Il governo, Toninelli, Montale e  il sogno di una politica estera che non c’è

Purtroppo pare che sia vero: il ministro Toninelli avrebbe fatto avere a Parigi il famoso esame costi-benefici riguardo alla ferrovia veloce Torino-Lione, Tav, senza preliminarmente discuterlo con il resto del governo e nemmeno condividerlo con il premier e i due vicepremier.

“Non ho l’esame costi-benefici della Tav ma pare che ce l’abbiano a Parigi: questo è abbastanza bizzarro”, ha infatti dichiarato Matteo Salvini a Terni dove si trovava per un comizio. E dopo essersi detto sorpreso perché “dei numeri che riguardano il futuro degli italiani sono conosciuti prima a Parigi che a Roma” ha comunque ribadito che per quanto lo riguarda “l’Italia sulle grandi opere pubbliche deve andare avanti”. Non era passata nemmeno un’ora ed ecco che sulla questione è intervenuto Di Maio affrettandosi a precisare che Toninelli non aveva fatto avere il documento nemmeno a lui. Ad ogni modo però, ha aggiunto replicando a Salvini, “io quando mi sveglio penso al fatto che da Roma a Pescara ci vogliono 7 ore in treno; non mi sveglio pensando a un buco per collegare Torino e Lione, a come collegare meglio italiani e francesi, ma a come collegare meglio italiani e italiani”.

Guardando a questo intreccio di fatti e di opinioni diventa fin difficile dire che cosa sia peggio: se l’iniziativa di Toninelli, che in altri tempi gli sarebbe ipso facto costata il posto, o il desolante paragone di Di Maio tra la Lione-Torino e la Roma-Pescara. E’ chiaro che in questo quadro parlare dell’urgenza che il governo si dia una politica estera, e dell’importanza che ciò può avere per l’uscita del nostro Paese dalla recessione, rischia di essere una fuga nel mondo dei sogni. Tuttavia, visto che comunque non si può fare altro, mettiamoci a sognare e dunque a dire a grandi linee quale potrebbe essere la politica estera di un governo che fosse davvero al servizio degli autentici interessi non più delle élite ma della gente comune.

A nostro avviso il punto di partenza dovrebbe essere quello di guardare al nostro Paese là dove è, e così come è. La sua collocazione assegna infatti all’Italia un ruolo davvero cruciale sulla scena planetaria: da un lato siamo politicamente in Europa e nel campo occidentale, ma dall’ altro stiamo al centro della regione euro-mediterranea con un ruolo di crocevia tra l’Unione Europea, l’area altamente sviluppata più popolosa del mondo, e l’emisfero Sud.

In questo quadro la politica estera sostanzialmente tutta orientata verso il Nord Europa e verso l’area atlantica, che caratterizza le nostre tradizionali classi dirigenti, non gioca a favore né del nostro Paese e nemmeno del ruolo positivo che potrebbe avere in sede internazionale. In sede europea il blocco franco-tedesco, ulteriormente rafforzato dal recentissimo patto di Acquisgrana, è granitico. E’ non solo impossibile ma anche inutile cercare di diventa il terzo lato di un triangolo che è invece una sfera. Nell’abbraccio tra Berlino e Parigi non c’è spazio per alcun altro; un ruolo di primo dei satelliti è il massimo cui si può aspirare. Stando così le cose conviene piuttosto all’Italia  di porsi in sede europea quale primo referente dei Paesi dell’Europa orientale ( e perciò anche di farsi attivo promotore dell’entrata nell’Ue della Serbia, della Macedonia, del Montenegro, del Kosovo). E così pure conviene all’Italia di diventare in sede europea il primo referente del Levante mediterraneo anche nella sua  prospettiva di tramite privilegiato di sviluppo dell’Africa sub-sahariana e del Medio Oriente. Una politica estera del genere metterebbe l’Italia al centro di una costellazione di Stati e di forze tale da confrontarsi su un piano di parità e in una logica di positivo equilibrio col blocco franco-tedesco. Su piano economico i vantaggi di una tale politica dovrebbero essere evidenti: lo sviluppo infrastrutturale e manifatturiero di cui sia l’Est europeo che il Levante mediterraneo hanno bisogno sembra fatto su misura per le eccellenze produttive della nostra economia. Altrove, nelle più diverse altre parti del mondo, ci sono poi di riscoprire e da valorizzare i legami culturali, e quindi le occasioni di scambio, che costituiscono l’eredità delle grandi emigrazioni italiane dei secoli XIX e XX. Sin qui i sogni (che sono però sogni possibili). Poi viene la dura realtà: Toninelli, l’alternativa fra la Torino-Lione e la Roma-Pescara ecc. ecc. Perciò ancora una volta, per dirla citando Montale, l’imprevisto è la sola speranza.

6 febbraio 2019

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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