiunto un milione di followers su Instagram, 940 mila su Twitter, e 2,2 milioni di «mi piace» su Facebook. Luigi Di Maio è più indietro, ma su Facebook ha comunque raggiunto 1,6 milioni di  «mi piace».

Di fronte a questa vera e propria rivoluzione della cultura di massa e del sistema delle reti informative sta la realtà complessa dei problemi italiani. Come affrontarli, e come dare ad essi delle risposte tecnicamente adeguate e democraticamente legittimate, nel quadro di un sistema di circolazione delle idee e di formazione del consenso politico dominato da reti che possono distribuire soltanto messaggi molto brevi e molto semplificati? In Italia, ma non solo, è questa la grande sfida che, al di là di ogni dettaglio di cronaca, si porrà nel 2019.

* Quotidiano della Svizzera Italiana

 

 

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Corriere del Ticino e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Governo gialloverde: quali prospettive nell’anno che sta per iniziare

  1. fruttiniblog ha detto:

    Molto interessante la tua analisi. Ed io raggiungo la conclusione: ormai partiti di governo e di opposizione si sono amalgamati con la formula del “contratto di governo” e andranno avanti per la loro strada , provocando un “vulnus” al sistema della democrazia parlamentare. Forse ne trarrà vantaggio il decisionismo, che scavalca i tempi lunghi della DMU (decision making unit) nel processo democratico. Ma , alla lunga, il “trasformismo” non paga. La storia d’Italia lo insegna.

  2. michelecrt ha detto:

    Il dato più eclatante riguardo alla presa “social” sono i 3,3 mln di fan della pagina fb ufficiale di Salvini . Vera l’importanza delle reti di comunicazione alternative a quelle controllate dall’establishment ma non sottovaluterei quella “atmosfera” ideologica cui si fa riferimento con le etichette di sovranismo e populismo che per quanto ancora allo stato informe (ma non succedeva anche con altre svolte di paradigmi) ha l’effetto di fornire chiavi di lettura autonome rispetto a quelle del totalitarismo liberale che, per quanto non riconosciuto come tale, si incrina come tutti i totalitarismi quando si inizia a vedere che il re è nudo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.