La “fronda” nella Chiesa e la lezione di padre Lepori

“Provo tanta pena per coloro che passano il loro tempo a scrutare la vita della Chiesa, dal Papa al più semplice fedele, come si guarda con un telescopio la superficie della luna per scoprirvi tutte le più piccole macchie, tutti i buchi e tutte le protuberanze, con un malsano piacere di sentirsi perfettamente fedeli, e persino salvatori della fedeltà. Fedeltà a che cosa? A un’idea astratta della Chiesa, un’idea disincarnata della Chiesa, talmente spirituale che non è più né il nostro corpo né il Corpo di Cristo”: questo passo di una conferenza che l’abate generale dei Cistercensi, dom Mauro-Giuseppe Lepori, tenne lo scorso primo dicembre nella sua abbazia di  Hauterive in occasione dell’ Avvento (testo completo in http://www.ocist.org/ocist/abate-generale/), mi sembra una risposta tanto fraterna quanto precisa e definitiva alla fronda che in ambiente cattolico sta dilagando nei confronti di Papa Francesco, e nel nostro Paese anche nei confronti dell’episcopato. Una risposta che mi sembra possa pure valere analogamente con riguardo a fronde che si stanno sviluppando in specifici lembi della Chiesa.

Non sto qui a ripetere quanto già scrissi in altre circostanze ( vedi ad esempio in questo stesso sito Papa Francesco: quello che sarebbe importante capire, 22 giugno 2018, e  Il memoriale contro Papa Francesco e le lettere di Santa Caterina da Siena ai Papi del suo tempo: un confronto salutare, 31 agosto 2018). Mi interessa qui sottolineare il punto di partenza, la base prima della simpatia profonda cui tutti i cristiani sono chiamati, che è l’ut unum sint, il “che siano una cosa sola come tu Padre in me e io in te (…) così che il mondo creda che tu mi hai mandato”  del 17° capitolo del Vangelo di San Giovanni.

Per quanto mi riguarda dico subito  che su alcune questioni, in particolare in tema di ambiente e di migrazioni irregolari, ho l’impressione che il Papa riceva talvolta informazioni unilaterali, e così pure che un ampio segmento dell’episcopato italiano venga troppo influenzato da quella cultura borghese progressista che trova la sua ribalta principale nelle pagine de la Repubblica; e curiosamente devota eco pure su Avvenire. Lo dico perché sia chiaro che affermo quanto sto affermando non perché sono nella facile situazione di chi sarebbe in piena sintonia col Papa e con ogni vescovo comunque, anche se fossero gli amici del bar. Il nocciolo della questione è tutt’altro, e sta tutto nella scelta del punto di partenza: se sia cioè quell’ut unum sint oppure un concorde giudizio sull’attuale situazione in ogni dettaglio.  A valle di tale scelta può poi venire tutto il resto, compreso il dissenso, ma solo a valle di essa. E perciò con tutte le sostanziali differenze di spirito e di enfasi che ne conseguono; non esclusa in qualche caso la decisione di lasciar perdere.

8 gennaio 2018

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a La “fronda” nella Chiesa e la lezione di padre Lepori

  1. Cisco22 ha detto:

    Per carità! Mai criticare il capo! Che sia di CL o del Vaticano.

  2. Luthien ha detto:

    Per larga parte dell’ alto, basso clero e dei cattolici in Europa , Occidente e Americhe, sembra valere il detto: ” quos Deus vult perdere, dementat prius”.
    Duole dirlo, ma la Chiesa cattolica appare , sempre più, un partito comunista , con culto della personalità e caccia ai dissidenti. Dialogo, rispetto, apertura, simpatia , accoglienza sempre ad extra e mai ad intra. Quindi cosa vuol dire ut unum sint? Lo dovremo essere intorno a e per Gesù ‘Cristo, prima di tutto, ma proprio Lui è il grande dimenticato , il grande strumentalizzato.

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