Migranti: le incongrue accuse a Salvini e gli equivoci da cui sarebbe ora di liberarsi

Sulla natura prettamente politica dell’accusa per cui si sta richiedendo l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini nessuna persona di buon senso può avere il minimo dubbio. Accusare di sequestro di persona un ministro dell’Interno che vieta lo sbarco sul territorio nazionale di un gruppo di migranti illegali equivale a porre quale fondamento ideale dello Stato non il diritto ma l’anarchia.

Poi si può essere più o meno d’accordo sullo stile del ministro e sull’opportunità delle sue iniziative. E così pure si può essere più o meno d’accordo sulla sua scelta di preferire la politica dei colpi di scena a un impegno fermo e intransigente in sede europea per il varo di un nuovo trattato al posto del vigente e superatissimo trattato di Dublino. Questo però viene dopo, e conta anche ben poco rispetto alla gravità sostanziale della vicenda.

Tutto ciò fermo restando, al di là dei singoli episodi il problema degli attuali flussi migratori irregolari di massa verso l’Europa va considerato e compreso in tutta la sua complessità. Altrimenti, come oggi accade a tante anime belle, si finisce senza saperlo per lavorare non a favore bensì contro  coloro che si vogliono aiutare; e anzi al servizio degli interessi criminosi dei passatori senza scrupoli che lucrano su questi esodi.

Preoccuparsi del pronto soccorso dei migranti irregolari spinti in mare aperto dai passatori su gommoni che dopo qualche ora iniziano a sgonfiarsi è ovviamente doveroso. A lungo termine  non è però la soluzione del problema. Se infatti ci si preoccupa solo del pronto soccorso e della prima accoglienza, come oggi avviene, la certezza del ricupero in mare aperto (purtroppo non assoluta, come tanti tragici episodi confermano) diventa il motore obiettivo delle lunghe e articolate catene criminose che portano a caro prezzo questi migranti dalle loro terre d’origine sino alle soglie dell’Unione Europea.

Se infatti non si affronta la questione tenendo conto di tutti i fattori in gioco si apre inevitabilmente la via a dei grossi e nefasti equivoci. Il primo e principale è quello di ritenere che queste migrazioni siano la soluzione e non invece semplicemente il sintomo di un disagio che va risolto in altro modo. Non c’è dubbio che lo squilibrio di reddito tra i Paesi più poveri e i più ricchi è ormai abissale. Tanto per fare qualche esempio, dai 387 dollari pro capite all’ anno della Repubblica Centrafricana e dai 588 dell’Afghanistan da una parte, si va dall’ altra ai 31.984 dollari dell’Italia, ai 44.550 della Germania, ai 53.218 della Svezia, agli 80.591 della Svizzera.

Si tratta di un divario insostenibile tanto moralmente quanto a lungo termine anche economicamente. Tuttavia la soluzione del problema non consiste  nell’ esodo in massa dai Paesi più poveri a quelli più ricchi di persone che tra l’altro, relativamente ai luoghi di partenza, sono più istruite, più intraprendenti, più informate e più dotate di mezzi della massima parte dei loro connazionali. E che quindi, se avessero buoni motivi per restare in patria, potrebbero dare un importante contributo allo sviluppo dell’economia locale. Le conseguenze di questo fondamentale equivoco non sono secondarie. Se si ritiene che la soluzione del problema sia quell’esodo di massa dai Paesi più poveri di cui si diceva, allora non c’è altro da fare se non  organizzarsi per reggere l’urto di tale esodo. Se invece si ritiene che il fenomeno sia nefasto tanto per i Paesi di arrivo quanto per quelli di partenza allora una politica ragionevole diventa quella di: a) investire sistematicamente nello sviluppo dell’emisfero Sud; b) troncare i canali criminosi di trasporto dei migranti irregolari colpendoli di pari passo in vari punti a partire dai primi: c) troncati queste canali provvedere al salvataggio e al rimpatrio di tutti coloro che, essendo già in viaggio, non possono più tornare indietro.

Dopo il primo equivoco di cui si diceva, che resta quello fondamentale, ce ne sono altri due comunque importanti su cui vorremmo soffermarci. Si tratta da un lato della confusione tra il dovere del soccorso e quello dell’accoglienza sine die; si tratta dall’altro della confusione tra profugo e migrante economico. Osservo per inciso, e con particolare dispiacere, che sono entrambi particolarmente diffusi nell’ambiente, pur pieno di buone intenzioni, del volontariato e in particolare di quello cattolico. E’ invece molto importante rendersi conto che dal dovere morale del soccorso e della prima accoglienza di chi è in grave pericolo non deriva affatto un dovere morale dell’accoglienza sine die. Se ciò non fosse si andrebbe infatti a configurare un presunto diritto di invasione con esiti a lungo andare non meno perentori e dissestanti di quelli dell’invasione a mano armata.

Non meno gravi possono essere le conseguenze della confusione tra profugo e migrante economico, oggi così diffusa che sui giornali le due parole vengono spesso usate come sinonimi. Mentre a norma delle vigenti convenzioni internazionali il profugo va accolto comunque (una volta accertato tale suo status)  ciò non vale affatto per il migrante economico non autorizzato. Quest’ultimo non va accolto non solo perché per definizione intende così sottrarsi alla verifica della compatibilità della sua presenza con l’economia del Paese in cui intende immigrare, ma anche per rispetto per i migranti economici regolari che immigrano in modo legale con tutti gli oneri che da ciò  derivano.

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Migranti: le incongrue accuse a Salvini e gli equivoci da cui sarebbe ora di liberarsi

  1. Cisco22 ha detto:

    …divario insostenibile moralmente…stava citando Marx?

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