Governo 5 Stelle-Lega: è la politica estera il vero tallone d’Achille

Il tallone d’Achille del governo italiano, Corriere del Ticino*, 11 gennaio 2019

E’ la politica estera il vero tallone d’Achille del governo Lega – 5 Stelle che malgrado ogni difficoltà continua imperterrito in Italia il proprio cammino verso le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, in programma nel prossimo maggio.

Più che mai in tema di politica estera i due partiti, ben decisi a evitare qualsiasi crisi di governo almeno fino alle elezioni europee, fanno ciò che fanno in politica interna. A colpi un po’di rinvii e un po’ di reciproche concessioni rimandano o annacquano ogni decisione di peso. Non è detto però che in sede internazionale questo modo di agire possa funzionare ancora a lungo. E’ vero che dall’appuntamento elettorale del prossimo maggio uscirà molto probabilmente un quadro politico complessivo dell’Unione Europea assai diverso dall’attuale, ma non è affatto detto che tale quadro sia loro così favorevole come Di Maio e soprattutto Salvini si immaginavano. Sia l’uno che l’altro stanno scoprendo infatti di avere sulla scena europea meno alleati di quanto pensassero.

Giunti al potere sull’onda di proteste tutte incentrate su questioni di politica nazionale, i due partiti non hanno grande sensibilità per la dimensione internazionale, che o ignorano o vedono più che altro come fonte di problemi sul piano interno (dai vincoli derivanti dall’ appartenenza  dell’Italia all’Unione Europea al problema dell’afflusso di migranti irregolari attraverso il Mediterraneo). Nel “Contratto per il governo del cambiamento”, il programma alla base dell’attuale governo, la politica estera è soltanto il decimo dei 30 punti di cui esso si compone mentre, tanto per fare qualche esempio, al secondo posto è “l’acqua pubblica”, ossia l’esclusione ex lege dei privati dalla gestione degli acquedotti, e al quarto il problema dello smaltimento dei rifiuti. L’Unione Europea è solo al penultimo punto, il n.29. Sommati insieme i due punti 10 e 29 sono lunghi meno della metà di quello dedicato al problema dei migranti irregolari.

In piena sintonia con tale scarsa attenzione è una scelta politica poco notata ma molto rilevante che i due partiti hanno fatto: quella di neutralizzare il ministero degli Esteri affidandolo a un “tecnico” molto defilato e di nessun peso politico, Enzo Moavero Milanesi, già collaboratore di Mario Monti. Con Moavero Milanesi la Farnesina è scomparsa dalla scena. Ogni tanto capita di vedere in Tv il ministro degli Esteri al fianco o più spesso al seguito del premier Conte in visita a Bruxelles, ma ovviamente solo i proverbiali addetti ai lavori possono accorgersi della sua silente presenza. Paradossalmente ben più di lui fa politica estera il ministro dell’Interno Matteo Salvini, anche perché l’unica questione di rilevanza internazionale tenuta alla ribalta è quella dei migranti irregolari diretti verso il Nord Europa che via mare tentano l’approdo in Sicilia e altrove nel Sud Italia.

Anche la sola novità strategica in tema di politica estera contenuta nel Contratto di governo, ossia il cambio di linea nei confronti della Russia “da percepirsi non come una minaccia ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante” e quindi l’impegno al “ ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali” è rimasto in pratica sulla carta, di pari passo con un silenzioso ma consistente avvicinamento di Roma alla politica in materia degli Usa di Donald Trump.

La riscoperta dell’area mediterranea come  promettente  mercato, e non più solo come zona di crisi, è in effetti l’unica vera strada verso lo sviluppo dell’Italia meridionale, primo bacino di voti dei 5 Stelle, mentre la crescita economica dell’Est europeo apre grandi prospettive all’Italia nordorientale, primo bacino di voti della Lega, ma né Di Maio né Salvini e i loro partiti sono pronti e attrezzati per quella nuova politica estera che è a tal fine è indispensabile, e che fra l’altro potrebbe essere la base di una loro eventuale più stabile alleanza.

 

*Quotidiano della Svizzera Italiana

 

 

 

 

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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