Abruzzo, Sardegna: riuscirà l’alleanza strategica Lega / 5 Stelle a sopravvivere alle continue vittorie tattiche del centrodestra a guida Salvini?

Se Salvini vince e Di Maio continua a perdere, Corriere del Ticino*, 26 febbraio 2019

L’alleanza strategica “anti-sistema” di Lega e dei 5 Stelle — le due forze politiche insieme al governo a Roma benché abbiano culture e progetti politici opposti — è stata di nuovo messa a dura prova dall’ esito delle elezioni di domenica in Sardegna dove si votava per scegliere il nuovo presidente della Regione e per il rinnovo del parlamento regionale.

Anche qui, come già in Abruzzo lo scorso 10 febbraio, la Lega si è presentata agli elettori a capo di una coalizione di centrodestra (Lega, Forza Italia e partiti minori) di fatto schierata contro i 5 Stelle che, come si usa dire in Italia, correvano da soli. E anche qui come già in Abruzzo la coalizione di centrodestra ha vinto nettamente mentre i 5 Stelle sono usciti sconfitti dal confronto scendendo (secondo quanto risulta mentre scriviamo) a circa il 10 dal 42,5  per cento dei voti che avevano raccolto nelle votazioni nazionali dello scorso 4 marzo.

Pur impegnandosi in primo piano nella campagna elettorale, in Sardegna come già in Abruzzo il leader della Lega, Matteo Salvini, ha abilmente scelto quale candidato presidente  non un leghista bensì il leader di un partito minore ma molto radicato in quel territorio. In Sardegna Christian Solinas, senatore e già segretario dello storico Partito Sardo d’Azione; in Abruzzo Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, il piccolo partito di Giorgia Meloni che nella regione ha un seguito molto più vasto che nel resto del Paese.

Con questa politica Salvini mirava da un lato ad assicurarsi la vittoria anche in due regioni da ogni punto di vista lontane dall’originario bacino di voti della Lega. E mirava dall’altro a dare alla coalizione di centrodestra, con cui si schierava contro i suoi alleati a Roma, un carattere tipicamente locale. Qualcosa cioè che fosse anche utile a lenire il prevedibile disagio dei 5 Stelle, a rendere più sostenibile per Di Maio l’inevitabile reazione della base del suo partito.

Il primo dei due obiettivi è stato di nuovo conseguito. Christian Solinas ha vinto in Sardegna con  largo vantaggio su Massimo Zedda, candidato del centrosinistra. Il conseguimento del secondo dei due obiettivi resta invece tutto da vedere. All’interno dei 5 Stelle, il cui candidato presidente, Francesco Desogus, è arrivato terzo a grande distanza anche da Zedda, cresce infatti la rivolta contro Luigi Di Maio, il quale a sua volta è stato svelto a reagire affermando che il risultato sardo non fa che confermare l’urgenza di quanto da qualche tempo egli sta annunciando: un suo progetto di rapida trasformazione del Movimento 5 Stelle in un partito nel senso più classico del termine.

Ovviamente tutto l’ampio fronte delle forze schierate contro l’attuale maggioranza di governo, dai grandi partiti storici come Forza Italia e come il Partito Democratico a quasi tutta la stampa da sinistra a destra, da la Repubblica a Il Giornale, fa il tifo a gran voce per una crisi di governo a Roma e dunque per la fine dell’alleanza strategica di cui si diceva. Se però da una parte l’insofferenza della base dei 5 Stelle è sempre più palpabile dall’altra ai vertici non viene meno la convinzione che valga la pena di far perdurare l’alleanza strategica di cui si diceva, costi quel che costi. In un’intervista apparsa su il Corriere della Sera di domenica, dunque rilasciata prima che si conoscesse l’esito della votazioni in Sardegna, il premier Giuseppe Conte, un «tecnico» vicino ai 5 Stelle indicato da Di Maio come premier del governo di coalizione, sottolinea che “la voglia di archiviare la vecchia politica e i vecchi partiti non solo rimane intatta ma in questi mesi si è consolidata”. Pertanto anche se non solo le votazioni regionali ma pure quelle del prossimo 26 maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo dovessero dare alle forze della maggioranza di governo “un consenso proporzionalmente diverso rispetto alle politiche del 4 marzo di un anno fa”, Conte è certo che “questa esperienza di governo non ne risulterebbe condizionata”. “So di avere”, egli afferma, “l’appoggio e il sostegno di leader politici avveduti e responsabili, che dunque non compiranno l’errore madornale di interrompere l’esperienza di un governo nato per realizzare un ampio disegno riformatore”. Resta però da vedere se la base dei due partiti avrà la medesima pazienza, e soprattutto se e come tale ampio disegno riformatore sarà possibile a due forze  che per quasi ogni problema hanno soluzioni opposte.

*Quotidiano della Svizzera italiana

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Abruzzo, Sardegna: riuscirà l’alleanza strategica Lega / 5 Stelle a sopravvivere alle continue vittorie tattiche del centrodestra a guida Salvini?

  1. Cisco22 ha detto:

    Tutto questo astio verso Salvini l’aveva anche con Berlusconi quando non combinava nulla? O con Lupi mentre votava si a proposte di legge dell’alleato Pd per depenalizzare lo spaccio di droga?

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